Migranti-Ong, Forti (Caritas Italiana): "Basta, servono prove. Ong non ci guadagnano"

26 aprile 2017 ore 12:59, Andrea De Angelis
"Il rischio è che si possa trattare di una bolla di sapone e ad oggi se c'è da prendere una posizione, io la prendo nei confronti di chi salva migliaia di vite in mare". Così Oliviero Forti, responsabile Immigrazione di Caritas italiana, nell'intervista a IntelligoNews parlando del caso Ong-migranti che sta riempiendo da giorni le pagine dei quotidiani italiani. "Abbiamo evidenze che tra alcune Ong e i trafficanti di uomini che stanno in Libia ci sono contatti diretti, non sappiamo ancora se e come utilizzare processualmente queste informazioni, ma siamo abbastanza certi di ciò che diciamo; telefonate che partono dalla Libia verso alcune Ong, fari che illuminano la rotta verso le navi di queste organizzazioni, navi che all'improvviso staccano i trasponder sono fatti accertati". Lo ha detto il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro, intervistato da La Stampa, parlando dei presunti legami tra alcune organizzazioni che operano nel soccorso in mare dei migranti e gruppi di scafisti libici. "Su Ong come Medici senza frontiere e Save the Children davvero c'è poco da dire. Discorso diverso per altre...", ha aggiunto. 

La Procura di Catania torna a parlare del ruolo delle Ong nel Mediterraneo, ombre di cui sui social si parla già da tempo. Qual è la situazione?
"La situazione ormai è nota ai più grazie sia alla stampa che ai social. Noi con queste organizzazioni ci lavoriamo da anni, da quello che io so loro svolgono attività umanitaria nell'ambito di un contesto giuridicamente definito. Anche da un punto di vista procedurale che le mette nelle condizioni di seguire le indicazioni che arrivano dalla Guardia Costiera di Roma. Di evidenze ad oggi dunque noi non ne abbiamo, anzi sarebbe utile da parte della Procura presentare elementi sostanziali che possano sostenere tesi che fino ad oggi sembrano non reggersi. Nei fatti noi crediamo che trattandosi di operazioni umanitarie che hanno salvato e stanno salvando migliaia di persone, debbano continuare". 

Migranti-Ong, Forti (Caritas Italiana): 'Basta, servono prove. Ong non ci guadagnano'
Aspettate dunque le prove.
"Va detto che la Procura in molti casi ha puntato il dito contro realtà che non sono basate in Italia, ma a Malta o in Germania. Da questo punto di vista se c'è un coordinamento con le altre autorità giudiziarie in Europa io non lo so, non se ne è parlato. Il rischio è che si possa trattare di una bolla di sapone e ad oggi se c'è da prendere una posizione, io la prendo nei confronti di chi salva migliaia di vite in mare. Poi se le autorità giudiziarie avranno modo di dimostrare che ci sono delle responsabilità, come per ogni altra azione che avviene sul nostro territorio dovranno essere perseguite. Ad oggi però è tanto parlare, ma di sostanza ne abbiamo vista veramente poca quindi per quanto ci riguarda la questione rimane così come è stata negli ultimi due, tre anni". 

Il fatto che la politica sia non sempre attenta e presente finisce col permettere alle Ong di operare, tra virgolette, in una sorta di zona franca?
"Va detto innanzitutto che le Ong non hanno nessun vantaggio diretto da queste attività, anzi per loro questo è un costo che poi ovviamente viene sostenuto grazie alle donazioni che ricevono. A noi non risulta un vantaggio diretto, lo escludiamo. Se poi qualcuno può dimostrare il contrario attendiamo prove in questo senso. Le Ong si stanno inserendo, per rispondere alla sua domanda, in un ambito dove le autorità nazionali non hanno le forze o non vogliono investire così tanto in queste attività. Quindi è anche una collaborazione che andrebbe enfatizzata positivamente piuttosto che negativemente. Poi bisogna dire anche che i trafficanti stanno sfruttando quella che è una legge del mare, ovvero il salvare le persone in qualsiasi condizione e luogo esse si trovano. Chiaramente molti, sapendo che c'è questa possibilità, vanno in mare. Bisogna però ricordare che se così non fosse molti morirebbero e allora si deve prendere una posizione: siamo pro o contro chi salva persone? Se qualcuno ha il coraggio di dire che è meglio lasciarle morire, esca allo scoperto". 

La Cei ha preso posizione, parlando di accuse "ipocrite e vergognose" verso le Ong. Condivide?
"Noi siamo un organismo pastorale della Cei, siamo assolutamente in linea con quanto detto dai vescovi e che abbiamo ribadito in più occasioni. Di recente ho invitato il procuratore e tutti quelli che fanno accuse alle Ong ad imbarcarsi, perché credo che sia il modo migliore per capire quello che sta accadendo. Fare accuse sulla carta è rischioso, andare come hanno fatto molti di noi per verificare, valutare, capire soprattutto quello che accade è la maniera per sgombrare il campo da dubbi. Qui non si tratta di essere con o contro qualcuno, ma decidere se si vogliono salvare vite in mare o meno. Noi diciamo che siamo dalla parte di chi salva vite in mare, poi naturalmente c'è una parte della politica che ha responsabilità dirette rispetto a delle scelte che sono di un'altezza diversa. Scelte di politica internazionale, si pensi ad esempio alla questione libica. In questo periodo confuso, con scelte spesso non condivisibili, c'è chi almeno si prende la responsabilità di salvare queste vite in mare. Se poi qualcuno di questi ha delle responsabilitò penalmente rilevanti, andranno chiaramente perseguite. Però di giorno in giorno leggo che ci saranno prove e controprove, ma ad oggi non le ho viste. Parlare di qualcosa che non c'è mi sembra anche scorretto". 

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