Referendum, Adinolfi: "È il momento della coerenza dei cattolici anti-Renzi: il PdF c'è"

06 dicembre 2016 ore 13:38, Adriano Scianca
"Renzi verso le larghe intese. L'obiettivo è capire come essere efficaci di fronte al protagonismo renziano, che è stato un protagonismo contro la famiglia". Parola di Mario Adinolfi, direttore de La Croce e fondatore del Popolo della Famiglia. Che a IntelligoNews spiega: "dal referendum emerge è la cialtronaggine della classe politica italiana".

Prima tutti renziani, ora non se ne trova più uno. Adinolfi, siamo alle solite?

«Il giorno prima del referendum ho scritto un editoriale sulla Croce intitolato “Io, che sono un renziano della prima ora, voto No”. Ho voluto rivendicare l'energia del renzismo prima maniera, quello del 2012. Il Renzi che ha incontrato il potere è però un Renzi che si è profondamente trasformato. Dal Renzi della rottamazione ci siamo ritrovati il Renzi dell'establishment, quello che occupa manu militari la Rai, quello che vuole una legge elettorale su misura e addirittura prova a manomettere la Costituzione per le proprie esigenze politiche. Ora siamo alla legge del contrappasso, che riguarda tutta la classe politica italiana». 

Referendum, Adinolfi: 'È il momento della coerenza dei cattolici anti-Renzi: il PdF c'è'

In che senso?

«Renzi voleva avere una legge elettorale che ci facesse sapere la notte stessa delle elezioni chi avesse vinto e ora si muove in un orizzonte proporzionalista per far valere il suo 30% all'interno di una logica di grande coalizione. Grillo, che dal canto suo ci aveva spaccato la testa sull'Italicum quale legge che produce la deriva autoritaria, chiedendo il ritorno al proporzionale, ora chiede l'estensione dell'Italicum anche al Senato, perché scopre che è una legge che gli conviene. Quello che emerge è la cialtronaggine della classe politica italiana, che non riesce a ragionare in base agli interessi generali».

Sul No hanno pesato anche le istanze del Family Day?

«Io ritengo che il Popolo della Famiglia, in particolare, che ha fatto circa 200 iniziative in questa campagna referendaria, abbia dato una motivazione molto specifica al proprio No. Sono convinto che, in termini di consenso, Renzi, che sosteneva il Family Day nel 2007, abbia pagato un prezzo enorme scegliendo invece la piattaforma del gay pride nel 2015-2016. È un trend valido a livello internazionale: Cameron che trasforma la legge sulle unioni civili in matrimonio egualitario, Hollande che vara il mariage pour tous in Francia, Obama e la Clinton che sono proni alla lobby lgbt sono tutti travolti dal sistema al loro primo esame vero. Renzi ha pagato molto. Se tu vuoi fare il Partito della nazione e lo fai contro la nazione e i suoi valori culturali, l'operazione non può riuscire».

Cosa succederà ora secondo lei?

«Credo che ci sarà una prosecutio dell'attuale governo, magari senza Renzi, ma con Padoan o con Alfano, che sbrighi gli affari correnti. Poi, con il ritocco della legge elettorale, si andrà al voto in primavera».

È possibile che Renzi, il grande sconfitto del referendum, possa essere di nuovo, in primavera, il grande vincitore?

«Renzi sicuramente svolgerà un ruolo. Non credo all'anno sabbatico di cui parla la Stampa. Renzi metterà a frutto la quota di consenso maturata nel referendum. Ovviamente la legge proporzionale voluta in funzione antigrillina mette al centro di qualsiasi governo di larghe intese il Pd renziano e probabilmente lo stesso Renzi. È chiaro che lui sarà ancora protagonista. Quello che dobbiamo capire è quale sarà il protagonismo dei cattolici che si sono schierati contro Renzi. È il prossimo obiettivo del Popolo della Famiglia e di quel milione di persone che hanno partecipato al Family Day. L'obiettivo è capire come essere efficaci di fronte al protagonismo renziano, che è stato un protagonismo contro la famiglia».

E in tutto questo, il centrodestra che fa?

«Il centrodestra è spappolato tra vari interessi di bottega non conciliabili. Leggo che Daniele Capezzone, che proponeva i matrimoni a tre, ora fa il gruppo parlamentate con Quagliariello, ovvero il sedicente campione del cattolicesimo intransigente. Il centrodestra è sconclusionato dal punto di vista valoriale. È quindi difficile costituire una coalizione unita e vincente».
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