Scioperi bianchi, De Persiis (Ugl): “Non è colpa nostra. Noi autisti tra l’incudine di Atac e il martello degli utenti”

10 luglio 2015, Marco Guerra
Scioperi bianchi, De Persiis (Ugl): “Non è colpa nostra. Noi autisti tra l’incudine di Atac e il martello degli utenti”
“In condizioni normali a Roma girerebbero la metà dei bus e delle metro in servizio. Gli autoferrotranvieri in questi giorni si sono limitati a rispettare le regole”. Per fare luce sul caos trasporti che ha paralizzato Roma per circa una settimana, IntelligoNews ha raccolto la testimonianza Pino De Persiis, attivista sindacale dell’Ugl all’autorimessa di Acilia che non ci gira intorno: “Basta il blocco degli straordinari e dei mezzi guasti per fermare questa città”. 

In questi giorni ce l’avete messa tutta per far saltare la pazienza dei romani…

«I disagi di questi giorni sono scaturiti dalla comunicazione che Atac ha mandato ai sindacati, con cui avvertiva della disdetta della contrattazione di secondo livello dal prossimo primo ottobre»

Può spiegare meglio in termini pratici questo cosa comporta e perché si è arrivati ad avere un servizio di trasporto pubblico a singhiozzo su tutte le linee? 

«Gli autoferrotranvieri hanno un contratto nazionale di primo livello e poi degli accordi di secondo livello con le varie aziende municipalizzate. A Roma il contratto di secondo livello risale a più di trent’anni fa, ai tempi del sindaco Petroselli, il quale concesse un’integrazione nella busta paga agli autisti della Capitale per via delle particolari condizioni usuranti a cui erano sottoposti. Dopo diversi accordi sindacali di secondo livello questa quota corrisponde a circa 350 euro. Ora, di punto in bianco, l’Atac vuole tagliare questa parte del nostro stipendio per risanare l’azienda. Ma perché non si parte dagli stipendi a cinque zero dei dirigenti? Teniamo presente che l’azienda del trasporto pubblico della Capitale ne conta almeno 80 contro i 30 dell’azienda del comune di Milano».

E tutto questo giustifica il blocco del servizio pubblico?

«Non c’è stato alcun blocco irregolare; autisti e soprattutto macchinisti si sono rifiutati di fare gli straordinari che non possono essere imposti al lavoratore, e visto che il 40 per cento delle corse viene effettuato in regime straordinario, è bastato questo a mandare in tilt il sistema dei trasporti romano. Diciamo che se su una linea di cinque bus, tre girano grazie ad un turno ordinario e due invece viaggiano in regime straordinario, è chiaro che se saltano gli straordinari gli utenti avranno quasi la metà delle corse che ci sono normalmente. Per questo sulla Roma-Lido la frequenza media, in questi giorni, è stata di un convoglio ogni mezzora»

Sembra ci sia stata anche una particolare attenzione a non far viaggiare le vetture che presentavano un minimo guasto…

«Come prevede il regolamento d’altra parte. Se tutte le mattine dovessero partire solo i mezzi in perfetta condizione avremmo un altro 40 per cento in meno delle corse. Noi spesso garantiamo il servizio mettendo a rischio la nostra patente e la nostra incolumità. Viaggiamo su mezzi con le sospensioni consumate, ogni buca è un colpo per la nostra schiena e dobbiamo tenerci stretti allo sterzo per non saltare sul sedile; le vibrazioni della carrozzeria ti entrano nel cervello, se ci fosse una misurazione dei decibel saremmo sicuramente oltre ogni limite; per non parlare poi dei continui  guasti all’aria condizionata. Sui nuovi mezzi non è possibile aprire i finestrini e senza condizionatore, in estate, dentro il mezzo si superano i 40 gradi. Noi stiamo tra l’incudine dell’azienda, che pretende il rispetto di tutte le corse in condizioni indicibili, e il martello rappresentato dall’utenza che si sfoga con noi e ci insulta ogni giorno. In queste condizioni io capisco i colleghi che dicono “ma chi me lo fare fare?!” e, applicando tutte le dovute verifiche del caso, preferiscono lasciare il mezzo fuori uso in rimessa piuttosto che far partire la corsa»

E a chi vi ricorda che in media, in un anno, lavorate 200 ore in meno dei vostri colleghi milanesi, cosa rispondete? 

«Che non è vero. C’è uno studio che dimostra che lavoriamo solo qualche ora in meno, ma non c’è paragone fra la condizione in cui noi siamo tenuti a espletare il nostro servizio e quella dei nostri colleghi milanesi. Traffico, buche, parco mezzi più vecchio d’Europa… i disagi presenti a Roma non si riscontrano in nessuna altra grande città del continente. Per questo interviene la contrattazione di secondo livello a regolare le diverse condizioni di lavoro»

E ora quanto lavorate? 

«Attualmente 36 ore settimanali, l’Atac vuole portarle a 39. Il piano industriale 2015 -2019 prevede turni con punte massime di sette ore e 15 minuti. Ma si immagina un turno di questa durata sui mezzi e le linee di Roma? Bastano cinque ore sui mezzi di Roma per scendere con la schiena a pezzi! Il mezzo è il mio posto di lavoro, è come se chiedessero ad un impiegato di lavorare 7 ore in un ufficio senza bagno, senza acqua, e con i calcinacci che cascano dal soffitto. Ad ogni modo la preoccupazione più grande è legata alla decurtazione dello stipendio. Se ci levano 300 euro dalla busta paga facciamo la fame».  

Però si sono rifiutati di fare gli straordinari anche i macchinisti che hanno condizioni di lavoro sicuramente migliori di voi autisti…

«Loro sanno muoversi in blocco, sono una categoria molto unita perché sono numericamente inferiori rispetto agli autisti. Quindi se decidono di non fare straordinari, tutti rispettano questa indicazione e le ripercussioni sul trasporto si avvertono immediatamente. Si è detto che la loro protesta era legata all’introduzione del badge ma non è così. Per noi autoferrotranvieri il badge è un falso problema, perché se il sottoscritto salta un turno o fa un ritardo il mezzo non parte e anche in centrale tutti si accorgono che c’è un buco sulla linea»
autore / Marco Guerra
Marco Guerra
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