Dalla Catalogna alla Lombardia, per Veneziani "sbagliano tutti"

03 ottobre 2017 ore 14:35, Americo Mascarucci
Cosa accadrà in Spagna sulla scia del referendum catalano? Come si dovranno comportare i principali attori della vicenda, il presidente catalano Puigdemont, il premier spagnolo Rajoy e il re Felipe VI? Hanno ragione le tifoserie italiane che stanno prendendo parte alla partita parteggiando per l'indipendentismo, il Movimento 5Stelle e la Lega Nord su tutti? E infine, i prossimi referendum sull'autonomia in Lombardia e Veneto quante similitudini e differenze potranno avere con il referendum catalano, tolta ovviamente la piena legalità costituzionale che caratterizza le consultazioni nelle due regioni italiane? Di tutto questo Intelligonews ha parlato con il giornalista e scrittore Marcello Veneziani.
Dalla Catalogna alla Lombardia, per Veneziani 'sbagliano tutti'

Come commenta in generale la vicenda catalana?

"Innanzitutto è assurdo pretendere che una nazione decreti una mutililazione del proprio corpo, quindi impensabile che un Paese e una costituzione possano accettare che una costola si stacchi. Anche se la Catalogna ha una sua rispettabile storia, resta il fatto che l'unità della nazione spagnola rimane a mio giudizio un orizzonte irreversibile. Vedo con preoccupazione al fatto che la spinta catalana possa favorire un' ulteriore dissoluzione dell'Europa, incentivando il suo perdersi in tanti piccoli frammenti, in tante piccole secessioni che potrebbero interessare anche l'Italia, producendo effetti devastanti. Legittimo quindi che il governo spagnolo blocchi i risultati di questo referendum con la massima fermezza, evitando le violenze, ma mantenendosi rigoroso nel far rispettare la legge". 

Se fosse il presidente catalano Puigdemont come agirebbe?

"Comprendo le motivazioni e gli interessi del presidente catalano ma non ne condivido l'orizzonte, Ritengo che il suo obiettivo ora sia quello di ottenere un premio di consolazione che possa consentirgli di uscire dall'isolamento e questo potrà avvenire facendo cadere il governo Rajoy. E' il modo migliore per lui di contare di più e stringere un'intesa con i socialisti madrileni. Penso sia questo il suo prossimo obiettivo, oltre a quello di scavalcare Madrid per trattare direttamente con l'Europa che però, anche volendo, non può attivare una corsia preferenziale con la Catalogna, bypassando una nazione come la Spagna che è fra i soci fondatori dell'Unione Europea".

Se invece fosse il premier Rajoy?

"In questo caso le direi cosa non avrei fatto prima per evitare di arrivare a questo punto. Avrei cercato di concedere alla Catalogna tutto ciò che poteva essere concesso in termini di autonomia, ma ribadendo il principio dell'indissolubilità della nazione spagnola. Forse avrei assunto un atteggiamento molto più prudente prima, evitando poi di dover ricorrere a quelle brutte scene che abbiamo visto domenica fuori ai seggi con la polizia".

Terzo attore il sovrano spagnolo che molti accusano di latitanza. Ha colpe secondo lei?

"Il re è una figura troppo defilata. Avrebbe dovuto assumere un ruolo super partes, ma anche di garante dell'unità nazionale ribadendo il diritto della Catalogna ad essere considerata una regione di prim'ordine ma senza riconoscergli alcun diritto di secedere dalla Spagna. Sono certo che il padre Juan Carlos avrebbe agito diversamente e saggiamente. Il suo silenzio, spero volto a cercare al più presto una mediazione fra le parti, sta effettivamente diventando troppo prolungato".

In Italia si sono scatenate le tifoserie: Lega ed M5S si sono schierate con i catalani ma soprattutto il Carroccio è sembrato il più convinto sostenitore  della politica di Puigdemont. Fanno bene a scegliere questa linea?

"Ricordo ai leghisti che un grande sostenitore e teorico della secessione come Gianfranco Miglio aveva il coraggio e la coerenza di dire che chi vuole fare la secessione può farla soltanto con un atto rivoluzionario e violento e un conseguente strappo della Costituzione. Per Miglio non si poteva pretendere di fare la secessione con il consenso dello Stato. Alla tifoseria italiana, e non mi riferisco tanto ai grillini e ai leghisti quanto piuttosto ai media che stanno esaltando le battaglie dei catalani, vorrei far presente che tutto ciò potrebbe ritocersi contro l'Europa favorendo lo sfascio, partendo dall'Italia e dai referendum in Piemonte e Veneto. Poi sempre a questi tifosi nostrani rispondo che è pura follia invocare la costituzione per mutilare la costituzione stessa. E' come pretendere di fare un referendum democratico per abolire la democrazia".

Per quanto riguarda i referendum di Lombardia e Veneto vede similitudini con la vicenda catalana?

"Sul piano storico no, perché la Catalogna ha una sua storia e un'autonomia consolidata nei secoli così come altrettanto secolare è il discorso della sua unione con Madrid e la Castiglia. Il Lombardo-Veneto al contrario è stato il capofila del processo unitario risorgimentale italiano, quindi ha una storia diversa. Sul piano politico non c'è dubbio che chi propone il referendum a parole dice di volere l'autonomia, fa riferimento all'imposizione fiscale ma sotto sotto sogna la separazione. Credo che invece sia importante ricordare loro che nel bene o nel male la nostra costituzione, la nostra cittadinanza, la nostra storia, ci ricordano che siamo italiani e che dobbiamo caricarci degli oneri e degli onori di essere tali. Questa fuga verso la realtà regionale, per di più valorizzando l'esperienza più disastrosa degli ultimi cinquant'anni che è proprio quella delle regioni, significa compiere un atto suicida nei confronti degli interessi nazionali. Le regioni avrebbero molto meno potere contrattuale se andassero a trattare singolarmente a livello europeo. Uno stato nazionale avrebbe invece la dignità e la forza di trattare a parità di condizioni". 
caricamento in corso...
caricamento in corso...