Aggiornamento terremoto a Ischia e Procida: vittime, repliche, Campi Flegrei

22 agosto 2017 ore 7:49, Eleonora Baldo

Dovrebbero essere giornate calde e spensierate per tutti, quelle di agosto, il mese consacrato quasi per antonomasia alle vacanze degli italiani. Ed invece l’Italia, il nostro Belpaese, si trova ad affrontare l’ennesimo dramma. A distanza di poco più di un anno dal disastroso terremoto di Amatrice, un nuovo sisma ha colpito ieri sera  l’isola di Ischia generando crolli ingenti delle strutture e 2 vittime accertate.Alla prima scossa, giunta alle 20.57, hanno seguito 14 repliche.

I FATTI – Una scossa di terremoto dapprima classificata di magnitudo 3.6 e successivamente innalzata al grado 4.0 ha colpito l’isola di Ischia, nota località turistica e termale campana, generando scosse che sono state percepite anche lungo le coste napoletane, e nell’area flegrea. Il comune più colpito, secondo le informazioni al momento in nostro possesso, sarebbe quello di Casamiccioli, dove sarebbero numerosi i danni e i crolli delle strutture private e ricettive ivi presenti. “In Piazza Maio a Casamicciola, ci sono case che hanno subito grossi crolli. Al momento non sappiamo di feriti. Ma speriamo non ci sia nessuno sotto le case che hanno subito crolli ingenti” ha dichiarato Giuseppe Silvitelli, vicesindaco della località aggiungendo “mi hanno riferito che ci sono lesioni anche nel palazzo del Comune”.

 I NUMERI – Partiamo dagli ultimi aggiornamenti sulle cifre che ci stanno più a cuore, quelle di  vittime e feriti. Stando a quanto trapelato le vittime, al momento dovrebbero essere “solamente” due, entrambe di sesso femminile. Secondo le indiscrezioni una sarebbe una anziana signora, morta a causa dei traumi riportati dopo essere stata colpita dai calcinacci della chiesa di S. Maria del Suffragio. Il numero dei feriti al momento sarebbe fermo a 26, uno dei quali verserebbe– il condizionale in questi concitati momenti è d’obbligo –in condizioni molto gravi. In questo quadro così drammatico, tuttavia, c’è spazio per una parziale buona notizia: dopo ore di lavoro di instancabile lavoro, i soccorritori hanno estratto dalle macerie Pasquale, 17 mesi, il più piccolo dei 3 fratellini rimasti imprigionati insieme al padre sotto le macerie della loro casa, che è stato riconsegnato all’abbraccio del padre – estratto per primo – e a quello della madre, unico membro della famiglia a non trovarsi in casa al momento del sisma. Attualmente la squadra di  soccorso sarebbe al lavoro per estrarre dalle rovine anche gli altri due fratellini di Pasquale, Ciro e Mattia, rispettivamente 4 e 7 anni.

LA POLEMICA – Nel frattempo tra gli esperti di settore infiamma la polemica legata all’assegnazione della magnitudo del sisma, dapprima fissata a 3.6 e poi innalzata a 4.0. L’Istituto Nazionale di Vulcanologia infatti avrebbe corretto la cifra a seguito delle valutazioni effettuate in relazione ai danni e alla devastazione generata dalle scosse, passando da un calcolo effettuato sulla base della magnitudo locale ad uno legato alla durata dell’evento e attribuendo la “svista” ad un errore del sistema informatico che avrebbe fissato di default la profondità del sisma a 10 km, come spiegato da Carlo Doglioni, presidente dell’Ingv, rispondendo indirettamente alle perplessità sollevate dall’ex presidente dell’Istituto, Enzo Boschi che dal proprio profilo Twitter, qualche minuto prima aveva dichiarato “Pur senza accesso ai dati, penso che 3.6 come magnitudo del terremoto di Ischia sia una sottovalutazione. Anche la profondità è da verificare”.

I CAMPI FLEGREI – A preoccupare i sismologi sarebbe anche l’area dei Campi Flegrei, “osservato speciale” dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Napoli, a cui gli studiosi hanno attribuito uno stato di allerta giallo a causa dei movimenti del suolo avvenuti negli ultimi anno che potrebbero dar seguito ad una rottura delle rocce e conseguentemente originare violente eruzioni ad opera di uno tra i vulcani più violenti del pianeta. Secondo quanto pubblicato da Nature Communications, il vulcano presente nell’area starebbe entrando in una “fase critica” a seguito della quale i movimenti tellurici e i fenomeni di sollevamento del suolo potrebbero diventare più frequenti. Secondo gli studi condotti dall’Osservatorio Vesuviano, facente capo al sopracitato INGV di Napoli, il sollevamento del suolo avvenuto nelle profondità dell’area flegrea avrebbe prodotto un accumulo di sforzi nelle rocce tale da indurle a passare da una condizione “elastica” ad una “fragile” facilitandone quindi la rottura e la creazione di fratture che potrebbero fare da apripista ad una violenta eruzione. “Nessuno in questo momento sa quando il periodo di deformazione a lungo termine porterà ad una eruzione – ha precisato Christopher Kilburn, membro del pool di ricercatori – ma certamente questo modello spiega quello che accadde al vulcano di Rabaul in Papua Nuova Guinea, un vulcano molto simile ai Campi Flegrei”.


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