Censura web, Sgarbi: "Se chiudono il mio sito, ne apro un altro. Mattarella e company fuori tempo"

03 gennaio 2017 ore 13:19, Americo Mascarucci
Dalla post-verità alla censura il passo è breve. 
Il web fa sempre più paura e non è un caso che tanto il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che il primo ministro Paolo Gentiloni e il presidente dell'Antitrust Giovanni Pitruzzella negli ultimi giorni del 2016 abbiano puntato l'accento su una presunta pericolosità di internet e sulla necessità di porre un freno al dilagare delle informazioni via social. In nome di una verità che però rischia di fare rima con censura e omologazione al pensiero unico. 
Esiste dunque il rischio che, regolamentando il web e frenando la libera circolazione delle informazioni su internet, si finisca con il ridurre al silenzio la libertà di espressione ed opinione? 
Intelligonews lo ha chiesto a Vittorio Sgarbi, critico d'arte, ex parlamentare e scrittore volto noto del web e della Tv.

Mattarella, Gentiloni, Pitruzzella, uniti contro la potenza di internet. Tre indizi che sembrano fare una prova. Esiste il rischio censura?

"Non sarei molto preoccupato, si tratta di dichiarazioni rilasciate da persone di una certa età che ritengono internet non compatibile con i loro codici di comportamento. Le forme espressive tipiche del web probabilmente risultano loro incomprensibili. Il web è nato proprio con l'idea di dare voce a tutti, quindi un provvedimento di censura credo sarebbe improponibile. Potrebbero farlo a Cuba, ma non in Italia. Ripeto, credo si tratti del semplice richiamo di persone che non si riconoscono per età in un certo linguaggio".

Però puntare il dito contro il web in nome della verità, contro le notizie bufale, l'istigazione alla violenza, l'uso di linguaggi scorretti, non potrebbe rivelarsi un pretesto per omologare anche internet ad un pensiero unico? Il web non nasce proprio contro l'omologazione culturale?

"Certo, è un dato oggettivo, il web non è uno strumento a disposizione di un potere editoriale o di altri azionisti diversi da quelli che lo usano, ritengo sia molto difficile che possa essere censurato. Chi potrebbe farlo? Inoltre mi pare che delle limitazioni esistano già. Vedi Facebook per esempio, io ho pubblicato una foto dell'Origine del Mondo di Courbet che riproduce una donna nuda, me lo hanno censurato perché non hanno compreso che si trattava di un quadro. Su Facebook esiste già un codice morale".

La rete però fa paura, questo sembra evidente?

"Non c'è dubbio, ma faccio fatica a vedere un web sottoposto a regole. Già nella letteratura è difficile porre un freno a certi linguaggi, anche volgari, non vedo proprio come si possa pretendere di imporre divieti a chi scrive su internet. No, francamente ritengo che il pericolo non esista. La creatività linguistica non può essere controllata, omologata o veicolata"

Se a lei chiudessero il sito web cosa farebbe? 

"Se dovessero chiudere il mio sito significherebbe che ci troviamo in una dittatura e vedo molto difficile che questo possa avvenire. Ad ogni modo ne aprirei subito un altro. Sono garantista anche rispetto alle intenzioni, non mi metto a fare processi alle intenzioni, e mi sento garantito dal fatto che al di là dei richiami non si andrà. Personalmente non mi metto a fare crociate per la libertà minacciata. Non vedo minacce all'orizzonte. Sono ottimista, perché dalle parole ai fatti il passo è sempre molto lungo".  
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