Ballottaggi, Cacciari: "Renzi senza cultura di partito. Pd? Movimento d'opinione"

26 giugno 2017 ore 16:58, Stefano Ursi
I giorni post ballottaggi delle amministrative 2017 pongono all'attenzione dei media e dell'opinione pubblica, oltre che degli analisti, molti temi. A partire dal ritorno in auge del modello di coalizione, passando per il radicamento dei partiti e delle idee nel tessuto locale. A far discutere, in particolare, la situazione del Partito Democratico, che perde alcune città importanti e si interroga sulle cause di uno stop così brusco. Su questo si esprime, a IntelligoNews, il prof. Massimo Cacciari, filosofo: ''Quando si arriva ad elezioni amministrative di questo genere si scopre, guardacaso, ciò che ogni analista serio sa e dice da anni, ovvero che il Pd non è un partito. Ma un movimento d'opinione, che quel poco che ha di partito lo ha ereditato dai vecchi partiti; quel poco che c'è è vecchio e quindi quando ci sono elezioni amministrative locali salta fuori questo, l'assenza di qualsiasi radicamento del partito''.

Ballottaggi, Cacciari: 'Renzi senza cultura di partito. Pd? Movimento d'opinione'
Massimo Cacciari
Si è fatta ironia sul tweet di Renzi che descrive il centrosinistra in vantaggio dopo i ballottaggi.

''Mi pare evidente che quella di Renzi sia una battuta e mi sembra che dal tono complessivo delle sue dichiarazioni si renda conto benissimo della batosta''.

Molto si è visto e sentito in questi giorni Matteo Ricci, responsabile enti locali del Pd. Alcuni in questo ci vedono che Renzi possa esserci un po' sfilato da questi ballottaggi. Lei come la vede?

''Sarebbero andate ancora peggio le cose se Renzi si fosse impegnato direttamente. Non è per Renzi, ma chi oggi viene avvertito come establishment, soprattutto in elezioni locali, porta danno. C'entra, come ha detto anche Diamanti oggi, che quando si arriva ad elezioni amministrative di questo genere si scopre, guardacaso, ciò che ogni analista serio sa e dice da anni, ovvero che il Pd non è un partito. Ma un movimento d'opinione, che quel poco che ha di partito lo ha ereditato dai vecchi partiti; quel poco che c'è è vecchio e quindi quando ci sono elezioni amministrative locali salta fuori questo, l'assenza di qualsiasi radicamento del partito. E Renzi è la persona meno adatta per costruire un partito che abbia una presenza locale diffusa e radicata, perché è l'esponente di una cultura politica che valorizza questo. E a prescindere dalla valutazione del bene o del male, è pura analisi. Renzi è un personaggio politico che non ha alcuna cultura di partito, laddove esso si intende come movimento organizzato e radicato''.

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''Credo che su tutto ci siano cause di fondo come l'usura della figura di Renzi, dei suoi populismi sulla rottamazione, le difficoltà del Governo e la mancanza di ogni radicamento locale da parte del Pd. Dopodiché certamente uno 0,5, 1% possono essere stati anche determinati da quelle cause lì''.

Si torna a parlare di coalizioni, in questo caso del modello Toti, descritto come vincente. La coalizione può servire per governare realmente? È fattibile?


''Facciano la riforma elettorale sul modello dell'elezione dei sindaci no? Il che significa presidenzialismo. Gli piace quello? Lo facciano. Niente di male a pensarlo e a realizzarlo, ma è chiaro che solo così può funzionare un sistema di coalizione vera. I modelli che attualmente stanno discutendo, per avere l'effetto tipo elezioni comunali, devono essere l'Italicum, con la coalizione al 40% che prende tutto, altrimenti il modello locale non è trasponibile sul piano locale''.

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autore / Stefano Ursi
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