Pietro Maso da Costanzo, Crepet: "No a Tv per soli buoni: cosa è mancato in carcere"

06 ottobre 2017 ore 13:54, Americo Mascarucci
"Purtroppo no, io ho un problema non riesco ad esternare la sofferenza che ho tramite le lacrime e sto molto male. Prego perché Dio mi consenta di piangere, non ci riesco. È successo durante la carcerazione una volta, ma non potevo fare vedere ai detenuti che piangevo altrimenti sarei rimasto schiacciato dagli altri". E’ uno dei passaggi dell’intervista di Maurizio Costanzo a Pietro Maso, intervista che ha scatenato molte polemiche. Era il 1991 quando uccise i suoi genitori Antonio Maso e Rosa Tessari, a Montecchia di Crosara, in provincia di Verona. Venne condannato a trent’anni di carcere, è uscito, in semilibertà, dopo ventidue. Oggi Maso si definisce pentito e dichiara di pensare sempre ai genitori. Quanto è sincero considerando anche che nel gennaio del 2016 è stato indagato per estorsione nei confrinti delle sorelle con tanto di intercettazioni telefoniche in cui minaccerebbe di far fare loro la stessa fine dei genitori? Intelligonews lo ha chiesto allo psichiatra Paolo Crepet.
Pietro Maso da Costanzo, Crepet: 'No a Tv per soli buoni: cosa è mancato in carcere'

Ha fatto bene o no Maurizio Costanzo ad invitare in Tv Pietro Maso?

"Il problema non è dare voce o meno voce, ma come la si dà. Io non credo certamente che Pietro Maso abbia trovato la santità sulla via di Damasco ma la nostra civiltà è una civiltà del diritto che è basata anche sul diritto di chi sbaglia a rivedere i propri errori. Spero abbia compreso il senso di ciò che ha fatto, questa è la cosa più importante. Questo può anche avvenire attraverso un'intervista che non necessariamente deve rappresentare un momento di glorificazione. Ma nel mondo esiste anche il male, non si può far finta che i Pietro Maso non ci siano, nè pretendere che la Tv si occupi soltanto dei buoni. Il male non può essere occultato e ci si deve confrontare anche con esso".

Nell'intervista Maso dice di non essere mai riuscito a piangere per i suoi genitori pur avendo voluto farlo tante volte. Che significa questo?

"Significa che la pena carceraria è inutile e di questo sono sempre più convinto. Il carcere non ha alcuna funzione riabilitativa e potrebbe addirittura peggiorare la condizione del detenuto, spingendolo a diventare peggiore di quanto è realmente. La chiamo insensatezza del sistema carcerario. Con questo ovviamente non intendo dire che tutti i delinquenti devono essere lasciati liberi. Se uno delinque è giusto che venga privato della libertà, ma la privazione della libertà senza alcuna attività di recupero non serve a nulla".

Cosa è mancato nel caso di Maso? Per altro due anni fa al telefono pare dicesse che avrebbe voluto far fare alle sorelle la stessa fine dei genitori

"Maso all'epoca dei fatti era molto giovane, e più le persone sono giovani più sarebbero necessarie delle misure che vadano oltre la carcerazione. Non basta mandare la psicologa ogni quindici giorni, ma questo non è colpa di nessuno. Si è mai chiesto perchè in Europa il rischio di recidiva per chi esce dal carcere è molto più basso che da noi? Questo perché durante la detenzione il detenuto è sottoposto ad adeguate misure riabilitative. Sarebbe interessante sapere come ha impiegato il proprio tempo Maso quando stava in carcere. Non credo sia stato sottoposto ad un reale recupero terapeutico. Che lui oggi dica di non essere riuscito a piangere per i suoi genitori pur volendolo, significa che è mancata in lui una piena ricostruzione della coscienza. Chi uccide in quel modo è persona che ha un tasso di indifferenza spaventoso. E' questo che va ricucito con la stessa meticolosità con cui il chirurgo ricuce una ferita. Uno psicologo deve ridare a questa persona il senso della differenza e non dell'indifferenza. Nel caso di Maso questo temo non sia avvenuto. Che sia realmente cambiato questo io non posso dirlo". 
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