Migranti, Capuozzo: "Noi sala d'aspetto d'Europa destinata a durare per sempre"

04 luglio 2017 ore 13:42, Stefano Ursi
Porti chiusi da Francia e Spagna, esercito schierato al Brennero dall'Austria: la crisi migratoria, in cui l'Italia è colpita più di tutti i Paesi europei, non accenna a placarsi. L'accordo Francia-Germania-Italia, che pareva un primo passo verso il sostegno concreto al nostro Paese, subisce in queste ore una brusca frenata. Condita dallo scontro fra Juncker e Tajani, sulla scarsa presenza in aula a Strasburgo degli europarlamentari proprio quando il presidente della Commissione doveva parlare di crisi migratoria. Così a IntelligoNews, il giornalista Toni Capuozzo: ''Siamo diventati la sala d'aspetto d'Europa, una di quelle sale d'aspetto destinate a durare per sempre. E non è una novità nemmeno questa dell'Austria, che a mio avviso legittimamente ha stabilito un tetto del numero dei migranti che può accogliere dignitosamente e non intende transigere su questo. Siamo noi ad essere rimasti, in base alla sacralità dei principi, con il cerino acceso in mano''.

Migranti, Capuozzo: 'Noi sala d'aspetto d'Europa destinata a durare per sempre'
Toni Capuozzo
Spagna e Francia hanno detto di essere pronti a chiudere i porti: che strategia c'è dietro questa decisione?

''La strategia da sempre, di fatto, adottata dai Paesi dell'Unione Europea, ovvero scaricare prima sulla Grecia e poi sull'Italia il problema delle migrazioni. Se uno misura quelli che avrebbero dovuto essere i ricollocamenti fra i richiedenti asilo arrivati in Italia nel resto d'Europa e quelli effettivamente realizzati, mi pare attorno ai due/tremila, si capisce bene che mentre da un lato tendiamo a pensare che l'Europa che ha chiuso le porte sia solo quella dei Paesi dell'Est, in realtà i Paesi grandi, quelli che sono spina dorsale dell'UE come Francia e Spagna, lasciano il cerino acceso in mano all'Italia''.

Anche l'Austria si dice pronta a schierare l'esercito al Brennero per non far passare nessuno. L'Italia rischia di rimanere chiusa in una morsa.

''Siamo diventati la sala d'aspetto d'Europa, una di quelle sale d'aspetto destinate a durare per sempre. E non è una novità nemmeno questa dell'Austria, che a mio avviso legittimamente ha stabilito un tetto del numero dei migranti che può accogliere dignitosamente e non intende transigere su questo. Siamo noi ad essere rimasti, in base alla sacralità dei principi, con il cerino acceso in mano''.

Lo scontro fra Juncker e Tajani, fra Commissione e Parlamento europei, come altre circostanze, per molti sono il sintomo che l'Europa così com'è strutturata non funziona. Juncker era in aula per parlare della crisi migratoria, ma i banchi erano semivuoti.

''Credo che al di là degli scontri interni questo sia sotto gli occhi di tutti. Sulla questione delle migrazioni c'è stata solo una grande scelta, laddove grande non sta per positiva, quella della Germania che ha finanziato un grande regime autoritario come la Turchia perché si facesse carico di bloccare i siriani in Turchia e chiudere così, di fatto, la rotta balcanica. L'altro accordo bilaterale, non scritto ma vigente, è quello fra Spagna e Marocco: fin quando la Spagna continuerà a sostenere le rivendicazioni del Marocco sul Sahara spagnolo e a finanziare il Regno, quest'ultimo lavorerà a contenere con una polizia piuttosto efficiente i flussi migratori. Nel momento in cui l'appoggio della Spagna per il Sahara spagnolo dovesse venire meno, la situazione potrebbe riaprirsi anche lì. Questo per dire che ci sono accordi bilaterali dei singoli Stati europei ma non dell'Europa come entità''.

Come mai ci sono Paesi che possono dire no e altri che questa scelta non possono farla?

''Perché ci sono dei Paesi che sono pragmatici e guardano innanzitutto agli interessi nazionali, mentre altri che sono, nel migliore dei casi, idealisti. Bisogna soccorrere, bisogna aiutare, bisogna accogliere e noi lo facciamo. Poi ci si accorge che dietro di noi non c'è nessuno, ma si continua a tenere fede agli impegni. È come quando si dice 'ci tuffiamo tutti' e poi uno si accorge che si è tuffato da solo, e che gli altri sono rimasti sul trampolino. La cosa che va detta è che ci sono organizzazioni non governative che operano nelle acque antistanti la Libia che sono francesi e spagnole e che finora hanno trovato comodo sbarcare i migranti non nel porto più vicino, come potevano essere Malta o la Tunisia, ma in Italia dove i porti sono aperti; allora se il comandamento è salvare ad ogni costo, al di là delle leggi vigenti, sarà curioso vede le ong spagnole sfideranno questa porta sbarrata del proprio Paese, e se le ong francesi faranno lo stesso con la scelta di Parigi. Le ong, proprio per questa loro caratteristica, non sono legate a calcoli di realismo dei propri governi, però è comodo approfittare solo del governo più molle, che è quello italiano''.

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autore / Stefano Ursi
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