Morte dignitosa a Riina, per Sgarbi: "Non solo si può, si deve. Ce lo dice Cesare Beccaria"

06 giugno 2017 ore 16:59, Americo Mascarucci
"Anche Salvatore Riina ha diritto ad una morte dignitosa". Lo ha stabilito la Corte di Cassazione che ha ordinato al Tribunale di Sorveglianza di Bologna di rivedere la contrarietà mostrata di fronte alla richiesta dei legali del boss mafioso di un differimento della pena, con possibilità di uscire dal 41 bis ed essere curato, o agli arresti domiciliari o in una struttura ospedaliera. Una sentenza che naturalmente ha indignato i familiari delle vittime di mafia, trattandosi per altro del più sanguinario boss di Cosa Nostra condannato al regime del carcere duro dopo che a suo carico sono stati ricondotti una lunga serie di omicidi puniti con più ergastoli. Ma può uno come Riina meritare la pietà considerando quanta poca lui ne abbia avuta nei confronti di tanti servitori dello Stato fatti assassinare in modo atroce (vedi Falcone e Borsellino ma anche gli omicidi di Rocco Chinnici e del generale Dalla Chiesa)? Può avere diritto ad una morte dignitosa? Intelligonews lo ha chiesto a Vittorio Sgarbi che più volte in passato si è battuto insieme ai Radicali per la difesa dei diritti dei detenuti.

Riina ha 86 anni, stando ai medici sarebbe gravemente malato. La Cassazione ritiene che abbia diritto ad una morte dignitosa. Ma si può avere pietà per il "capo dei capi"?

"Non solo si può, si deve. I diritti umani devono prevalere su qualsiasi comprensibile ritorsione o desiderio di vendetta. Se un uomo è uno spietato assassino, ciò non significa che lo si debba lasciare morire o che non si debba rispettare la sua dignità di essere umano. Tutti i partiti, ad eccezione dei Radicali, oggi trovano giusto per prendere voti criticare la decisione della Cassazione ma ritengo che i giudici abbiano affermato un principio sostanzialmente giusto. Nel momento in cui un detenuto passa da un regime di carcere duro ad un ospedale il fatto di essere un assassino non comporta automaticamente il fatto che non debba essere curato adeguatamente. Il Riina di oggi è soltanto un uomo destinato a morire".
Morte dignitosa a Riina, per Sgarbi: 'Non solo si può, si deve. Ce lo dice Cesare Beccaria'

Però i familiari delle vittime di mafia, Rita Dalla Chiesa su tutti, hanno evidenziato come Riina non abbia avuto nessuna pietà per le persone che ha fatto uccidere e che magari, come il capitano Basile o il commissario Ninni Cassarà avevano figli piccoli da crescere.

"Comprensibile dicano questo, ma lo Stato non può vendicarsi, lo spiega chiaramente Cesare Beccaria. Perché in Italia non abbiamo la pena di morte? Il criminale uccide, ma lo Stato non può mai uccidere. Un paese civile non ha la pena di morte. Se l'avesse si porrebbe sullo stesso piano degli assassini. Negare a Riina il diritto ad una morte dignitosa significa escludere tutte le conquiste dell'uomo e dello stato di diritto nei confronti del crimine. E' chiaro che se noi facessimo un sondaggio chiedendo agli italiani se Riina meriti o meno la pena di morte, la stragrande maggioranza risponderebbe di sì. Ma lo Stato non può dare seguito al desiderio di vendetta del popolo. Se lo facesse allora il diritto non avrebbe ragione di esistere e non potremmo più considerarci un paese civile".

Però c'è chi dice che farlo morire in casa propria a Corleone come vorrebbero i suoi legali, potrebbe favorire il pellegrinaggio e la devozione verso quello che per molti in Sicilia continua a restare un simbolo

"Non esageriamo. Non è detto che se Riina è malato al punto di non reggersi più neanche in piedi come mi dicono, debba morire nel proprio letto. Credo che nelle condizioni in cui si trova il posto più idoneo per morire sia un ospedale, non la propria casa, anche se poi a stabilirlo dovrà essere il medico".

Lei a suo tempo si schierò insieme a Pannella ed altri contro il 41 bis. Oggi è ancora dell'idea che sia una mostruosità giuridica?

"E' chiaro che se uno uccide sua madre, nel momento in cui lo prendono vorrebbe torturarlo. Ma lo Stato non può torturare nessuno. Lo Stato non uccide e non tortura e il 41 bis ritengo sia una forma di tortura che non può appartenere allo stato di diritto".

In queste ore c'è stato chi ha azzardato un paragone. Ci si preoccupa di garantire una morte dignitosa a Riina nel momento in cui Dj Fabo è dovuto andarla a cercare in Svizzera con il suicidio assistito. E' un paragone giusto secondo lei?

 "Un paragone del tutto infondato. Se lo Stato non consente l'eutanasia per i malati terminali questo forse è un limite dello Stato ma non c'entra niente con Riina e la sua vicenda umana. Piuttosto la vicenda di Dj Fabo come quella di Riina dimostrano come sempre più spesso il Parlamento che dovrebbe fare le leggi non le fa e sono i giudici a colmare i vuoti  e le imperfezioni legislative. Sul caso di Riina, ripeto, lo Stato umano deve prevalere su quello inumano. L'Italia non è né la Libia, né l'Iraq. Se Saddam Hussein fosse vissuto in Italia non sarebbe stato ucciso, siccome però stava in Iraq e quando era al potere ha ucciso un numero imprecisato di persone, quando è stato catturato dai nemici è stato punito alla stessa maniera, ossia con la morte. Stessa sorte è toccata anche a Gheddafi. Anche in Italia per Riina tanti vorrebbero una fine analoga. Anche se non può essere ucciso almeno lo si lasci morire senza dignità e senza cure. Francamente non credo che un uomo ridotto in quelle condizioni possa essere pericoloso". 
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