Attacco Trump in Siria, Purgatori: "Era annunciato, ma c'è telegramma alla Corea"

07 aprile 2017 ore 15:28, Andrea De Angelis
Un attacco quasi "annunciato". E soprattutto simbolico. Così il giornalista Andrea Purgatori, esperto di geopolitica internazionale, in un'intervista a IntelligoNews commenta l'offensiva statunitense in Siria. I 59 missili americani partiti dalle navi nel Mediterraneo hanno causato, secondo Damasco, 15 vittime di cui nove sono civili. Ma quello che viene inserito in un contesto mediorientale non è secondo Purgatori da leggere solo così. Infatti per il giornalista "Trump ha voluto mandare un telegramma a Kim Jong-un", dunque questi missili possono essere considerati una sorta di "avvertimento mondiale".

Siamo davanti a un cambio di strategia da parte di Trump?
"Certamente, è evidente che Trump ha voluto immediatamente mettere in chiaro che con la burocrazia della diplomazia edi negoziati lui ha un atteggiamento pragmatico. Per questo decide un attacco. C'è poi qualcosa da dire soprattutto per quanto riguarda il rapporto con Putin". 

Mosca ha detto che questa è una "aggressione sul pretesto". Definizione corretta?
"L'attacco è deciso non sulla base di un'indagine internazionale, ma di una presunzione. Voglio sperare che l'intelligence americana abbia sufficienti prove per stabilire che effettivamente quella è la base da dove sono partiti gli aerei e che davvero le armi chimiche siano state sganciate dai siriani. Purtroppo in passato, mi riferisco all'invasione dell'Iraq, siamo stati abituati a una serie di decisioni prese sulla base del nulla. Le famosi armi chimiche di Saddam Hussein non c'erano, furono un pretesto e una finzione anche esposta davanti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con dati totalmente falsi". 

Attacco Trump in Siria, Purgatori: 'Era annunciato, ma c'è telegramma alla Corea'
Gli Stati Uniti hanno lanciato 59 missili. 
"Di cui secondo i russi soltanto 23 andati a segno. Lanciare 59 missili su una base aerea non causa la morte di sole quindici persone. C'è poi la notizia ufficiale che Washington ha avvertito Mosca per far sì che i militari russi si potessero allontanare per tempo dalla zona. Io ho la sensazione che questo bombardamento alla fine sia stato fatto su una base praticamente deserta, altrimenti non può esserci un bilancio così basso". 

Un attacco simbolico?
"Sì, in qualche modo anche annunciato. Nel senso che se io immagino una qualunque base aerea e ci scarico sopra anche soltanto 23 missili, mi sembra difficile che possa uccidere solo 6 militari. Attenzione poi a un punto importante. Questo attacco alla Siria, che tutti stiamo inserendo in un contesto geopolitico molto preciso, ovvero il Medio Oriente, secondo me dal punto di vista americano è anche un messaggio al signor Kim Jong-un in Corea. Non è soltanto una risposta a quanto successo due giorni fa, ma una sorta di avvertimento...".

Mondiale?
"Esatto. Questa cosa l'aveva annunciata parlando della Corea del Nord qualche giorno fa. Aveva detto che la pazienza era finita e che avrebbe preso, se le cose fossero andate così, delle decisioni militari diverse. Dunque questi missili lanciati in Siria sono anche un telegramma mandato a Pyongyang. Non li farei diventare soltanto una cosa siriana". 

Assad è l'anello debole da sacrificare o non è ancora chiaro il suo futuro?
"Credo che il suo futuro sia stato già deciso da tutti, compresi i suoi alleati. Un futuro che si riferisce a una ridefinizione di quell'area nel momento in cui si risolverà il problema Isis. Un futuro da pensionato, nel quale non è previsto che lui rimanga. Dovremmo avere una conferenza alla quale parteciparanno tutti per un negoziato nel quale è previsto che Assad faccia un passo indietro. Resta ancora al suo posto perché, a questo punto, un cambio al vertice a Damasco è una cosa che complicherebbe tutto. Molto meglio avere un signore tenuto sotto scacco sia dagli alleati russi che dagli avversari americani piuttosto che non si sa bene chi al suo posto". 

#siria #usa #trump 
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