Fisco: Lombardia Regione più virtuosa ma comunque più tasse nel 2018

26 settembre 2017 ore 10:34, Luca Lippi
Stilata la classifica delle Regioni che versano più tasse al Fisco. La Cgia di Mestre ha preso in considerazione il gettito di imposte, tasse e tributi versati dai lavoratori dipendenti, dagli autonomi, dai pensionati e dalle imprese per l'anno 2015. La media è stata fatta con la popolazione residente, neonati e ultracentenari compresi. La classifica è utile per confrontare l’impegno dei contribuenti a fronte dei servizi offerti dagli Enti locali e dallo Stato. Una considerazione obbligatoria prima di analizzare i dati è che alcune regioni contribuiscono maggiormente poiché maggiore il reddito pro capite percepito dai contribuenti, altra considerazione da fare è che alcune regioni possono manifestare un carico fiscale inferiore a causa di evasione ed elusione.
Fisco: Lombardia Regione più virtuosa ma comunque più tasse nel 2018

LA CLASSIFICA
Dal sito della Cgia di Mestre leggiamo che la Regione sul gradino più alto del podio è la Lombardia: nel 2015 ogni residente di questo territorio (neonati e ultracentenari compresi) ha mediamente corrisposto al fisco 11.898 euro. Secondo posto per il Trentino Alto Adige, con un gettito medio di 11.029 euro e terza posizione per l’Emilia Romagna con 10.810 euro. Il Lazio, nonostante la fitta concentrazione di abitanti, si posiziona solamente al quarto posto il Lazio a 10.452 euro  , quasi ex aequo con la Liguria che conta un esborso pro capite di 10.121 euro.
Le Regioni in coda alla classifica stilata dalla Cgia sono quelle meridionali: nel 2015 in Campania il gettito pro capite medio è stato pari a 5.703 euro, in Sicilia a 5.610 euro e in Calabria a 5.436 euro. Nel Sud e nelle Isole, di fatto, il peso complessivo del fisco è pari a quasi la metà di quello ‘gravante’ sui residenti del Nordovest, scrive la Cgia.

LA LETTURA DI PAOLO ZABEO
Ha dichiarato il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo “L’esito di questa analisi dimostra come ci sia una correlazione tra le entrate fiscali versate, il reddito dichiarato e, in linea di massima, anche la qualità/quantità dei servizi erogati in un determinato territorio. Essendo basato sul criterio della progressività, il nostro sistema tributario grava maggiormente sulle regioni dove la concentrazione della ricchezza è più elevata e il numero di grandi aziende è maggiore, anche se i cittadini e le imprese di queste aree dispongono, nella stragrande maggioranza dei casi, di servizi pubblici migliori rispetto a quelli presenti in altre parti del Paese”.

L’ITALIA RISPETTO ALL’EUROPA
La Cgia rileva, inoltre, che rispetto al resto d’Europacontinuiamo a far parte del novero dei Paesi più tartassati. Nel 2016 l’Italia si è collocata al 7° posto con una pressione fiscale del 42,9%: 2,8 punti in più della media europea e 1,6 punti superiori al dato medio dell’area euro. Tra i principali paesi dell’Ue, solo la Francia registra un dato superiore al nostro (47,5%), tutti gli altri, invece, presentano livelli nettamente inferiori. La Germania, ad esempio, manifesta una pressione fiscale del 40,3%, i Paesi Bassi del 38,9%, il Regno Unito del 35,4% e la Spagna del 34,4%".

QUESTIONE DI FEDELTA’ AL FISCO
Seguendo l’analisi metodologica della Cgia rispetto al 2016, quest’anno il carico fiscale medio nazionale è previsto in calo di 0,4 punti percentuali, grazie soprattutto, alla ripresa del Pil e alla riduzione dell’aliquota Ires (Imposta sui redditi delle società) che dal 27,5 scende al 24%. Quest’ultima misura farà risparmiare alle società di capitali quasi 4 miliardi di euro. Pertanto, nel 2017 la pressione fiscale in Italia dovrebbe attestarsi al 42,5%. Un trend che prosegue ormai da qualche anno, anche se in misura ancora del tutto insufficiente. Dopo aver toccato il record storico nel biennio 2012-2013 (43,6%), successivamente ha cominciato a diminuire, sebbene continui a permanere un forte gap tra la pressione fiscale ufficiale (42,5%) e quella reale (48,8%), ovvero quella effettivamente ‘subita’ dai contribuenti fedeli al fisco”.

IL ROVESCIO DELLA MEDAGLIA
A fronte di una lieve diminuzione rilevata dall’ufficio studi di Mestre, qualche inquietudine emerge dal documento redatto nell’operazione fact checking realizzata dal Centro studi di Unimpresa sul Documento di economia e finanza. Secondo l’analisi di Unimpresa nel 2018 sono previsti in aumento i contributi sociali e previdenziali. Questa è una operazione che invitabilmente graverà sul costo del lavoro per le imprese, previsto da unimpresa in circa tre miliardi.
La previsione delle tasse per il nuovo anno mette in nota circa undici miliardi di euro e la spesa pubblica salirà di quasi dieci miliardi. Sul fronte delle imposte, si registrerà un aumento di tre miliardi e duecento milioni (+0,66%) dovuto a una salita del prelievo ‘indiretto’ (Iva, in particolare) di quasi cinque miliardi (+2,04%), a una crescita di seicento milioni di quello indiretto (+0,24%) e a una riduzione di due miliardi e duecento milioni di altre tasse. 

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autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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