Santori (La Destra): «Rimbocchiamoci le maniche, ricostruiamo la destra»

01 marzo 2013 ore 16:52, Francesca Siciliano
Santori (La Destra): «Rimbocchiamoci le maniche, ricostruiamo la destra»
Fabrizio Santori, neo eletto nelle file de La Destra alla Regione Lazio. Quello che presenta a IntelligoNews è un programma chiaro e deciso: abolire i privilegi, i costi della politica e il finanziamento ai partiti, ma soprattutto «lasciarsi alle spalle gli scandali della precedente giunta messa in atto dai vari Fiorito, Maruccio & co.». Ma non solo: in un momento di disaffezione nei confronti della politica è importante «recuperare credibilità nei confronti dei cittadini. La politica è utile, non è dannosa: facciamolo vedere».   Ha raccolto oltre 4100 preferenze nel Lazio. Come attribuisce il suo exploit personale rispetto ai più modesti risultati ottenuti da La Destra? «Voglio premettere che comunque è stato il risultato complessivo de La Destra a permettermi di conquistare un seggio alla Regione Lazio, nonostante il risultato del partito sia stato al di sotto delle aspettative. Il mio lavoro è stato importante in tutti questi anni; un lavoro fatto con fatica, con l'attività e grazie a tutti coloro che hanno creduto in me. Un riconoscimento, dunque, c'è stato ed è stato soprattutto grazie al lavoro stato svolto in questa campagna elettorale combattuta sul territorio, e anche porta a porta in alcuni casi. E un grazie particolare va a Francesco Storace che mi ha permesso di raggiungere questo straordinario successo». Storace a poche ore dalla chiusura delle urne ha sostenuto che vi ha fermato «Grillo e un po' di jella». E' d'accordo? «E io aggiungo il caso Fiorito, che è stato devastante. Il recupero del centrodestra effettivamente c'è stato, ma l'effetto Fiorito si è riversato sul Pdl e su tutti quei partiti che hanno appoggiato Storace nella corsa per la Pisana. La gente ha voluto punire il Pdl anche sulla base di tutti questi recenti scandali. Nel 2010 non era presente la lista Pdl alle elezioni regionali (per la mancata consegna delle liste, ndr) eppure la Polverini è diventata governatrice. Oggi sulla città di Roma è stato un disastro: il Pdl ha ottenuto il 17,3%, un risultato davvero minimo». Allora la colpa è di Alemanno? «No, va imputata a una serie di condizioni quali il mancato rinnovamento del Pdl, il fatto di non esser stato un partito movimentista in tutti questi anni. Poi, certo, anche al giudizio sul governo della città ha influito». Questa destra spacchettata - ce n'è un po' nel Pdl, un po' ne La Destra e in Fratelli d'Italia – come si ricostruisce, sulla base di quali valori e (visto che ormai si tende a votare la persona anziché il partito) per mano di chi? «Va considerato il fatto che la destra politica spacchettata e divisa in varie realtà è riuscita ad arginare la sinistra. Però è evidente che abbia bisogno di essere ricostruita. Con una nuova classe dirigente, con il merito, con un più profondo rapporto con il territorio, con la coerenza sugli ideali, con la moralità, l'etica e la capacità amministrativa: sul campo, dunque. Perché l'area della destra, fino a qualche ano fa, era rappresentata da An che aveva grosse potenzialità (su Roma raggiunse addirittura il 33%) di  rappresentare quei valori che (non ad esclusivo appannaggio di Grillo) che ha sempre rappresentato. Serve una grande unione e serve subito. E la dovranno mettere in atto tutti coloro che avranno davvero la voglia di farlo. Noi abbiamo presentato con il nostro laboratorio un documento nazionale dei “Valori non negoziabili” (come il merito e la competenza della nuova classe dirigente) che dovranno rappresentare il manifesto di una nuova Costituente di Destra, un vero e proprio progetto politico dal quale ripartire. Si dovrebbero mettere intorno a un tavolo tutti quelli che vogliono intraprendere un percorso concreto fatto di valori per la nuova grande destra, senza radicalismi, senza rancori e nel solco della tradizione.  Altrimenti dobbiamo arrenderci e consegnare il Paese all'ingovernabilità e alla protesta».   
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