Migranti-Ong, Tonelli (Polizia): "Perché portati qui con porti più vicini? E quali Paesi dietro?''

28 aprile 2017 ore 13:43, Stefano Ursi
La polemica infiamma dopo le parole del Procuratore Capo di Catania Zuccaro ad Agorà (QUI IL VIDEO) su possibili contatti fra alcune Ong e trafficanti di migranti. Reazioni a catena, scontro politico e tensione sempre più alta. Tanto è bastato per scatenare una bufera soprattutto mediatica, che si appunta sulle parole del Procuratore che ad Agorà dice: ''A mio avviso alcune Ong potrebbero essere finanziate dai trafficanti e so di contatti''. Parole che, come detto, stanno monopolizzando la discussione e i media nonostante poi, intervistato dall’Ansa, il Procuratore abbia precisato che le sue sono solo ipotesi e che al momento non ci sono prove. Su questo IntelligoNews ha sentito il Segretario del Sap (Sindacato Autonomo di Polizia) Gianni Tonelli.

Migranti-Ong, Tonelli (Polizia): 'Perché portati qui con porti più vicini? E quali Paesi dietro?''
Gianni Tonelli
Che idea si è fatto di questa storia?

''Io un'idea ce l'ho già da tre anni a questa parte e non da oggi. È chiaro come allora fosse difficile capire quali fossero gli attori e le finalità, che possono essere di carattere politico-ideologico, affaristico e così via. C'è anche chi ha interesse, a livello internazionale, a dover importare in Italia situazioni che nel loro complesso tendono a svalutare il nostro Paese. Quando andai a Pozzallo, nel Giugno del 2014, ebbi la sensazione che c'era qualcosa che non andava; arrivi sconsiderati, visite che duravano poco, e soprattutto il fatto di dire che così si alimentava una speranza. Davanti all'attività di alcune Ong, per tornare a ciò di cui oggi si discute, si rimane molto perplessi; ogni cosa, chiaramente, va accertata e la Procura lo sta facendo, ma ricordo che in molti, fra i giornalisti, avevano già scritto su queste vicende. E che anni fa noi ne abbiamo parlato, cosa per cui venivamo tacciati se non proprio di razzismo quantomeno di avversità al fenomeno, perché pare che sia politicamente scorretto farlo. Ma alla fine ci sono cose che ruotano attorno al fenomeno e che vi interferiscono in maniera negativa. Se prima gli scafisti si dovevano attrezzare ad utilizzare mezzi che consentissero di arrivare a Lampedusa facendo un numero di miglia notevoli, oggi ci sono quattro gommoni, precari, e per i quali la preoccupazione è solamente quella di caricare all'inverosimile, perchè tanto si devono fare solo dieci miglia. E i morti sono aumentati vertiginosamente per via della inidoneità delle imbarcazioni. Mi piacerebbe, poi, capire quali Paesi ci siano dietro a queste organizzazioni''.

In molti dicono che l'attività delle Ong sia però necessaria per il fatto che Frontex avrebbe un po' arretrato nelle attività di recupero negli ultimi mesi. Ma il problema reale dov'è? Sono le zone 'franche'?

''Il problema non è stato affrontato in maniera adeguata: con un governo libico che praticamente non esiste, appena si ha la certezza che stanno uscendo da una certa area si riportano indietro. Se ci si determinasse in questa maniera, sarebbe agevole risolvere il problema, ma non lo si vuole fare: ed è indispensabile indagare. Guardi io non credo alla carità, perché molti nella nostra classe politica su questo hanno costruito una carriera e quindi non possono sputare nel piatto dorato dove hanno mangiato fino a ieri, e dunque portano avanti delle bandiere che sono irragionevoli. Un conto è il messaggio di carità cristiana di Papa Francesco, che è un imperativo morale, poi lo stato laico si determina come vuole. Come chi fa carriera sull'Antimafia e poi non dice che mancano migliaia di uomini nell'esercito antimafia in Sicilia e altrettanti altrove. Ci vuole coerenza, come con la questione migratoria. Noi dobbiamo essere impegnati sicuramente in un'azione di solidarietà civile, ma non possiamo pensare di accogliere più di quanto possiamo. Si ha la sensazione che possa esserci una regia occulta a vari livelli, che poi induce a fare delle scelte assurde. Mi pare roba fuori dal mondo''.

Lei crede che, qualora emergessero delle prove concrete, potrebbero essere accertate responsabilità?

''Dubito, non sono molto fiducioso su questo. Si tratta di vedere se esistono illeciti: perché sarebbero state fatte determinate cose? Qualcuno ci ha guadagnato? È difficile trovare gli elementi e le faccio un esempio: io posso anche essere certo per alcune evidenze che una determinata persona in un determinato posto possa essere uno spacciatore, poi però devo trovargliela la droga addosso. Le cose vanno provate, ma ci sono grandi difficoltà. Vorrei però fare un inciso; se la normativa internazionale stabilisce che una volta che queste realtà abbiano salvato delle persone le devono portare nel porto più vicino: perché vengono portate sempre da noi quando in alcuni casi sarebbero più vicine la Tunisia o magari la Grecia? Se si va a fare una valutazione delle distanze dal posto di soccorso, questa domanda occorre porsela. Anche su questo occorrerebbe indagare. Ripeto, ho dubbi, anche sul fatto che questa maggioranza abbia interesse a mettersi contro certi ambienti, come quando si strizza l'occhio ai professionisti del disordine pubblico, quando si sa che, al di là delle chiacchiere, le telecamere non perdonano niente a nessuno. L'importante però, nel caso di cui stiamo parlando, è che ci sia la sufficiente pubblicità sugli elementi utili per far sì che le persone si facciano una propria idea. Stante il fatto che per me non c'è attività meritoria in quel che fanno queste organizzazioni''.

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autore / Stefano Ursi
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