Silicon Valley Vs Trump, per Fusaro solo "emblema del globalismo che odia i confini"

30 gennaio 2017 ore 12:47, Americo Mascarucci
"Su Trump non mi faccio illusioni, per me resta sempre un capitalista e quindi un male. Ma la polemica dei colossi hi-tech contro di lui non è condivisibile perché emblema del globalismo che odia i confini e le sovranità nazionali".
E' l'opinione del filosofo Diego Fusaro che con Intelligonews commenta le prime misure introdotte dal neo presidente Usa che stanno scatenando forti polemiche.

Trump chiude le porte agli immigrati provenienti da 7 paesi islamici e i colossi dell'informatica sono insorti. Hanno ragione o stanno soltanto tutelando meri interessi economici legati alla possibilità di sfruttare manodopera straniera a basso costo?

Silicon Valley Vs Trump, per Fusaro solo 'emblema del globalismo che odia i confini'
"E' molto semplice, il capitale odia i confini perché la logica della globalizzazione è creare un mondo senza frontiere dove tutto deve essere globalizzato e inserito nel modello unico globalista. I confini sono i luoghi in cui si articolano le differenze culturali e le possibilità per la politica di gestire l'economia. Inevitabimente chi dice questo è accusato di neofascismo, neostalinismo, razzismo, xenofobia ecc. Un tempo il capitalismo usava lo stato sovrano nazionale per logiche imperialistiche, oggi invece gli stati sovrani nazionali sono i luoghi in cui si possono anche fare politiche sociali, contrapposte al capitalismo e alla globalizzazione".

Secondo molti Trump con questa misura anti-immigrati avrebbe forzato troppo la mano. Sta correndo troppo?

"Si tratta a mio giudizio di una scelta affrettata e poco ponderata. Se Trump fosse davvero coerente dovrebbe tornarsene in America con tutti i contingenti militari imperialisti sparsi nel mondo. Dovrebbe insomma rispettare lui per primo i confini altrui"


E della telefonata Trump-Putin? Cosa ha colto di positivo?

"E' importante che vi sia stata la telefonata e che vi sia una distensione nei rapporti. E' bene iniziare a vedere la Russia come uno stato sovrano legittimo e in quanto tale da rispettare nella sua sovranità. E' ora di smetterla di raffigurare Putin come uno zar neo stalinista, prendendo atto che le sue politiche sovrane nazionali, volte a rifiutare la sottomissione all'imperialismo capitalista e americano, sono sacrosante. La grandezza della Russia nel Novecento è stata proprio in questo, nell'aver rifiutato il modello americano e nell'aver dimostrare che un altro mondo è possibile. Putin sta mostrando continuità con quella storia e quella tradizione. Ora vedremo come questo rapporto evolverà".

Intanto è polemica su Ivanka Trump. La figlia del presidente ha sfoggiato sui social un vestito extralusso e molti l'hanno paragonata a Maria Antonietta di Francia. Polemica strumentale o emblema di un potere lontano dalla sensibilità popolare? 

"Rispecchia i reali rapporti di forza. Trump non è un uomo del popolo ma un miliardario che ama il lusso e certamente non disponibile a cambiare vita ora che è diventato presidente. Niente di nuovo sotto il sole. Come ho ripetuto più volte Trump è sicuramente meglio di Hillary Clinton ma resta pur sempre un capitalista, un esponente della classe dominante e non certo di quella dominata. Il fatto che abbia vinto l'imperatore meno cattivo su quello cattivo, non significa che Trump non sia comunque un imperatore. Un male minore certo, ma sempre un male. Non mi faccio illusioni al riguardo". 



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