Indipendenza Catalogna, il banchiere Gotti Tedeschi: "Rischi economici gravissimi. E altri effetti"

09 ottobre 2017 ore 9:47, Marta Moriconi
Ora è la Catalogna indipendentista ad essere all'angolo. Mentre per le strade ieri hanno sfilato quasi un milione di unionisti (quella finora definita la maggioranza silenziosa) 
e il Premio Nobel per la Letteratura Mario Vargas Llosa è sceso in campo 'mostrando i denti' al grido "dei più che sono contrari al colpo di Stato", il premier Rajoy ha ribadito che l'"unità non è  negoziabile". IntelligoNews ha intervistato l'economista e banchiere Ettore Gotti Tedeschi che per 25 anni ha rappresentato la filiale italiana di un gruppo spagnolo, per capire con lui quali scenari economici e non si prospettano. 

Quello che sta succedendo in Catalogna la stupisce? Lei ha lavorato in Spagna, conosce le sue realtà territoriali, quale idea si è fatto? Ha ragione il governo, che non fa altro che rispettare la Costituzione, a tenere duro e rifiutare ogni dialogo oppure no, è legittima seppure non legale la volontà dei catalani di separarsi? 

"Non mi stupisce più di tanto (purtroppo), la Catalogna sta scontando 30 anni di nazionalismo, di sentimento di  “scarsa appartenenza” alla Spagna, anche se nel 1978 (mi pare ) i catalani hanno condiviso e votato la Costituzione. La Costituzione si fonda su un Patto di Integrità territoriale, la sua fine verrà interpretata come atto ostile allo stesso stato-nazione spagnola ed il resto della Spagna si sentirà “offesa” da questa scelta che produrrà rischi per l’intero grande Paese che è la Spagna. Quello che fatico a comprendere è se i catalani che hanno votato sì al referendum hanno compreso appieno che stanno decretando la fine dello stato spagnolo".  
 
Per Torriero "era inevitabile che il tema politicamente scorretto diventasse quello della repressione che tanto ha turbato i media e chi è libertario sopra ogni cosa. Ma la repressione è democrazia in questo caso. Ai cantori italiani del secessionismo catalano, e mi riferisco al Movimento 5Stelle, alla Lega Nord ad una certa sinistra libertaria, dico: attenzione! Il populismo sta cambiando. Non è più quello tradizionalista, identitario, storico, un populismo antecedente agli stati nazionali. Da Macron a Puigdemont è diventata un'altra cosa: un populismo egoistico, formalmente anti politico ma sostanzialmente organico al globalismo e all'Unione Europea". Da esponente prestigioso del pensiero liberale, le chiediamo come conciliare l'applicazione della democrazia, anche quando diventa la polizia che scende in campo, e la libertà di chiedere l'indipendenza? Chi ha sbagliato per ora e perché? In pochi ricordano tra l'altro che alle scorse elezioni catalane la maggioranza dei voti (non dei seggi), l’hanno ottenuta gli unionisti. 

"Torriero, che è un fine analista politico, ha ragione. Non ho però l’impressione che la Lega  sia un sostenitore  di questo  secessionismo catalano, o almeno lo spero. Ho l’impressione, grazie  naturalmente a discussioni  fatte con amici catalani in questi giorni, che la vera scelta, o meglio alternativa, oggi per il popolo catalano sia tra Spagna e  una forma di dittatura  inevitabile di sinistra. Quale reazione  mi viene detto che il Governo spagnolo possa valutare l’ipotesi di applicare l’art. 155 della Costituzione e sostituire il Presidente del Governo della Catalogna con un Commissario governativo. Mi auguro che la diplomazia lo riesca ad evitare".
 
Il re costituzionale ha fatto il re costituzionale. E ora la palla spetta al presidente catalano Carles Puigdemont: o torna a canossa o proclama, come sembra, la secessione. Ora la parola chiave dei catalani è dialogo (guarda caso). Ma ormai ha fatto troppi danni per tornare indietro? Cosa succederà? 

"Il Re si è attenuto alla legge, alla Costituzione, non poteva fare diversamente . Quello che potrebbe succedere , come ho detto sopra , è l’applicazione dell’art.155 della Costituzione".
 
Finanza. Che effetti avrebbe sull'economia un eventuale annuncio di indipendenza catalana con la rivolta civile che ne potrebbe scaturire? E per la Spagna? Sapendo che è notizia di venerdì il fatto che banche e aziende si stanno spostando in Spagna...
 
"Avrebbe rischi di effetti gravissimi. Primo rischio: ricordiamo che la Catalogna ha 7 milioni di abitanti verso i 40 milioni di spagnoli. Immagini se  da domani gli spagnoli, che si sentono danneggiati da questa secessione, boicottassero i prodotti della Catalogna  e gli imprenditori del resto del paese ritirassero gli investimenti fatti in Catalogna. Secondo rischio: i mercati finanziari  potrebbero decidere di “punire l’intero Paese" (questo potrebbe spiegare il gioco dei vari speculatori alla Soros?). Terzo rischio: le principali imprese quotate in Catalogna  potrebbero cambiare la sede, andandosene altrove (le conseguenze sono evidenti). Mi vien detto che ci stanno pensando imprese coma Abertis e  Gas Natural. Immagini se facessero altrettanto  Banche come Caixa o Banco Sabadell. Il governo (credo venerdi) ha già approvato un decreto che facilita l’uscita delle imprese dalla Catalogna. Un vero disastro in pratica, da non prendere come esempio, se non come lezione piuttosto, per non permettere di farlo nel nostro Paese".  

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