Rigopiano, Di Stefano (FI): "Abruzzo in ginocchio, chi sono i responsabili e come ripartire"

25 gennaio 2017 ore 15:48, Americo Mascarucci
"L'#Abruzzo è in ginocchio, l'economia è a pezzi, le infrastrutture gravemente compromesse. E' come se la natura si fosse accanita contro la nostra terra".
E' drammatico lo scanario delineato da Fabrizio Di Stefano parlamentare di Forza Italia dell'Abruzzo che ad Intelligonews offre il suo punto di vista sulla tragedia di #Rigopiano, sul #terremoto  e sulle criticità presenti nella sua regione in seguito all'ondata di #maltempo.

Onorevole, com'è la situazione in Abruzzo?

"Io credo che l'Abruzzo stia vivendo uno dei momenti più difficili accanto al dramma del terremoto del 2009. Mentre viviamo emotivamente e mediaticamente la tragedia di Rigopiano, assistiamo nel contempo ad un'altra serie di problematiche legate all'evento sismico e ad altre criticità che vanno a sommarsi all'apetto meterologico".
Rigopiano, Di Stefano (FI): 'Abruzzo in ginocchio, chi sono i responsabili e come ripartire'

Lei conosceva l'Hotel Rigopiano?

"Sì, non vi ho mai pernottato ma ci sono stato in occasione di convegni ed altri eventi".

E' vero che ci sono responsabilità nella realizzazione, che come sostengono alcuni l'albergo sia stato costruito sui detriti?

"Non è il momento delle polemiche, le responsabilità le accerterà la magistratura. Che fosse costruito sui detriti lo lascio dire ai geologi. Che era situato in un punto critico, alla fine di un canalone, è un dato oggettivo. Ma adesso non serve assegnare colpe ad ogni costo, anche se è evidente che qualcosa nella macchina della prevenzione e dei soccorsi non ha funzionato".

Cosa?

"Le responsabilità sono a monte. Le Province non hanno più un ruolo, esistono ma è come se non ci fossero. La Provincia di Chieti per fare un esempio, si è trovata a gestire l'emergenza con 4 mezzi spazzaneve rimasti fermi per mancanza di operai, visto che chi avrebbe dovuto guidarli, in base al decreto Delrio, è stato trasferito ad altri enti. E' la macchina del soccorso ad essere stata smantellata, prima con la Protezione Civile e poi con le Province. E' tuttavia encomiabile lo sforzo di chi senza mezzi, con divise inappropriate e a mani nude, è corso lì a Rigopiano a salvare vite umane in condizioni di difficoltà estrema".

A questo punto come ci si potrà risollevare?

"L'Abruzzo è in ginocchio, con l'agricoltura azzerata per tre quarti: le coltivazioni sono bruciate e difficilmente si potranno raccogliere i frutti nella prossima primavera - estate. Gli opifici, le attività artigianali e molte di quelle industriali sono state danneggiate a causa delle nevicate che hanno causato il crollo dei capannoni. Le strade sono gravemente compromesse e in larga parte devastate. In più gli edifici scolastici sono a rischio perché, tanto per fare l'esempio di Teramo, la Commissione Grandi Rischi ha detto al sindaco di riaprirle solo se in grado di reggere una scossa sismica di 7 magnitudo o anche di più. A tutto questo aggiungiamo l'energia elettrica che è mancata per cinque giorni su circa la metà del territorio regionale. Poi c'è stata la disgrazia di Campo Felice, l'elicottero del 118 precipitato con i soccorritori a bordo.  Si ha come l'impressione che la nostra Regione venga punita per pagare chissà quale dazio alla natura".

Che fare dunque per ripartire?

"Qui non serve un nuovo decreto sul terremoto e per l'emergenza meterologica, perchè sono due problemi diversi. Occorre dunque procedere su piani distinti, perché se per il terremoto saranno possibili interventi di ricostruzione a medio o lungo termine, per ciò che riguarda invece l'evento meterologico serviranno interventi urgenti e rapidi per far ripartire al più presto l'economia e uscire, almeno parzialmente, dall'emergenza"
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