Referendum autonomia, "ricatto" di Maroni a Meloni: centrodestra trema

03 ottobre 2017 ore 15:50, Americo Mascarucci
C'eravamo tanto amati è proprio il caso di dire. Fra Giorgia Meloni e la Lega Nord è rottura dopo che la leader di Fratelli d'Italia si è detta contraria al referendum autononomista promosso da Lombardia e Veneto. Durante una trasmissione televisiva la Meloni ha invitato gli elettori ad astenersi il 22 ottobre, posizione del resto chiaramente in linea con un partito sovranista. "Se io fossi fra i chiamati a referendum in Lombardia e Veneto io non ci non andrei, è un referendum solo propagandistico". 
Il leader del Carroccio Matteo Salvini a stretto giro ha replicato: "Giorgia Meloni ha toppato: più i popoli decidono, meglio si spendono i soldi, più è difficile rubare. E soprattutto meno ci mette becco lo stato centrale e l'Ue, meglio è. La Meloni ha toppato perché l'autonomia farà bene non solo al Veneto e alla Lombardia, ma anche alle altre regioni". Insomma mentre si sta fatocosamente tentando di rimettere insieme i cocci del centrodestra a livello nazionale ora si apra questa grana in Lombardia dove per altro a primavera si svolgeranno le elezioni regionali e dove il centrodestra dovrà presentarsi compatto per evitare il ripetersi della sconfitta al Comune di Milano.
Referendum autonomia, 'ricatto' di Maroni a Meloni: centrodestra trema

MARONI FURIOSO
Il Governatore lombardo si è talmente irritato da minacciare la rottura dell'alleanza con Fratelli dìItalia al Pirellone e in vista delle regionali. "C'è un problema - ha detto Maroni- perché queste dichiarazioni sono negative, sbagliate e molto pesanti. E siccome il referendum è una cosa importante, sia sul piano politico sia sul piano istituzionale, mi riservo di valutare queste dichiarazioni sul piano della lealtà dell'alleanza di governo. Non posso far finta di niente". 
Messaggio chiaro, anche se poi il governatore ci tiene a precisare: "Certo, qui FdI ha sostenuto lealmente e sostiene il referendum. Ma devo valutare se c'è qualcosa da fare, come penso, sul piano delle alleanze anche in Regione Lombardia". 
Alta tensione dunque e c'è chi vede dietro la posizione della Meloni una sorta di percorso di allontamento da Salvini e un riavvicinamento a Berlusconi. Non è infatti un mistero per nessuno che il leader di Forza Italia stia tentando di emarginare il più possibile la Lega, sfruttandone i voti, ma cercando alleati per poter mettere in minoranza Salvini nell'ambito dell'alleanza di centrodestra e azzoppando le sue aspirazioni di leadership. Ed è altrettanto evidente come, dopo la sconfitta di Marine Le Pen in Francia, da parte di Fratelli d'Italia sia iniziata una lenta, ma inesorabile operazione di smarcamento dal lepenismo. Fino a mettere in discussione l'asse privilegiato che legava Salvini e Meloni rafforzatosi in occasioni delle elezioni al Comune di Roma con la leader di Fratelli d'Italia candidato sindaco contro Forza Italia.

LA REPLICA DI FDI
A Maroni da Fdi ha replicato Ignazio la Russa. "Mi meravigliano le dichiarazioni di Maroni - ha detto - che dovrebbe ringraziare la moderazione con cui tutti i dirigenti di FdI lombardi e veneti hanno trattato il tema del referendum, senza sottolineare i pericoli di una involuzione che possono derivare da una malaccorta interpretazione dell'evento referendario. Nessuno ha evidenziato il rischio che la vicenda della Catalogna possa produrre effetti distorsivi sul referendum. Forse occorrerebbe una più attenta sottolineatura del no alla secessione che per noi è fondamentale. La posizione della Meloni, espressa volutamente in modo non esacerbato è la posizione tradizionale della destra italiana. Non vorrei che la polemica nei confronti del leader di un partito alleato sia in realtà frutto di questioni tutte interne alla Lega sul significato e sulla valenza del referendum".

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