Torino, Crepet: "Bambino grave? Per certi traumi non c'è risarcimento"

05 giugno 2017 ore 12:19, Andrea Barcariol
Non vuole sentir usare il termine "bravata", Paolo Crepet, in relazione a quanto accaduto sabato sera a Torino con oltre 1.500 persone ferite in piazza San Carlo dove era stato allestito il maxischermo per la finale di Champions League. La Procura di Torino ha aperto un'inchiesta per cercare di capire la causa che ha scatenato il panico tra i tifosi. IntelligoNews ha intervistato lo psichiatra per conoscere il suo punto di vista sulla vicenda.

Torino, Crepet: 'Bambino grave? Per certi traumi non c'è risarcimento'
Lei è di Torino e conosce molto bene la città, che idea si è fatto di quanto accaduto?


"E' ovvio che c'è stata molta superficialità da parte dell'amministrazione. Migliaia di persone con le bottiglie di vetro dentro la piazza, forse non si è capito in che periodo stiamo, con attentati ogni settimana. Non pensare a questo è sintomo di superficialità".


Magari una situazione analoga, 20 anni fa, non avrebbe provocato questa reazione.

“Questo non lo so, so che un evento del genere non è una novità. In questo momento uno scoppio crea un effetto  spaventoso di panico complessivo: non ci vuole molto a capirlo. Bisognava pensarci prima, è andata molto bene, potevano esserci decine di morte. Qualcuno si ricorderà quello che è successo allo stadio Heysel nel 1985".

Secondo lei, da parte dei responsabili, c'è stata la volontà di innescare una situazione del genere o non si sono resi conto delle possibili conseguenze?

“Che il tifo calcistico sia contaminato dalla malavita è noto e ci sono inchieste in corso. Questo vale per  bagarinaggio, compravendita di biglietti e altro ancora, stupirsi è da ingenui. Detto ciò, in questo caso credo che si tratti di imbecilli che fanno scoppiare un petardo senza capire cosa può succedere con una folla del genere e in un momento del genere. Un comune e i sindaci di qualsiasi città devono sapere che in questo momento le cose non sono come sono sempre state: siamo sotto una guerra. Come fanno a non capirlo".

Lei ha parlato di imbecilli, come si puniscono?


“Con il Codice, procurato allarme e forse anche qualche altro reato visto che c'è un bambino che sta tra la vita e la morte. Di questo se ne occuperanno i giudici, per favore però non parliamo di bravata, non facciamo sempre i buonisti della domenica perché è insopportabile. Una bravata è quando un bambino di 8 anni tira un tric trac, qui siamo di fronte a persone adulte che sanno che c'è una piazza colma, che io conosco molto bene, con vie di fuga relative. La parte centrale della piazza è senza vie di fuga, prima che arrivi all'angolo per uscire ti possono passare sopra centinaia di persone. Non accorgersi di questo e fare gli imbecilli, va punito in maniera seria. Spero che nessuno usi il termine bravata perché quello che hanno fatto è un reato gravissimo e poteva andare anche molto peggio. Quel bambino di 7 anni (uno dei 3 feriti gravi ndr) sarà traumatizzato per tutta la vita. Chi paga per questo?".

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