Reddito di inclusione, Rizzo (PC): ''Specchio miserrimo dei tempi. Verso esercito di disperati''

30 agosto 2017 ore 13:32, Stefano Ursi
Il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definita il reddito di inclusione, provvedimento rivolto a 1,8 milioni di cittadini italiani. La misura viene erogata a tutti coloro che si trovano al di sotto della soglia di povertà assoluta, con delle priorità specifiche per fasce e categorie. Sul provvedimento si è scatenata subito una polemica da più parti e su più fronti: in molti infatti pensano che questo non sia sufficiente ad arginare il profondo momento di crisi soprattutto del lavoro, con una disoccupazione ancora molto pesante. Su questo IntelligoNews ha sentito il segretario del Partito Comunista Marco Rizzo.

Reddito di inclusione, Rizzo (PC): ''Specchio miserrimo dei tempi. Verso esercito di disperati''
Marco Rizzo
Si può definire un provvedimento di sinistra?

''No. E per un motivo. La nostra storia e prospettiva, quella di una sinistra che non c'è più ma che certamente resta nei valori, è quella del lavoro. Questa idea è di fatto una scopiazzatura del reddito di cittadinanza del Movimento 5 Stelle, e sono entrambe interne alla logica capitalistica, nella quale dal lavoro si passa alla povertà, dal lavoratore al cittadino consumatore e quindi ad un numero, che non vive più del proprio lavoro ma dell'assistenza, peraltro saltuaria: assistiamo ad un livellamento verso il basso. Ad una proletarizzazione, anche dei ceti medi, insieme alla cancellazione dei diritti dei lavoratori, del protagonismo del lavoro e di chi lo svolge. Ormai non ci sono più i tempi per le riforme, bisogna cambiare il sistema; una cosa realmente riformista sarebbe il salario minimo, per cui non possono esistere lavori che vengono pagati differentemente. Una quotazione minima per tutti i lavori. Il tassista, l'operaio, l'impiegato meno di quello non possono prendere, così si evita anche la concorrenza, creata appositamente, da parte dell'esercito industriale di riserva e cioè degli immigrati. Questa sarebbe la vera riforma, un salario minimo che però sottintende la nozione del lavoro''.

C'è chi dice che senza una riforma profonda del lavoro questa misura non basta.

''Il mondo del lavoro l'hanno riformato e ormai non c'è più nessun laccio né lacciuolo. In un'azienda si possono trovare trenta contratti diversi per persone che svolgono le stesse mansioni: a tempo indeterminato, determinato o addirittura in allocazione a cooperative che forniscono il lavoro. Ormai il lavoro, inteso come una volta, non esiste più a livello contrattuale ma solo nella fattualità. Ed è per questo, ripeto, che solo un cambio del sistema può garantire il lavoro. Le politiche riformiste, sindacali non esistono più: c'è una battaglia sindacale che sia all'offensiva? Sono tutte di retroguardia, di difesa. Appunto perché i margini del riformismo sono esauriti. Oggi l'unica soluzione ai problemi legati al sistema è il cambio del sistema stesso. L'attualità del comunismo inteso come società dove chi produce davvero la ricchezza la possa realmente gestire. Perché poi è di questo che si tratta. Facciamo l'esempio della Fiat: senza Marchionne ed Elkan funzionerebbe ugualmente? Certo che sì. Con il suo management e i suoi operai saprebbe produrre automobili. Cos'è il comunismo se non la pubblicizzazione dei grandi mezzi di produzione e la gestione da parte di chi produce davvero il lavoro nel Paese? Tutte queste politiche non sono dei pannicelli caldi, sono proprio un'altra cosa, sono l'impoverimento generalizzato: ad un povero non viene dato lavoro e non c'è una nuova società che glielo può dare, gli si danno 190 euro. Ma cosa ci si fa con 190 euro?''

Secondo lei allora è la prospettiva ad essere sbagliata?

''Che prospettiva si ha con quella somma? Due giorni di elemosina, due ai cassonetti e tre a spendere questi soldi in un grande supermercato della grande distribuzione, e quindi si è dentro al ciclo del consumo perché la cifra di ognuno è: nascere, consumare e crepare. Il reddito di inclusione è lo specchio miserrimo dei nostri tempi. Vogliono costruire un esercito di disperati omologato ovunque, di qualunque colore e razza, che puoi trovare alla periferia di Berlino come di Parigi o Torino. Che vive alla giornata, senza prospettive di vita e di futuro e questo per incrementare quelle otto persone che detengono, da sole, la ricchezza della metà della popolazione mondiale. Cioé 3,7 miliardi di persone''.

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autore / Stefano Ursi
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