Catalogna, Becchi: "E' la globalizzazione che esplode. Attenti a Lombardia e Veneto"

05 ottobre 2017 ore 13:38, Americo Mascarucci
Cresce la tensione in Catalogna dopo i risultati del referendum indipendentista. Barcellona è pronta a proclamare la secessione mentre Madrid invia l'esercito. Il dibattito divampa anche in Italia e divide il centrodestra fra autonomisti e sovranisti. La leader di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni boccia i referendum autonomisti di Lombardia e Veneto scatenando le ire del governatore leghista Roberto Maroni che minaccia la rottura dell'alleanza. E il rischio è che la Catalogna possa contagiare anche altri paesi europei, Italia compresa. Intelligonews ne ha parlato con il filosofo Paolo Becchi.
Catalogna, Becchi: 'E' la globalizzazione che esplode. Attenti a Lombardia e Veneto'

Barcellona tira dritto verso l'indipendenza, Madrid manda l'esercito. L'Europa non si intromette ma difende le ragioni del governo spagnolo. In Italia la crisi catalana divide il centrodestra? Chi ha ragione?

"L'idea dello stato sovrano e centralista che personaggi come la Meloni si ostinano a difendere è in realtà morto e sepolto. Quell'idea poteva andare bene negli stati totalitari, il fascismo e il franchismo per esempio, dove appunto se una regione decideva di andare per conto proprio veniva militarizzata. Questa idea di stato leviatanico è in via di dissoluzione. Dobbiamo partire dal presupposto inverso, ossia che è diritto dei popoli stare con chi vogliono. Quindi bisogna stare con chi si vuole e con chi ci vuole. La Catalogna ha tutto il diritto di organizzarsi come stato autonomo e mi pare abbia pure dei motivi reali. Hanno tentato in tutti i modi di raggiungere una maggiore autonomia e questo gli è stato negato. Non gli è rimasta che questa soluzione. Badate bene che la stessa cosa potrebbe accadere anche in Italia".

Però scusi, ogni Stato ha una costituzione che non può essere violata. La Catalogna lo ha fatto e si è posta di fatto sul piano dell'illegalità. Come si può difendere ciò che è illegale?

"Ci sono due diritti fondamentali superiori a qualsiasi costituzione. Il diritto di resistenza e il diritto di secedere. Sono due diritti naturali che spettano a ciascun popolo e che sono pre politici".

Sta dicendo che le costituzioni non servono a nulla?

"La Costituzione può dire ciò che vuole. Quando un popolo decide di non far più parte di uno Stato, ha il diritto di andarsene. E' un diritto naturale".

Se la costituzione stabilisce però che una nazione è indivisibile, lo Stato centrale ha il diritto di salvaguardare l'unità nazionale. O si vuole negare anche questo?

"Il governo centrale deve pensare a come realizzare un divorzio politico consensuale. Quello che non ha mai cercato di fare Rajoy che non ha fatto nulla per venire incontro alle esigenze legittime dei catalani reprimendo il dissenso con la polizia e l'esercito".

Sì, ma che altro doveva fare Rajoy se non inviare l'esercito in una situazione del genere? 

"Ma possibile che non riuscite a capire che il mondo è cambiato. Quanto sta avvenendo in Catalogna è la dimostrazione più evidente che la globalizzazione è fallita. La globalizzazione ha favorito la riscoperta delle piccole patrie. E' una reazione ad un processo di omogeneizzazione globale. Ci volete tutti omogenei? Ebbene, noi torniamo ai localismi. Quello che sta avvenendo oggi non è storicamente paragonabile ad altre epoche storiche come la guerra di secessione americana. L'idea che lo Stato debba reagire duramente, è una logica del passato ormai superata che non si addice più alla realtà odierna".

Molti però dietro la vicenda catalana vedono proprio l'ombra del globalismo. Non sono proprio i mondialisti a volere la disgregazione degli stati nazionali, delle patrie, delle sovranità?

"Non c'entra nulla. Qui non si stanno distruggendo gli Stati, se ne creano di nuovi. Invece di uno ce ne saranno due. Invece della Cecoslovacchia abbiamo oggi la Repubblica Ceca e la Slovacchia. Tutto ciò non implica la distruzione degli Stati nazionali ma una nuova idea di nazione. La nazione è ciò in cui uno si sente di appartenere. I catalani oggi non si sentono più parte della Spagna. Il modo in cui sono stati trattati ha peggiorato la situazione. Se il referendum era illegale bastava farlo svolgere regolarmente e poi ribadirne l'illegalità. Invece hanno adottato il pugno duro e hanno creato una situazione ancora più esplosiva. Si rischia la guerra civile per colpa di un premier debole, che non ha una maggioranza e che non potrebbe nemmeno prendere certe decisioni. Avrebbe dovuto soltanto negoziare perché c'è una sostanziale differenza fra legittimità e illegalità. Il referendum sarà anche illegale dal punto di vista costituzionale ma perfettamente legittimo perché è legittimo il diritto all'autodeterminazione della Catalogna". 

Vede analogie fra la Catalogna e i referendum autonomisti in Lombardia e Veneto?

"Attenti a prendere sottogamba questi referendum per altro del tutto legali. Anche se da noi non c'è una forte tradizione autonomista come in Catalogna, sottovalutare l'importanza di questi referendum significherebbe non aver capito niente della lezione catalana. Il governo centrale dovrà tenere conto dei risultati e sedersi intorno al tavolo con Maroni e Zaia per negoziare ciò che i cittadini chiederanno". 

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