Atac, giorno del concordato preventivo: sindacati sul piede di guerra

01 settembre 2017 ore 16:57, Luca Lippi
Il Cda di Atac ha deciso per il concordato preventivo. L’azienda attraverso una nota ha comunicato che è stato “individuato nella procedura di concordato preventivo in continuità la migliore soluzione alla crisi della società deliberando l’immediata comunicazione all’azionista e convocazione dell’assemblea dei soci per le decisioni di competenza”. Il concordato preventivo è una procedura che prevede l’intervento del tribunale come arbitro nella gestione della contrattazione e novazione dei crediti e dei debiti, questa è la strada scelta per risanare, senza soluzione di continuità, l’azienda di trasporto capitolina. 
Il sindaco di Roma ha subito dichiarato dopo la nota di Atac:Atac deve rimanere pubblica. Atac deve rimanere di noi tutti. Finalmente, inizia una nuova vita per Atac. Si avvia un percorso di rinnovamento totale dell’ azienda di trasporti di Roma con un obiettivo chiaro: migliorare le linee, rinnovare la flotta degli autobus, la metropolitana; ridurre i tempi d’attesa; dare ai cittadini i servizi che meritano; tutelare i dipendenti onesti”.
Atac, giorno del concordato preventivo: sindacati sul piede di guerra
COSA SUCCEDE CON IL CONCORDATO PREVENTIVO IN CONTINUITÀ? 
L’azienda in questo momento ha 1,38 miliardi di debito accumulato e nel bilancio 2015 ha chiuso con un passivo di 79 milioni (quello del 2016 non è stato ancora licenziato), 141 milioni di euro aveva perso nel 2014 mentre il totale dei debiti con i fornitori dovrebbe ammontare a circa 325 milioni.
Con il concordato preventivo in continuità si dovrebbe tutelare sia l’azienda sia il suo creditore. Il debitore paralizza ogni possibile azione esecutiva nei suoi confronti mantenendo l’amministrazione dell’impresa (con limiti) mentre i creditori possono ricevere soddisfazione del proprio debito evitando i tempi lunghi del fallimento. Con il concordato preventivo il tribunale autorizza qualsiasi atto e approva un piano di rientro: la gestione dell’azienda diviene puramente contabile e in alternativa c’è il fallimento. Sarà il commissario a decidere cosa fare degli attivi e come verranno soddisfatti i creditori. Se i creditori rimanessero insoddisfatti potrebbero chiedere il fallimento dell’azienda. Il Cda ha affidato l’incarico di advisor finanziario e industriale alla società Ernst & Young, di supporto alla procedura di soluzione della crisi. Il vantaggio principale del concordato rispetto al fallimento è che il commissario che gestisce il concordato viene nominato dall’azienda. Il tribunale alla fine omologa il risultato ma ha un ruolo molto più marginale, lasciando alle parti molta più libertà di azioni.

LA POSIZIONE DEI SINDACATI
Orsa, Tpl Lazio, Faisa-Confail Sul ct, Utl e Fast-Confsal hanno proclamato uno sciopero dalle 8:30 alle 12:30 per martedì 12 settembre. Lo stop di quattro ore, spiegano in un comunicato, è per contestare Il concordato preventivo, che “metterebbe a serio rischio livelli occupazionali, diritti salariali e normativi dei lavoratori”. I sindacati sottolineano anche “la totale assenza di interlocuzione da parte dell’assessorato della Città in movimento e della governance aziendale con le rappresentanze dei lavoratori, unici a non venir ascoltati su una questione da cui dipende il loro prossimo futuro”. Il sindacato Cambia-Menti di Micaela Quintavalle ha invece annunciato il suo giudizio favorevole.

LE REAZIONI POLITICHE
Anche Stefano Fassina, deputato Sinistra italiana e consigliere Sinistra per Roma, è in disaccordo:Il bilancio del 2015, l’ultimo approvato – sostiene – indica un debito di 1 miliardo e 350 milioni a fronte di crediti per 1 miliardo e 266 milioni verso la Regione Lazio (quasi 650 milioni), in particolare della ex Giunta Polverini, e verso il Comune di Roma (381 milioni). La Giunta Raggi ha perso un anno di tempo con una girandola di amministratori, prima nominati e poi rimossi senza alcuna spiegazione. Portare ATAC al fallimento è una scelta politica della Giunta Raggi. Poteva essere evitata con una coraggiosa e radicale riorganizzazione. Cosa succederà se, come previsto dalla legge, una parte dei creditori chiederà il fallimento di ATAC? A chi darà la colpa la sindaca? Quali saranno le conseguenze sul bilancio comunale?”. Maurizio Leo, ex assessore al Bilancio di Roma nella giunta Alemanno, segnala lo stesso problema che potrebbe aprirsi sul bilancio qui spiegato e illustrato anche dall’ex Mazzillo: “Questo potrebbe comportare una riduzione del credito che ha il Comune nei confronti di Atac; si verrebbe così a creare uno squilibrio dei conti con un rischio default per il Comune” afferma all’Adnkronos . “Hanno visto bene i dati del bilancio del Comune? Il Comune ha crediti importanti nei confronti di Atac. Nel momento in cui si decide il concordato parte un iter che porta alla falcidia dei crediti che i soggetti creditori, e nel caso di specie anche il Comune di Roma, vantano verso la società”.

PER IL SINDACO IN CARICA E’ UNA RIVOLUZIONE
Virginia Raggi è stata molto chiara nell’elogiare la decisone presa dal Cda di Atac: “Parte la rivoluzione che trasforma la più grande società pubblica di trasporti d’Europa in una azienda efficiente. Iniziamo un percorso che si chiama `concordato preventivo´ e che stiamo studiando dallo scorso anno: chiediamo ai creditori dell’azienda di realizzare insieme un piano di risanamento e rilancio. Abbiamo un obiettivo chiaro, Atac deve rimanere pubblica, deve rimanere dei cittadini e non finire nelle mani di privati che puntano esclusivamente a fare cassa sulle spalle dei romani e dei dipendenti. Sull’azienda ci sono le mire di chi la vuole a tutti i costi privatizzare e vuole dividersi le spoglie. I privati puntano a creare linee di serie A e linee di serie B; a fare profitto. È arrivato il momento di scegliere: o si va con i privati o si lascia Atac in mano pubblica, in una buona mano pubblica. Non è vero che il pubblico non funziona: se ben condotto può funzionare bene. Noi abbiamo scelto: l’azienda deve rimanere di proprietà dei romani. Noi non la svendiamo, i servizi pubblici non hanno prezzo”. 
In concluisione, una domanda; ma se il creditore/fornitore di carburante che vanta un credito a sei zeri nei confronti di Atac dovesse non recedere dalla volontà di chiamare il fallimento dell’azienda? Seguiamo per gli sviluppi della vicenda che sicuramente offriranno sorprese nelle prossime ore.

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autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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