Consip, D'Attorre (Mdp): "Difesa di Lotti insufficiente, decideremo se votare sfiducia"

03 marzo 2017 ore 12:47, Andrea De Angelis
Il caso Consip rischia di diventare uno tsunami per la politica italiana. C'è già chi punta il dito contro l'ormai ex premier e segretario Renzi, visto che nelle indagini compaiono anche i nomi di Luca Lotti (ministro dello Sport e tra gli uomini più vicini all'ex sindaco di Firenze) e Tiziano Renzi, padre del più famoso Matteo. Ma stiamo assistendo davvero alla fine del renzismo? In quest'ottica va letta anche la condanna a nove anni di carcere (in primo grado) a Verdini? E soprattutto conviene ancora a Renzi accelerare la fine del Governo Gentiloni per presentarsi alle urne? IntelligoNews lo ha chiesto a Alfredo D'Attorre, deputato del Mdp...

Siamo davvero alla fine del renzismo?
"Credo che il renzismo sia finito il 4 dicembre. L'errore di Renzi è stato il suo non voler accettare fino in fondo la sconfitta, tenendo fede all'impegno che aveva preso con gli italiani: fare un vero passo indietro rispetto alla politica in caso di sconfitta. Invece ci sono state le dimissioni da premier, ma sostanzialmente ha continuato a tenere in ostaggio il suo partito e il Paese, impedendo quel processo di ricostruzione del Pd e del centrosinistra che invece sarebbe stato necessario dopo il 4 dicembre".

Consip, D'Attorre (Mdp): 'Difesa di Lotti insufficiente, decideremo se votare sfiducia'
Dal 4 dicembre ad oggi più volte abbiamo detto che Renzi voleva le elezioni prima che "fosse troppo tardi". Adesso, considerando la scissione del Pd e il caso Consip, è ancora così? Conviene all'ex premier andare ora alle urne?
"La cosa grave è che gli interessi del Paese siano subordinati al calcolo e all'azzardo di una singola personalità politica, peraltro uscita sconfitta nell'appuntamento elettorale che la stessa aveva indicato come decisivo. Questo è l'elemento di irresponsabilità, tenere bloccata la situazione calcolando la posizione migliore per riemergere. Non c'è nulla in ciò che Renzi ha fatto dopo il 4 dicembre in grado di far pensare ad una preoccupazione per l'Italia, per le condizioni dell'economia, per la disoccupazione e il rapporto con l'Europa. Ormai è tutto un gioco tattico per costruirsi un rientro in gioco, per quella che però a me appare come una impossibile rivincita". 

Sia Sinistra Italiana, sia l'ex minoranza del Pd e dunque il neonato movimento di cui lei fa parte più volte hanno detto a Renzi che Verdini, diciamo così, non andava bene. Dopo la condanna in primo grado a nove anni cosa le viene da aggiungere?
"La condanna di primo grado è sicuramente pesante e conferma tutte le perplessità sul profilo di una figura come quella di Verdini. La cui sagoma peraltro compare anche nella vicenda Consip. Una vicenda distinta quella della condanna, ma certo contribuisce a creare un quadro inquietante in cui la sensazione che se ne ricava è che nei suoi tre anni Renzi con la scelta dei suoi interlocutori e alleati privilegiati ha sostanzialmente tradito quella promessa di rinnovamento fatta al Paese". 

Matteo Salvini ha detto che voterà la sfiducia al ministro Lotti presentata dal Movimento 5 Stelle. Voi che farete?
"Noi di Mdp decideremo al momento opportuno riunendo i gruppi, ma è evidente che c'è bisogno di un chiarimento radicale da parte di Lotti e da parte dello stesso Matteo Renzi. Le parole usate fino ad ora da entrambi non sono assolutamente sufficienti. Ci sono molti aspetti che vanno chiariti sul piano pubblico e politico prescindendo anche dai risvolti giudiziari. Ci attendiamo che questo chiarimento avvenga nelle prossime ore". 

Ci sono due modi di opporsi a Renzi. Enrico Rossi esce dal Pd, il ministro Orlando vuole vincere dentro al partito. Lei ovviamente, lo dice la sua storia, preferisce la prima soluzione, ma come spiegare quale delle due opzioni è migliore all'elettorato?
"Io ho valutato da tempo che per come Renzi aveva cambiato la natura profonda del Pd, non ci fosse più lo spazio per un cambiamento vero. Quindi ho ritenuto che fosse meglio separare le strade per costruire un altro progetto politico. Naturalmente rispetto chi fa una valutazione diversa e prendo atto che dei due sfidanti di Renzi uno, Emiliano, fino a qualche giorno fa sembrava orientato a lasciare il partito, salvo poi cambiare improvvisamente idea. Orlando, figura che io rispetto, credo abbia difficoltà a presentarsi come alternativa forte a Renzi avendo condiviso tutte le scelte fondamentali del suo Governo". 

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