Tallin, Borghi: "Siamo in guerra su più fronti. Da Germania shock ad arte"

06 luglio 2017 ore 13:03, Americo Mascarucci
La questione dei migranti sarà oggi sul tavolo del Vertice di Tallinn dove però sembra ormai assodato che nessuno si farà carico di aiutare l’Italia. Germania, Francia, Spagna e Belgio dicono no all’apertura dei porti, l’Austria fa marcia indietro sull’esercito al Brennero ma specifica che la misura non sarà attuata "nell’immediato". Oggi no, domani chissà. Insomma, l’Italia è sempre più sola e a questo punto molti si chiedono se il vertice di Tallinn alla fine non certificheràla fine dell’Europa. Intelligonews ne ha parlato con l’economista Claudio Borghi.
Tallin, Borghi: 'Siamo in guerra su più fronti. Da Germania shock ad arte'

L’Italia sempre più invasa da migranti mentre gli altri paesi, Germania in testa, dicono no all’apertura di nuovi porti, alla faccia della solidarietà europea. Tallinn sarà la fine dell’Europa?

"Lo sfascio c’è già e risale ai tempi della Grecia. Se non ci siamo resi conto che con l’irrompere della crisi greca questa menzogna di un’Europa unita nasconde in realtà l’aggressione di alcuni popoli verso altri dove a farla da padrone è la legge del più forte, che altro dobbiamo aspettarci per prenderne piena consapevolezza? Stare in Europa comporta dei vantaggi che si prendono i più forti, e svantaggi che invece sono scaricati sulle spalle dei più deboli. L’immigrazione è uno di questi. C’è un dominus che è la Germania che sta portando avanti una politica di annessione industriale del resto d’Europa con armi non convenzionali che sono finanziarie e demografiche. Il via all’invasione dei migranti è stato dato dalla Germania con un segnale devastante come le immagini degli immigrati accolti con le corone di fiori alla stazione di Monaco. Quello è stato il segnale evidente che l’Europa era pronta ad accogliere tutti indistintamente".

Però qui ad accogliere è solo l’Italia. Gli altri i loro porti li tengono chiusi? E allora?

"Il messaggio della Germania in quel caso non era un messaggio di solidarietà ma di interesse. La Germania ha fatto arrivare quelli che servivano a migliorare la propria produzione industriale, poi ha lasciato tutti gli altri, conscia della potenza destabilizzante che un’invasione di massa avrebbe provocato, agli altri paesi, l’Italia su tutti. Ora è chiaro che l’interesse della Germania è impedire che questi si avvicinino il più possibile alle sue frontiere. Non voglio fare il complottista ma ci sono fatti evidenti che non possono essere trascurati. A casa mia, due più due fa quattro”.

Quali sono questi fatti?

"Sono stati prodotti ad arte degli shock laddove conveniva farlo per poi bloccarli nel momento in cui andavano a compromettere gli interessi della Germania. Prendiamo il caso della Grecia. Nel momento in cui arrivo ad affermare che il debito pubblico di un paese dell’eurozona è a rischio,  in quello stesso momento produco uno shock con il risultato che i soldi vanno a finire nel paese più sicuro che è la Germania. I tassi di interesse del debito pubblico tedesco vanno a zero mentre noi con lo spread andiamo a fondo. Poi ci sono i migranti e la crisi libica. Chi è che aveva concluso accordi con la Libia per fermare le partenze? L'Italia ai tempi di Gheddafi e per tutta risposta ci ritroviamo oggi, grazie all'intervento francese, un governo libico assurdo che non è in grado di controllare nulla. Ma poi scusate, ma davvero soltanto oggi ci accorgiamo del problema dei migranti? Ma quante volte abbiamo chiesto di sapere quanti erano quelli che sbarcavano in Italia? Ci rispondevano che la priorità era l'accoglienza indipendentemente dal fatto che noi fossimo o meno in grado di farci carico della massa migratoria. Oggi ci dicono che siamo in emergenza. La verità è che ci stiamo facendo sparare addosso da tutte le parti e diciamo pure grazie. Siamo sotto attacco, c'è chi ha interesse a destabilizzare socialmente, economicamente e culturalmente il nostro Paese per poi raccogliere i cocci". 

Come può difendersi l'Italia? Cosa dovrebbe fare?

"La verità è che siamo in guerra, attaccati su più fronti, ma mentre nelle guerre tradizionali ci sono le armi per potersi difendere, qui non ci difendiamo nemmeno. Abbiamo rinunciato a farlo".  
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