Macron, Gotti Tedeschi: "Ora vediamo reazione populista e finanziaria. Noi a rischio colonia”

09 maggio 2017 ore 12:45, intelligo
Il nuovo presidente e la nuova era. Se ne parla da giorni, cosa rappresenta Emmanuel Macron, eletto dai francesi con il 66,1% contro il 33,9% di Marine Le Pen,  allievo di Jacques 
Attali, e uomo della finanza, per la Francia e per l'Europa?
Mentre si apprende che la sua prima visita all'estero sarà a Berlino e che vedrà Trump il 25 maggio a margine del vertice Nato a Bruxelles, abbiamo chiesto al banchiere Ettore Gotti Tedeschi,  il primo italiano a uscire dalla Sema la prima scuola di consulenza strategica francese, un'analisi del voto avvenuto in Francia. Ma non solo. Tornando in Italia si sofferma con noi sulla "bomba Fiscal Compact", vera ipoteca sul nostro futuro.

Dopo il risultato in Francia, sembra che il sogno cosmopolita coinvolga tutti, sia i ricchi che i poveri. Condivide questa analisi?

''Il risultato in Francia conferma ancora una volta la teoria delle due velocità con cui il potere si afferma: la prima velocità con cui il potere globale ha cercato di imporsi ha creato la crisi attuale, ed ha fallito. La seconda velocità tiene conto del fallimento e recupera con un moderato alla Macron. Macron dovrebbe ridurre le paure create in precedenza, che stavano facendo saltare l’Europa. L’europeo ha paura, ed è rassegnato, ma non crede più a chi fa promesse elettorali che si oppongono duramente al potere globale: ripeto sono diventati scettici e hanno paura. La paura porta a votare una soluzione di compromesso, non di scontro''.  
Macron, Gotti Tedeschi: 'Ora vediamo reazione populista e finanziaria. Noi a rischio colonia”

Per il filosofo Cacciari (LEGGI) Le Pen ha sbagliato strategia, doveva cambiare il punto di vista nazionalista a favore di quello populista, ma non lo ha fatto. Perché secondo lei? 

''Perché, ritengo che Le Pen ha capito che l’attacco più forte, veemente e violento sarebbe stato portato verso il progetto populista che si fosse opposto a quello globalista europeista macroniano. Così ha cercato di far leva sui valori nazionalistici francesi. Ma anche la Francia è cambiata, troppi stranieri, troppo cinismo, troppa razionalità cartesiana che spiega come mettersi contro il potere globale sarebbe costato troppo caro alla nazione. Troppi Hollande in passato''. 

Quale Europa sarà quella di Macron? C'è chi ha intravisto simboli massonici sovrapponibili al suo discorso di ieri, ai luoghi e alle musiche scelte?

''Beh, siamo in Francia, dove si inventa la fraternitè… Perché meravigliarsi? In Francia probabilmente è iscritto ad una loggia anche il netturbino…''

I giovani: l'astensionismo che segnale è per il futuro e quanto peserà?

''I giovani vogliono ideali, valori forti. La politica cosa da loro? La  Chiesa cattolica cosa propone loro? Perché meravigliarsi? Peserà molto''.  

Gli immigrati hanno votato in massa Macron, è l'inizio di un nuovo corso di cui bisogna tener conto?

''Mah, bisognerebbe capire cosa ha promesso loro. Poi quali immigrati? I magrebini delle ex colonie francesi?''

I banchieri, Rothschild & Co, visti dai populismo col sangue negli occhi. E' giusto vedere Macron come uomo delle banche e, se fosse così, perché sarebbe solamente un male? 

"Per capire questo tipo di populismo bisognerebbe averlo vissuto in Francia. La storia spiega che la banca Rothschild ha avuto un ruolo molto significativo nel Risorgimento italiano, essendo legata a Napoleone III. Da lì venne caratterizzata come banca con legami con il potere. Ma lei conosce banche d’affari importanti che non lo siano? Se Macron è visto come uomo delle banche, e ciò possa esser un male, è una domanda che mi stupisce. Ogni uomo oggi di potere al mondo è visto come “ uomo di... qualcosa o qualcuno”. Prima della fine delle ideologie politiche avremmo detto che fosse "di destra o di sinistra”, cattolico o laico, conservatore o progressista etc. Oggi mi vien da ridere a pensare a queste connotazioni generiche che nel mondo globale non hanno più significato. Posso solo proporre una riflessione al lettore. Mettetevi nei panni di una grande e potente istituzione bancaria, finanziaria o industriale, ci terreste a lasciar immaginare che il Premier appena eletto è “uomo vostro?” E se fallisse? Con i rischi di fallimento in politica da parte di un nuovo leader, io credo che nessuna istituzione che non volesse assorbire il costo di eventuali errori, vorrebbe far connotare un leader come “proprio uomo”.  Si pensi poi alle limitazioni operative conseguenti a conflitti di interesse. Se il leader fosse “uomo di una banca specifica”, questa banche specifica (in un mondo trasparente) rischierebbe di non fare più nulla. O no?".
 
Tornando in Italia, la bomba Fiscal Compact torna in gioco in queste ore, ed è una vera ipoteca sul nostro futuro. Renzi deve disinnescare questa tagliola che ci consegnerebbe definitivamente alla crisi definitiva. Su quindici articoli, sono due quelli sui bilanci nazionali. L’articolo 3 del Fiscal fissa le regole fondamentali del controllo dei bilanci pubblici, specificando che i paesi sottoscrittori del Trattato ‘’possono deviare dall’obiettivo di medio termine solo in circostanze eccezionali’’. L’articolo 4 del Trattato del Fiscal Compact si riferisce al ‘’criterio del debito’’, che su Roma significherebbe manovre che vanno da 50 miliardi di euro a pochi spiccioli. Per lei, quali pericoli? 

"Noi eravamo già in crisi (politica) nel 2011-2012 quando si preparò e si fece votare dal Parlamento il Fiscal Compact. Chiedendo il voto senza aver verificato se ci fosse la consapevolezza di cosa si stesse votando. Peraltro da quel momento abbiamo capito che la democrazia tradizionale era definitivamente terminata e che sarebbero iniziati i governi di cooptazione. Ma è anche da quel momento che si rafforzarono i veri partiti populisti. Quegli stessi che la vittoria di Macron sembra aver messo nell’angolo. Vediamo se e come sapranno reagire, prima della “finanziaria d’autunno” da fare in Italia. Il banco di prova sarà quello. Se sarà una finanziaria di austerity (come vorrebbero i tedeschi) l’Italia tornerà a far studiare il francese a scuola, come nelle colonie nordafricane di una volta…".

#Macron #LePen #elezioni #Francia #fiscalcompact
autore / intelligo
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