Post referendum, Diego Fusaro: "La lezione da trarre e la guerra che continua"

05 dicembre 2016 ore 12:03, Andrea De Angelis
"La paura è sempre un metodo di governo e anche in quel caso lo era nella forma di un ricatto dei mercati ai danni del popolo italiano, che però si è opposto ben sapendo che non può esserci democrazia nelle scelte dei mercati e della finanza". Così Diego Fusaro, nell'intevista a IntelligoNews, ricorda i catastrofismi internazionali in caso di vittoria del No al referendum e loda la scelta degli italiani che ieri hanno votato nettamente contro la riforma costituzionale. Ma cosa accadrà adesso? Il filosofo ammonisce da facili entusiasmi: "La vittoria del No è uno scampato pericolo, ma solo per ora perché l'élite mondialista tornerà ad attaccare lo Stato e la Costituzione. La battaglia è vinta, ma la guerra continua". 

Da un lato viene bocciata la Repubblica "costituzionale" di Renzi, dunque il falso decisionismo, il partito unico, il famoso combinato disposto, dall'altro la Repubblica "valoriale", dalla liberalizzazione delle droghe leggere ad altri temi etici. Gli italiani dunque hanno voluto dire No alla riforma della Costituzione, ma anche al renzismo?
"Direi proprio che questa è anche la mia lettura. Si intrecciano due piani diversi, ma reciprocamente innervati. Da un lato il no secco a Renzi, alle sue politiche e al Pd. Per un altro verso, in maniera convergente, un no altrettanto chiaro a quella che io chiamo l'élite mondialista che sta portando avanti il progetto di distruzione degli Stati sovrani e delle Costituzioni per imporre il mercato desovranizzato e l'economia spoliticizzata. Hanno perso entrambi, il No è stato per tutte e due le realtà". 

Come va letto il risultato a livello continentale? Moscovici ha detto di avere "fiducia nell'Italia, un Paese "stabile". Ma nelle scorse settimane sembrava dovesse esserci l'apocalisse, con catastrofismi giunti da più parti. Era solo una strategia?
"La paura è sempre un metodo di governo e anche in quel caso lo era nella forma di un ricatto dei mercati ai danni del popolo italiano, che però si è opposto ben sapendo che non può esserci democrazia nelle scelte dei mercati e della finanza". 

Post referendum, Diego Fusaro: 'La lezione da trarre e la guerra che continua'
Cosa ha portato quasi 7 italiani su dieci alle urne?

"A mio avviso uno scatto di dignità nazionale di cui questo Paese è raramente capace. La volontà di dire No, che è il gesto fondamentale della critica e dell'opposizione. E, come detto, è stata un'opposizione su due fronti". 

Cosa cambia?
"La vittoria del No è uno scampato pericolo, ma solo per ora perché l'élite mondialista tornerà ad attaccare lo Stato e la Costituzione. La battaglia è vinta, ma la guerra continua". 

Ha vinto il No che ha dietro, per dirla alla Renzi, una "accozzaglia". Il 40% del Sì è invece più omogeneo, dunque il Pd rottamerà Renzi oppure il premier dimissionario si ricandiderà non solo alla segreteria, ma anche alla guida del Paese?
"Nel No c'era una segmentazione che non si lasciava ricondurre a nessun partito specifico, ma anche il Sì in realtà era frammentato. La lezione che se ne può trarre è che le categorie della destra e della sinistra sono ormai superate. Il vero confronto è quello tra i mondialisti dell'economia spoliticizzata e classista e coloro che si oppongono a questo modello, pur mancando ad oggi un orizzonte comune che dovrà prima o poi essere creato...".


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