Referendum, Veneziani: "Renzi tornerà da martire, ma il centrodestra non è pronto"

06 dicembre 2016 ore 11:55, Adriano Scianca
"Speravo che Renzi rimanesse al governo". La frase, in bocca allo scrittore Marcello Veneziani, certo non sospettabile di simpatie nei confronti del Pd, può stupire. Il fatto è, spiega l'intellettuale a IntelligoNews, che "il centrodestra non ha assolutamente pensato a un'alternativa in questi anni. In un anno, un anno e mezzo di tempo per arrivare alle elezioni si poteva tentare l'estrema speranza di far nascere qualcosa".

Prima tutti con Renzi, ora tutti contro: siamo alla solita sindrome da Piazzale Loreto?

«Questo è un Paese che ha sempre bisogno di avere un punto di riferimento, in positivo e in negativo. Un Paese monarchico o monomaniaco per definizione. Cerchiamo sempre l'uomo che risolva tutti i problemi, mai pensando alla necessità di cambiare un sistema, una classe dirigente etc. Poi, con la stessa logica, inveiamo contro il capo facendone il capro espiatorio di tutto quello che è accaduto. Lo spettacolo con Renzi è stato assolutamente analogo. Lui, d'altra parte, si è attirato tutti i fulmini perché ha fatto un interminabile one man show. Praticamente tutte le energie erano rivolte verso o contro di lui».

Referendum, Veneziani: 'Renzi tornerà da martire, ma il centrodestra non è pronto'

Nel grande fronte anti-renziano un ruolo, magari minoritario, può averlo giocato anche il Family Day?

«Credo che ci sia un effetto cumulo: ognuno aveva una motivazione sua specifica. Un rancore di ordine personale, un motivo di ordine ideologico... Tra i motivi di ordine collettivo e non personale, c'era da una parte chi voleva salvaguardare la santità della Costituzione, ma era una minoranza. C'era poi un'altra minoranza che vedeva in Renzi colui che stava realizzando in modo rapido e indolore quelle norme bioetiche che stanno sradicando la nostra società. Il tratto che accomuna tutti i no è il rifiuto di chi governa. Quello è l'elemento primario, poi ognuno aggiunge un motivo suo specifico».

È possibile che tra qualche mese, alle elezioni, il grande sconfitto di oggi, Renzi, sarà di nuovo il grande vincitore? In fondo ha preso comunque il 40% e anche il suo discorso d'addio è piaciuto molto perché, secondo alcuni, ha restituito un premier più umano...

«Rientra ancora in quel ciclo infinito che dicevamo prima e che contempla prima il salvatore, poi il capro espiatorio, infine il martire da compatire. È la terza fase di una personalizzazione eccessiva della politica. A questa propensione psicologica degli italiani si aggiunge però un fatto vero: la mancanza di alternative, quella che porta inevitabilmente a dire che l'ultimo film che abbiamo visto è l'ultimo che ci rimane in memoria. Di conseguenza Renzi resta l'unica soluzione, anche se non credo che possa contare sul 40% dei voti: in quel risultato c'è una parte che votava per Renzi e un'altra che voleva cambiare nonostante lui».

A proposito della mancanza di alternative: il centrodestra sembra tutt'altro che pronto a sostituire il Pd al governo, non crede?

«Il centrodestra non ha assolutamente pensato a un'alternativa in questi anni. Ha dei leader che funzionano bene in televisione ma che non sono proponibili come leader di governo e ha poi un vecchio leader imbalsamato che pretende di essere scongelato e di tornare in politica. In questo quadro il centrodestra appare improponibile. Devo dire che proprio per questo speravo che rimanesse Renzi al governo, perché in un anno, un anno e mezzo di tempo per arrivare alle elezioni  si potesse tentare l'estrema speranza di far nascere qualcosa nel centrodestra, cosa che ovviamente ora non c'è».
caricamento in corso...
caricamento in corso...