Cina, a Roma Tre si parla dell'incubo Laogai. Facciamo il punto

10 aprile 2014 ore 17:56, intelligo
Cina, a Roma Tre si parla dell'incubo Laogai. Facciamo il punto
Cosa si nasconde dietro il made in China e dietro un modello di sviluppo che non sembra attraversare crisi? Il lato oscuro del miracolo cinese verrà messa in luce lunedì 14 aprile, alle ore 15, presso il dipartimento di Giurisprudenza di Roma Tre, dove si terrà la conferenza sul tema "Laogai, L'orrore nascosto del made in China". Ne parliamo con gli organizzatori, cominciando da Manuel Sagnotti, coordinatore del movimento studentesco Direzione Futuro. Dove nasce l'idea di questo incontro? «L'idea di questa conferenza nasce perché ci sembrava che all'università, per esempio nei corsi di diritto cinese o di storia dell'Asia, si volesse presentare il modello cinese come virtuoso, mentre per noi si tratta di una combinazione di comunismo e liberismo sfrenato che va a produrre un mostro. È per questo che abbiamo voluto creare una controinformazione sull'argomento». Perché si parla così poco delle storture del modello cinese? «Probabilmente per interessi cinesi. La stessa università, di fatto, è legata con istituzioni culturali cinesi. Noi, invece, siamo semplicemente studenti, siamo sganciati da ogni interesse, abbiamo a cuore solo la verità storica». Cosa sino i Laogai ce lo spiega invece Giorgio Arcuri, consigliere del Dipartimento di Giurisprudenza di Roma Tre Cosa indica questa parola cinese? «Laogai è un termine che letteralmente significa “riforma attraverso il lavoro”. In realtà è una parola che indica principalmente un sistema di campi di prigionia e lavoro forzato. Dati del 2008 parlano di 1420 strutture in tutta la Cina, per un totale di molte migliaia di prigionieri». Come si finisce in un Laogai? «Basta un semplice arresto e si può finire, senza processo, in un Laogai per tre anni». Cosa avviene una volta internati? «Ne Laogai c'è lavoro forzato con turni estenuanti e tutto questo con una precisa finalità economica. Si consideri solo che molte strutture hanno un doppio nome: uno indica la prigione, l'altro la fabbrica. Questo è il vero volto del made in China e il motivo di certi prezzi “concorrenziali”».
autore / intelligo
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