Ballottaggi, Esposito (Pd): "Non si può far finta che non brucino molte sconfitte"

26 giugno 2017 ore 16:54, Stefano Ursi
Il post ballottaggi delle amministrative porta con sé, come ovvio, una scia di polemiche e di reazioni. In particolar modo si analizza e si scarnisce ogni aspetto del risultato elettorale. Dall'affermazione del centrodestra unito con Fi, FdI e Lega, passando per la battuta d'arresto di Pd e Movimento 5 Stelle. Ragioni, circostanze e ipotesi su come e perché si sia venuto a disegnare questo risultato. IntelligoNews ha chiesto il parere, su più livelli, del senatore Pd Stefano Esposito, che in tal senso non ha dubbi: ''Abbiamo la necessità di fermarci a ragionare su come si ricostruisce e si offre al Paese una classe dirigente, che venga riconosciuta in grado di poter sostituire quella che non c'è più. Il tema principale – dice – è riflettere, realtà per realtà, sulle cause. E un dato è certo: l'eccessiva litigiosità dei gruppi dirigenti locali, dove naturalmente c'è un problema di responsabilità del gruppo dirigente nazionale che deve intervenire con più forza su queste questioni''.

In molti hanno ironizzato sul tweet di Renzi che parla, mostrando un grafico di YouTrend, di vantaggio dello schieramento di centrosinistra. Lei come la vede?
Ballottaggi, Esposito (Pd): 'Non si può far finta che non brucino molte sconfitte'
Stefano Esposito

''Io non appartengo alla categoria di quelli che ritengono che questo sia un voto al cento per cento politico; è evidente che in termini di comuni, i dati sono ancora positivi, di un partito che è in piedi; ma ovviamente non si può far finta di non vedere che bruciano molte sconfitte di città importanti. Omettere che abbiamo un problema significherebbe fare un errore colossale, che non credo sia la volontà di Renzi. Abbiamo avuto un risultato importante al primo turno, dopodiché i capoluoghi di Regione, dove in molti si era uscenti, era difficile mantenerli tutti. Però Genova, La Spezia, Sesto san Giovanni, Pistoia, l'Aquila sono sconfitte brucianti, che hanno sicuramente anche delle ragioni locali ma disegnano un dato politico, che sicuramente non è il tema della coalizione: lo dico con grande rispetto per tutti coloro che oggi ci hanno spiegato che il problema è che il Pd ha bisogno di fare coalizioni. Nella gran parte di questi comuni dove si è perso, c'era già una coalizione di centrosinistra, poi le ragioni sono diverse. Certamente noi abbiamo la necessità di fermarci a ragionare su come si ricostruisce e si offre al Paese una classe dirigente, che venga riconosciuta in grado di poter sostituire quella che non c'è più. Anche se, guardando a Genova per esempio, lì c'era un candidato espressione di una esperienza consolidata. Il dato politico è che, ovviamente non si può chiamarla vittoria, io non la chiamo così. Mi fa un po' ridere che il M5S, spazzato via già sostanzialmente al primo turno, e oggi ha vinto qualche situazione, voglia spiegare a noi che è una sconfitta: pensino alla loro, se sono in grado di farlo. Certo è che il centrodestra, e particolare Toti, hanno di che gioire''.

Abbiamo visto, in questi giorni, una grande esposizione di Matteo Ricci, responsabile enti locali del Pd. Qualcuno dice che Renzi abbia voluto mettere meno la sua faccia nel risultato del ballottaggio.

''Matteo Ricci era, e lo è anche oggi, il responsabile enti locali: se non appare lui in queste circostanze quando deve apparire? Io non ci vedo nulla di anomalo e sono anche piuttosto stufo di dover commentare il retroscenismo ormai stantio e noioso di certo giornalismo italiano. Ricci è un sindaco molto capace, si è già impegnato sulla partita degli enti locali ed è stato riconfermato perché ha fatto un buon lavoro. Queste sono le giornate in cui il suo lavoro è quello che produce anche la massima esposizione''.

La questione Ius Soli e quella del salvataggio delle banche, nei quindici giorni fra primo turno e ballottaggi, possono aver inciso sulle scelte degli elettori?

''Onestamente non lo credo. Penso però che abbiamo una questione aperta come centrosinistra e come Governo sul tema immigrazione; lo sto dicendo ormai da mesi e ritengo che abbiamo la necessità di affiancare all'ottimo lavoro del Ministro Minniti, che da solo non basta, un'iniziativa politica più incisiva. Personalmente ritengo lo Ius Soli, che pure non va confusa con il tema immigrazione, una battaglia giusta e di principi: non si possono fare sempre battaglie per accarezzare la pancia del Paese, sarebbe sbagliato e non appartiene alla nostra cultura. Dunque non credo che abbiano inciso particolarmente. Vede, io credo che il tema principale sia riflettere, realtà per realtà, sulle cause. E un dato è certo: l'eccessiva litigiosità dei gruppi dirigenti locali, dove naturalmente c'è un problema di responsabilità del gruppo dirigente nazionale che deve intervenire con più forza su queste questioni. Il che si lega, come detto, alla formazione delle classi dirigenti. Questi i temi che io ho messo al centro della mia adesione alla candidatura di Renzi nell'ultimo congresso, dunque non lo scopro ora. Se noi non facciamo questo, continuare a lasciar andare la macchina-partito non produce dei buoni risultati. Occorre riprendere in mano l'organizzazione del partito e dirimere le questioni. Il Partito Democratico ha una discussione eccessivamente dannosa al suo interno ed è stato oggetto, in questo frangente, da parte di alcuni che erano alleati con noi, di una campagna di attacco costante. Gli elettori certe cose le guardano''.

Secondo lei il modello coalizione, che sia di centrosinistra o di centrodestra, è ancora in grado di andare incontro alle esigenze del Paese?

''Io ritengo che le coalizioni in Italia siano state un ottimo strumento per farci vincere ma non per farci governare, questo vale per il centrosinistra come per il centrodestra. Io non ci credo alle coalizioni in questo contesto e sono un assiduo assertore di un maggioritario secco che dia certezza sul fatto che una forza politica possa governare. Le coalizioni, raccogliticce, contro qualcuno, le abbiamo viste in questo Paese: hanno dato stabilità di governo? Vorrei che le classi dirigenti del Paese, e in particolare quella del Pd, non perdessero la memoria rispetto a quel che è stato solo 15 anni fa. Dopodiché massima apertura al confronto con tutti, ma se i soggetti e le forze politiche che vogliono allearsi con il Pd pongono come condizione l'estromissione di Renzi mi spiace ma partono con il piede sbagliato. Ci dicano cosa vogliono fare per il Paese e possibilmente non per contrapporsi strumentalmente a quanto fatto dal Pd. Chi può decidere che Renzi possa non essere più segretario e leader sono solamente coloro che vengono chiamati alle primarie secondo le nostre regole''.

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autore / Stefano Ursi
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