Europa a due velocità, Sapelli: "Un pannicello caldo, Le Pen fa paura. Merkel fa la populista"

07 marzo 2017 ore 12:30, Andrea De Angelis
Un mese dopo, ma soprattutto a meno di venti giorni dal 60° anniversario dei Trattati di Roma, si torna a parlare di "Europa a due velocità". Una formula che non piace a tutti, anche perché lascia intendere che qualcuno resterà dietro. Così si parla anche (e non è detto che sarà questa la dicitura messa nero su bianco) di geometrie variabili, o di una maggiore cooperazione. Se aumentano gli accordi bilaterali, di conseguenza diminuisce quel senso profondo di unità continentale. IntelligoNews ne ha parlato con l'economista Giulio Sapelli...

L'Europa a due velocità potrebbe essere messa nero su bianco proprio a Roma. Che ne pensa?
"Sì, penso anch'io che Roma sarà l'inizio di questa divisione. Credo si tratti di un fallimento, della sconfitta di chi pensava che il sistema inventato da Jean Monnet, ovvero il funzionalismo in base al quale si staccavano pezzi di sovranità così che i popoli non se ne accorgessero, ha visto nello staccare la sovranità monetaria un qualcosa di troppo grosso. Adesso le divaricazioni sono potentissime, anche la Germania sta entrando in una crisi profonda. Diciamo che la divergenza anziché la convergenza si fa fortissima, così cercano come sempre di mettere un pannicello caldo. Di attutire. Di non dire la verità al popolo". 

Europa a due velocità, Sapelli: 'Un pannicello caldo, Le Pen fa paura. Merkel fa la populista'
Qual è la verità?

"La verità è che questo sistema non funziona, bisognerebbe rinegoziare il Trattato di Maastricht, abolire il fiscal compact, togliere il vincolo del 3%. Se invece fanno le due velocità in questo modo populistico, loro sì che sono populisti quando non dicono la verità, ammettono che le divergenze sono sempre più forti". 

Venendo all'Italia, c'è il rischio che lo Stivale diventi il Sud dell'Europa?
"Questo già accade. Siamo però chiari, l'Italia è ora quello che era nella Prima guerra mondiale. Una terra di mezzo, il primo degli ultimi e l'ultimo dei primi. Non bisogna esagerare. L'Italia ha un Nord e un Sud che rappresentano plasticamente il Nord e il Sud dell'Europa. Questa è una cosa che in maniera ipocrita nascondiamo, cioè la questione meridionale. Da quando c'è questa Europa tecnocratica, con l'austerità la divergenza tra Nord e Sud è arrivata alle stelle". 

Il tema delle due velocità lo trattammo già un mese fa, intervistando vari personaggi. Ettore Gotti Tedeschi, ad esempio, ci disse che con le due velocità l'Italia sarebbe letteralmente spolpata. Lei pure teme questo, potremmo essere spolpati dalla Germania?
"L'Italia è già stata spolpata, alla Francia vanno le banche e alla Germania l'industria. La campagna in Italia è attiva da molti anni (ride, ndr). Quando abbiamo classi dirigenti che non sono legittimate dalla propria nazione, ma dall'appartenenza a una tecnocrazia europea, quello che fanno è vendere pezzi del territorio nazionale all'estero. Ma è una vecchia cosa, già Gramsci e Vincenzo Cuoco lo avevano detto". 

Molti dicono che l'Europa a due velocità è una risposta ai populismi, si guarda con preoccupazione soprattutto a Francia e Olanda. Lei però ha detto che i veri populisti sono loro, dunque?
"Non dicono la verità, quello che pervade la tecnocrazie europee, soprattutto la Germania della Merkel è l'angoscia, la paura. La cosa più forte che oggi c'è nelle tecnocrazie è questa. La Germania se vince Le Pen è totalmente isolata. Ricordiamoci sempre che il cuore economico dell'Europa è la Germania, ma quello politico è la Francia". 


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