Israele, Pontecorvo (Dreyfus): "Da Kerry e Obama politica su antipatia personale. Presto Trump..."

29 dicembre 2016 ore 13:30, Marta Moriconi
Kerry ha difeso la decisione di astenersi dal voto durante il Consiglio di sicurezza Onu sulla condanna a nuovi insediamenti a Gerusalemme est. Per Benjamin Netanyahu si tratta di un "discorso deludente, impaziente di lavorare con Trump". Donald non si è fatto sfuggire l'affondo e si è detto pronto alla svolta, "basta trattare Israele con disprezzo, resti forte, il 20 gennaio si avvicina rapidamente". Abbiamo intercettato Gianluca Pontecorvo, co-fondatore del Progetto Dreyfus e consigliere dell'UCEI.

Per kerry la soluzione a due stati è in pericolo,quella a uno Stato porta occupazione perpetua. Come valuta questa dichiarazione
Israele, Pontecorvo (Dreyfus): 'Da Kerry e Obama politica su antipatia personale. Presto Trump...'
"Le dichiarazioni di ieri di Kerry fanno il paio con quelle dei giorni scorsi del (quasi ex) Presidente Obama. Lo scenario geopolitico internazionale è in fermento allo stato attuale ed è assolutamente liquido. La fotografia che ne esce è quella di una politica anti-israeliana condotta sulla base di un'antipatia anche personale tra il presidente americano e il primo ministro israeliano Netanyahu. Negli ultimi decenni mai nessuna amministrazione USA si era mai dimostrata cosi avversa allo stato d'Israele e queste scelte seguono poi la scellerata operazione dell'Iran Deal. Scellerate perchè vanno anche contro gli accordi di Oslo, che almeno sancivano un punto di partenza per un processo di pace ormai di fatto morto allo stato attuale. La soluzione a due Stati purtroppo non è Israele a non volerla attuare. E' dalla parte palestinese che non c'è alcuna realtà politica, sia Hamas che Al Fatah infatti non sono interessati a perseguire tale strada. Basta leggere i loro statuti e le dichiarazioni di Khaled Mesh'al che di Abu Mazen per comprenderlo. Quella dello stato unico poi è una soluzione di pura fantascienza; Israele in pochi anni per via dei dati demografici perderebbe il controllo della situazione".

Ora Trump scrive, Israele resisti fino a gennaio. Cosa pensate del nuovo presidente americano e quali speranze avete?
"Donald Trump, tanto contestato prima e dopo la sua elezione ha subito messo in chiaro quali sono le idee che vuole imprimere alla sua legislatura in termini di politica estera, soprattutto nei rapporti con Israele e sul conflitto arabo-israeliano. Sicuramente il voler spostare l'ambasciata americana da Tel Aviv alla capitale Gerusalemme è un primo passo. Naftali Bennett, attuale Ministro dell'Economia e Ministro dei Servizi Religiosi, ha subito risposto al tweet di Trump con una battuta ironica in tipico stile israeliano". 

Perché le colonie non sono un ostacolo alla pace in M.O.? Vuole obiettare a Kerry spiegando le vostre ragioni?

"Gli attuali territori dove Israele ha costruito si poggiano su terreni che in precedenza sono stati sotto la giurisdizione giordana, che ha rinunciato a rivendicarne la proprietà come anche è avvenuto a Gaza con l'Egitto. Quei territori sono strategici e fondamentali per la sicurezza d'Israele in quanto i terroristi palestinesi, prendendone il controllo, avrebbero la possibilità con facilità di infiltrarsi e attaccare la maggior parte delle città israeliane. Credo che la politica attuale dello Stato d'Israele non sia quella di mantenere lo status quo ma di creare le condizioni per avere a disposizione, in un ipotetico futuro processo di pace, una serie di carte di scambio. Israele infatti non ha alcuni interesse a mantenere il controllo di tutti i territori contesi in Giudea e Samaria. Inoltre ricordiamoci pure che l'ultima volta che Israele, in modo totalmente unilaterale, si ritirò da Gaza ottenne l'unica risposta di centinaia di morti a causa del terrorismo di Hamas con kamikaze, accoltellamenti e missili sui propri civili". 
caricamento in corso...
caricamento in corso...