Piano Minniti, per Tonelli (Sap): "Irrealizzabile. Non può funzionare, lo dicono i numeri"

27 settembre 2017 ore 17:13, Americo Mascarucci
"L’integrazione dei migranti, al di là degli aspetti socio-umanitari, è alla base di una società più sicura. Anche sul fronte del terrorismo islamico": così il ministro degli Interni Marco Minniti spiega l’importanza del Piano nazionale di integrazione dei migranti varato dal Governo e che delinea diritti e doveri per i rifugiati che ottengono protezione in Italia. Sicurezza dunque coniugata con integrazione. Un piano che però non convince che è impegnato in prima linea sul fronte della sicurezza come conferma ad Intelligonews il segretario generale del Sap (Sindacato autonomo di Polizia) Gianni Tonelli.
Piano Minniti, per Tonelli (Sap): 'Irrealizzabile. Non può funzionare, lo dicono i numeri'
 

Il Piano Minniti per l'integrazione si basa sul rispetto delle leggi da parte dei rifugiati ma al tempo stesso impegna lo Stato a garantire loro casa e lavoro. E' questa la strada giusta per garantire sicurezza?

"Assolutamente no. La politica quando non riesce a dare risposte cerca di accattivarsi le masse con scelte demagogiche e assurde andando controcorrente. Qui il problema è aver consentito un'immigrazione di massa che ha finito per destabilizzare il sistema e i nostri governi anziché contrastare questa politica favorita da potenze stranieri e lobby internazionali interessate ad indebolire l'Italia per renderla sempre meno competitiva e all'avanguardia, hanno finito per favorirla e incentivarla. Direi che abbiamo mostrato una capacità autolesionista davvero straordinaria. Un Piano quindi che non serve a niente".

Cosa non la convince?

"Non mi convince lo spirito. Qualsiasi piano fallisce se irrealizzabile. Impossibile un piano per l'integrazione quando si ospitano migliaia di persone l'anno. Ci vogliono far credere in questo modo di poter stemperare i conflitti sociali, poi basta andare a Ferrara per rendersi conto di come nella graduatoria delle case popolari si intravedano appena due o tre italiani. E che dire delle periferie delle nostre città dove regna l'insicurezza? Ma davvero possiamo pensare che basti dare la casa o il lavoro ai profughi, nel momento in cui case e lavoro non ci sono nemmeno per gli italiani, per poter vivere tutti insieme felici e contenti?".

C'è chi dice che dietro vi sia lo stesso spirito dello Ius Soli, anzi il tentativo di compensare in qualche modo la mancata approvazione della legge sulla cittadinanza tanto cara al Papa e alla Cei. E' così anche secondo lei?

"Si cerca di fare leva su quella parte di elettorato ideologizzato e fuorviato dai falsi principi delle buone intenzioni. Se vogliamo davvero tutelare i profughi, allora non dobbiamo appesantire una situazione già insostenibile. C'è un imperativo morale che non è purtroppo compatibile con un imperativo civile. Quando vediamo una vecchietta di 94 anni sfrattata di casa, poi non possiamo preoccuparci di trovare la casa al profugo soltanto perché questo ce lo richiede la morale. Va distinto ciò che è bello da ciò che è realizzabile. E' come dire che non si vogliono più guerre, fame nel mondo, persecuzioni etniche e religiose e si fa un regolamento per disciplinare tutto questo. Sarebbe fattibile secondo lei? Il Piano del Viminale segue la stessa logica". 
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