Post referendum, Puppato (Pd): "Non c'è altro leader oltre Renzi: risultati dicono questo"

05 dicembre 2016 ore 17:06, Americo Mascarucci
"Non c'è un altro leader oltre Renzi. Oltre il 40% degli italiani che hanno votato al referendum hanno comunque dimostrato di credere in lui e nella sua capacità di Governo e dall'altra parte c'è un fronte del No che non ha possibilità di rappresentare un'alternativa".
Ne è convinta la Parlamentare del Pd Laura Puppato che ad Intelligonews analizza le cause che hanno provocato la disfatta del Sì al referendum.

Onorevole, i No hanno prevalso in maniera schiacciante. Dove avete sbagliato?

"Purtroppo c'è stata una forte personalizzazione dello scontro in atto, si è trasformato un referendum costituzionale in un test di fiducia per il Governo. Questo è stato oggetto di forte provocazione perché ha reso difficile per noi far capire nel merito l'importanza della riforma. I meriti della riforma sono stati sopraffatti dagli slogan della controparte".

Eppure le occasioni per spiegare la riforma nel merito li avere avuti?

"Purtroppo lo schieramento del No ha avuto anche l'abilità di sostenere cose false facendole apparire vere e radicando nell'opinione pubblica convinzioni infondate come ad esempio che la riforma non fosse democratica. Si è fatta passare l'idea che un Governo più forte equivalesse ad una dittatura o che avremmo penalizzato la sanità togliendola alle Regioni per comprometterne l'efficienza. Invece proprio la sanità ne avrebbe guadagnato sia in termini di costi che di qualità. Perché con i tagli previsti dalla riforma avremmo risparmiato risorse da investire proprio nel sociale riducendo i ticket sanitari. Tutte queste cose purtroppo non siamo riuscite a trasmetterle perché, mentre a noi toccava l'onere di spiegare gli aspetti positivi della riforma, i nostri avversari potevano permettersi di parlare per slogan facili e banali, completamente vuoti ma a quanto pare purtroppo efficaci". 

Però non potrà negare che per il No hanno votato tantissimi giovani. Anzi si è assistito ad uno scontro generazionale. Gli anziani per cambiare e i giovani per mantenere la Costituzione vigente

"Sui giovani abbiamo pagato lo scotto politico di un governo giovane che ha lavorato per cambiare il Paese, modernizzare le istituzioni, innovare il mercato del lavoro senza riuscire a mostrare nell'immediato i risultati raggiunti. L'incremento dell'occupazione c’è stato, è un dato reale, la disoccupazione è scesa di due punti. Purtroppo però il livello di precarizzazione è ancora molto alto e ci vorrà tempo per rendersi conto dell'efficacia delle riforme varate da questo Governo. Purtroppo siamo dovuti partire da una situazione difficile, che ci ha permesso di fare dei passi in avanti significativi ma progressivi e questo farà sì che i risultati concreti si potranno vedere fra qualche anno". 

Il risultato del referendum per la minoranza Dem sancisce la morte del Partito della Nazione di Renzi e la necessità di un nuovo centrosinistra. E' d'accordo?

"Il partito della Nazione non è mai esistito. E' invece esistita una forte leadership di Renzi, questa sì, che ha caratterizzato anche la campagna elettorale referendaria e l'azione di questo Governo"

Ora Renzi deve farsi da parte?

"Assolutamente no, sarebbe assurdo licenziare una figura come Renzi con la sua capacità di governo. Partiamo comunque da un buon risultato, abbiamo un patrimonio di consensi che supera il 40% a supporto della leadership di Renzi.  Da questa parte c'è un'omogeneità politica totalmente assente dall'altra parte, il fronte del No tenuto insieme soltanto dall'opposizione al Governo e impossibilitato a formulare un'alternativa. Un fronte del No che per altro con i suoi slogan ha ben nascosto il vero obiettivo della battaglia: non cambiare nulla per mantenere inalterate poltrone e privilegi consolidati. Questa è la verità. Paventando pericoli inesistenti hanno fatto vincere la conservazione". 
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