Marchionne lascia Fca, per Sabella ha "un futuro in politica per l'industry 4.0"

07 marzo 2017 ore 15:14, Marta Moriconi
"La Panda andrà altrove, ma non ora, intorno al 2019-2020. Lo stabilimento di Pomigliano ha la capacità di fare altre auto". Così l'amministratore delegato di Fca, Sergio Marchionne, al Salone dell'Auto di Ginevra. IntelligoNews ha intervistato Giuseppe Sabella, direttore di Think-in e esperto di relazioni industriali oltre che di Fiat.

"Panda andrà altrove, ma non ora, intorno al 2019-2020". Come va interpretato l'annuncio dell'ad di Fca, Sergio Marchionne proprio ora?
Marchionne lascia Fca, per Sabella ha 'un futuro in politica per l'industry 4.0'
"Partiamo col dire che ogni qual volta Marchionne parla e soprattutto annuncia qualche nuovo programma, si muovono naturalmente tutti gli organi di informazione e sembra sempre che Fiat in Italia stia smantellando. Fiat negli ultimi 10 anni è stata tra i casi che più hanno appassionato gli italiani. Nella fattispecie, l'annuncio di oggi è motivato dal fatto che si tratta di operazioni industriali lunghe e complesse e che, quindi, vanno preparate e gestite".

Lo spostamento della produzione della Panda in Polonia, ci sono dei sospetti. E lo stabilimento di Pomigliano che "può fare auto più complicate" come dice Marchionne. Quale futuro ci legge?

"Lo spostamento della produzione della Panda in Polonia non è una sorpresa, da tempo è risaputo di questa intenzione del Lingotto; e di per sé è un fatto positivo per almeno due ragioni: la nuova produzione a Pomigliano porterà il sito a piena occupazione - ancora ci sono un migliaio di lavoratori (su circa 5.000) in cassa integrazione; in secondo luogo, nello stabilimento campano crescerà la qualità del prodotto. L'intenzione dell'azienda è chiara: in futuro, in Italia, rimarranno solo modelli premium, ovvero Alfa, Maserati, Renegade e 500X. Sono quelli che garantiscono il futuro dell'occupazione. Il futuro di Pomigliano, a quanto si capisce dalle indiscrezioni, potrà essere invece con modelli Alfa o Jeep. Marchionne ha confermato che arriveranno un suv più piccolo dello Stelvio e uno più grande. Il piccolo potrebbe essere realizzato a Pomigliano e il grande a Mirafiori".

Cosa cambia per Marchionne ora che non c'è più Renzi?

"Praticamente nulla. Marchionne, è risaputo, aveva puntato sul giovane premier fiorentino. Ha creduto che con lui potesse iniziare un nuovo corso e, come ha potuto, lo ha sostenuto. Nelle economie avanzate, e non solo, oggi come oggi le attenzioni dei governi sono concentrate sullo sviluppo dell'industria, ci mancherebbe che - con o senza Renzi - l'Italia si permetta di trascurare la sua industria. Teniamo conto che proprio con Renzi è stato messo a punto il piano Calenda, primo vero programma di politica industriale - per quanto perfettibile - che questo paese abbia mai avuto. E lo stesso Calenda è ancora Ministro con il governo Gentiloni. Quindi, come si evince, da questo punto di vista non è cambiato nulla. Ma, al di là della politica industriale, i meriti per la rinascita dell'industria dell'auto in Italia e della sua continua crescita vanno non solo a Marchionne ma anche a chi con lui dal 2010 ha firmato quegli accordi che hanno permesso la restart di Fiat oggi FCA".

Un'ultima domanda, è arrivata ora una notizia bomba. Marchionne lascerà la Fiat a fine 2018. Pensione o ha altro per la testa?

"Mi viene proprio difficile pensare che Marchionne, nonostante i suoi 65 anni, possa andare in pensione a breve. È un uomo imprevedibile, potrebbe prolungare la sua esperienza in FCA - soprattutto nell'ottica di una nuova fusione (leggi GM) - come gettarsi in una nuova impresa industriale. Ma non escluderei che provi a battere una strada che non ha mai battuto nella sua vita, quella della politica. Sarebbe un grande ministro dello sviluppo economico e una delle poche teste in grado di aiutare un governo ad accompagnare quella trasformazione che in Italia è solo agli albori, ovvero Industry 4.0".

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