Culle vuote, Crepet: "40enni vecchi dentro e secolarizzati. Infetteremo anche gli immigrati"

07 marzo 2017 ore 11:18, Andrea De Angelis
Le nascite in Italia confermano la tendenza alla diminuzione, con 474.000 nuove nascite nel 2016. Nel 2015 erano state 486.000. Lo comunica l'Istat, che ha diffuso le stime 2016 degli Indicatori demografici. Insomma, un record negativo che dovrebbe far riflettere ogni settore della società. Nessuno escluso. Una notizia simile richiede di fermarsi un attimo e capire. Comprendere. IntelligoNews ha provato a farlo con lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet...

Culle vuote in Italia, il Paese è sempre più vecchio. Al di là del dato culturale ed economico, c'è anche un aspetto psicologico? Si teme di diventare genitori nell'Italia del XXI secolo?
"Mi permetta di dire innanzitutto che questa è paradossalmente un'ottima notizia. Un Paese che non sa educare è bene che faccia pochi figli. Con genitori che non sanno se andare in palestra o alle Maldive piuttosto che mettere al mondo un figlio, io penso sia meglio che vadano alle Maldive. Se quando li mettiamo al mondo li diseduchiamo, dico che, il mio è un paradosso, è una buona notizia". 

Si parla poco dei bambini?
"Ce ne preoccupiamo leggendo le statistiche sulle natalità, ma poi non ce ne frega niente! Abbiamo un tasso bassissimo di rapporto bambini-asili. Poi c'è gente che va in discoteca e lascia i figli in macchina. Meglio non farli allora". 

Culle vuote, Crepet: '40enni vecchi dentro e secolarizzati. Infetteremo anche gli immigrati'
C'è anche chi punta il dito contro la cosiddetta cultura sterile, dal gender all'eutanasia, fino alle droghe leggere. Un fenomeno che ha un suo peso?

"Il gender credo che non c'entri proprio nulla e neanche tanto la marijuana. C'entra invece quella che io chiamo selfish community, cioè la comunità degli egoisti. Noi siamo diventati non solo una comunità di vecchi, il che è abbastanza evidente, ma soprattutto di vecchi che non sono anziani, ma che lo sono di testa. Quarantenni che pensano solo a loro stessi. Fare un figlio è un gesto di speranza. Siamo una società senza speranza e ci piace così. Inutile che facciamo il fertility day, ma che c... hanno nella testa questi qui! Fanno il fertility day e poi li lasciano nella macchina o li portano dalla nonna nel weekend. Ma la gente è mai stata in un tribunale, ha mai visto cosa succede ai bambini nelle coppie separate? Questo è il punto". 

Vi è poi la cultura della sostituzione, dunque a garantire una percentuale adeguata di giovani sono gli immigrati. Non c'è però il rischio che anche loro, al momento inclini a fare figli, vengano tra virgolette infettati dalla cultura di cui abbiamo parlato fino ad ora?
"Sì certo, magari fra dieci anni. Però al momento è l'unica parte della società positiva che abbiamo. Una parte potrebbe diventare come noi, di certo però oggi basta andare al mercato, vedere africani piuttosto che filippini per scoprire che ridono sempre. Vai dagli italiani e sono incazzati". 

Perché prima non era così?
"Ma lo eravamo anche prima! Quando dicono che non fanno figli perché c'è la crisi, capiscono che sono parole dette in libertà? Ma che c'entra la crisi? Noi negli Anni '50 non avevamo la crisi? Facevamo tre figli, non avevamo neanche il frigorifero. Ora hanno due telefonini a testa e non fanno figli per la crisi economica. Ma va va... ma chi ci crede". 

La secolarizzazione quanto ha inciso?
"La religione ha fallito, questo è evidente. Da noi sicuramente, poi se in America del Sud no è un altro discorso. Per me questo Papa parla al terzo mondo, ma è evidente quello che sta succedendo qui da noi: aumentano i matrimoni civili, aumentano le convivenze, diminuiscono le nascite. Facciano un po' di autocritica, spero ci sia un confronto su questo". 

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