Elezioni, Di Stefano (CasaPound): “Grazie a Boschi e Bindi entreremo in Consiglio"

01 giugno 2016 ore 16:36, Marco Guerra
“Quando entreremo in aula Giulio Cesare chi ha rubato per anni avrà la faccia terrorizzata”. Il candidato di CasaPound al comune di Roma, Simone Di Stefano, fa il punto su una campagna elettorale che lo ha visto nelle strade di ogni quartiere di Roma. Parlando ad IntelligoNews, Di Stefano ringrazia anche Rosy Bindi e Maria Elena Boschi…

Allora Di Stefano, l’ha visto il confronto tv tra i candidati suoi avversari? 

«Non l’ho visto perché stavo in campagna elettorale; mentre loro si truccavano per andare a questo confronto io giravo per strade e quartieri. Che devo dire? Noi siamo esclusi dal sistema mediatico e non mi va neanche di perdere tempo a vederli».

L’altra notizia del giorno è stata la sua segnalazione da parte della Commissione antimafia per il furto della bandiera europea presso la sede romana dell’Ue...

Elezioni, Di Stefano (CasaPound): “Grazie a Boschi e Bindi entreremo in Consiglio'
«È normale segnalare un candidato che ha avuto una condanna anche se di ordine politico, meno corretto è fare i titoli dei tg o in radio dove si dice “C’è un candidato di CasaPound condannato per furto”, così vengo messo subito alla stregua dello zingaro che ruba il portafoglio in metro. Sarebbe importante chiarire che sono un patriota che ha fatto un gesto altamente simbolico nella cornice di una manifestazione contro le politiche dell’Ue».

Perché seguendo questi parametri chi ha fatto politica nel ‘900 non si sarebbe mai potuto candidare…

«Chi fa politica nelle strade va incontro a denunce, quanto meno per banchetti o manifestazioni non autorizzate o per altri mille motivi. Ricordo che il presidente della Lombardia Maroni ha una condanna per lesione a pubblico ufficiale che risale a quanto la polizia fece irruzione nella sede della Lega; non ci si può scandalizzare per un reato politico».

Facendo un bilancio di questa campagna elettorale cosa dice?

«È stata un crescendo continuo, la gente non ha più paura di dichiararsi di CasaPound, mi fermano per strada per scattarsi selfie insieme a me. C’è grande rabbia e una grade voglia di vedere i risultati che si sono già verificati in Nord Europa. Ovviamente mi riferisco ai risultati dei partiti nazionalisti e identitari». 

Avete paura che si ripetano i presunti brogli che hanno fermato il candidato della destra radicale austriaca? 

«In questa fase no, certo che quando uno se la gioca per il rotto della cuffia la sinistra ci ha abituato ad una presenza quasi militare all’interno dei seggi, per cui se arriva un ordine qualcuno è in grado di eseguirlo, ma non credo che sarà questo il caso. Il quadro è molto frammentato oggi». 

Auspicate invece un effetto Bolzano? 

«Ovviamente si, crediamo che sia arrivato il nostro momento e di essere riusciti almeno a convincere tanti italiani che è l’ora di mandare i ragazzi di CasaPound all’interno delle istituzioni per controllare quello che succede».

A Bolzano oggi c’è stato il primo consiglio con tre esponenti di CasaPound, come è andata?

«I tre consiglieri in testa e tutti i militanti dietro, uomini e donne, sono arrivati portando il tricolore all’interno del comune di Bolzano marciando per tutta la città. È un modo diverso di percepire la politica, per dire ci mettiamo la faccia, in mezzo alla propria gente, perché non abbiamo nulla da nascondere e siamo fieri del consenso che ci è stato dato».

Se dovessi essere eletto arriveresti al primo consiglio in Campidoglio nella stessa maniera?

«L’idea è proprio votate CasaPound e manderete gente in Aula Giulio Cesare molto determinata. Quello che vogliamo fare la mattina del primo consiglio e sederci vicino i ladri che hanno devastato la città in questi decenni e vederli rabbrividire, li vogliamo veramente terrorizzare. I cittadini saranno molti contenti se questo si verificherà». 

Chi vi ha ostacolato di più durante questa campagna?

«A parte i soliti idioti dei centri sociali, tutto è proseguito nella norma se non fosse che siamo stati esclusi da qualsiasi trasmissione televisiva, ma il lavoro lo abbiamo fatto forte e chiaro sul territorio quindi penso che siamo arrivati lo stesso. Dobbiamo però ringraziare Maria Elena Boschi e Roby Bindi, siamo conosciuti da tutti nel bene e nel male».

Sostegni inaspettati?

«Tanti non posso elencarli tutti, ad esempio posso raccontare che in recente incontro all’quartiere Eur ho trovato tanti militanti de La Destra di Storace che non hanno capito il sostegno dell’ex presidente della regione Lazio a Marchini e adesso stanno con noi a spada tratta. Penso che anche quella parte di elettorato l’abbiamo presa». 

autore / Marco Guerra
Marco Guerra
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