Rifiuti a Roma, la 'vendetta' della Muraro con la Raggi: "Incompetenti al potere"

10 maggio 2017 ore 10:16, Luca Lippi
Paola Muraro, ex assessore all’ambiente di Roma con la Giunta Raggi, demolisce il complottismo della Raggi sull’emergenza rifiuti che per il suo successore Pinuccia Montanari invece non esiste. Ha detto la Muraro: “Complotto? Per favore, questa non la beve nessuno. Basta parlare con gli operai della municipalizzata e farsi spiegare come funziona il ciclo dei rifiuti. A Roma non esistono inceneritori, e quindi il ciclo compie un altro percorso, se si inceppa un minimo il meccanismo accade ciò che stiamo vedendo in questi giorni. È così da anni”. 
La dichiarazione di Paola Muraro è stata estratta da un’intervista rilasciata a Il Messaggero in cui l’ex Ama fa a pezzi la giunta e la politica della Montanari, in qualche modo offrendo l’esatta dimensione della presunta incapacità della Raggi nello scegliere i collaboratori. Sarà una sorta di vendetta per essere stata defenestrata? Oppure il parere competente di una persona che si è occupata professionalmente del sistema per anni?
Rifiuti a Roma, la 'vendetta' della Muraro con la Raggi: 'Incompetenti al potere'
Tuttavia rivela cose piuttosto interessanti riguardo la politica ambientale del M5S e la sua incapacità nel risolvere i problemi della città. Un’amministrazione che per prendere una qualsivoglia iniziativa rispetto all’interdittiva antimafia sugli impianti Colari ha scomodato Prefetto, Regione e l’Autorita anticorruzione. 
La Muraro ha detto che le gru e i ‘polipi’ per catturare i rifiuti negli impianti di smaltimento, il tutto senza sollecitare Ama per la soluzione del problema: “Io non mi sarei bevuta la storia del sabotaggio, la commissione ecomafia già nel 2015 diceva che servivano alcune macchine per non bloccare il ciclo. La linea si ferma per 40mila euro, costano così queste macchine. Può essere possibile?”.
In sostanza per la Muraro non c’è nessun sabotaggio “semmai è in corso quello dei dirigenti di Ama. Mi sono dimessa il 12 dicembre: la mattina feci un sopralluogo e vidi che le macchine erano ferme da luglio. Ora io mi chiedo: si possono nominare ai vertici di Ama gli stessi dirigenti che sono indagati per la gestione di questi impianti? Io ho fatto un passo indietro. O meglio mi hanno tolto di mezzo perché conoscevo la macchina e davo fastidio”.
Ci sono i video dei cittadini girati in via Tovaglieri, ci sono le segnalazioni da Roma Est, dalla Balduina, da Boccea, da Pietralata, da Centocelle, da Tor Tre Teste. C’è soprattutto la consapevolezza che se questa è la situazione in maggio, a luglio, quando i macchinari che ricevono i rifiuti saranno chiusi per manutenzione, peggiorerà. In tutto ciò l’Ama fa quel che può!
Si legge dal Messaggero che oltre a turni straordinari e l’aumento dell’attività degli impianti Tmb, l’Ama (che conta di chiudere l’allarme entro domenica) starebbe incrementando l’invio di rifiuti trattati all’estero: finora partiva un treno alla settimana in direzione Austria, con una capacità di 700 tonnellate. Ora siamo passati a due, con la prospettiva di salire a tre convogli a partire dalla prossima settimana. Un grande sforzo per la municipalizzata, non soltanto sul piano organizzativo: ogni spedizione ferroviaria costa circa 100mila euro all’Ama, che vedrà inevitabilmente triplicarsi questa voce di spesa.
Il problema reale è che il ciclo romano dei rifiuti è un meccanismo talmente fragile che basta un imprevisto per mandarlo in tilt. La Capitale produce infatti ogni giorno oltre 2.700 tonnellate di indifferenziata: materiale che deve entrare negli impianti per trasformarsi in “Cdr”, combustibile da rifiuti che a sua volta produrrà energia negli inceneritori. Quando tutto fila liscio, i quattro impianti della Capitale riescono a trattarne 2.200. Il resto prende la strada di altri comuni e regioni (Frosinone, Aprilia, Aielli in Abruzzo) o addirittura va all’estero (70mila tonnellate all’anno in Austria).
In questo meccanismo delicatissimo basta un imprevisto per bloccare ‘la macchina’ ed è quello che è successo negli impianti di smaltimento del Tmb del Colari durante febbraio e marzo, la raccolta dei rifiuti è andata a rilento perché i cancelli, come nel giugno scorso, hanno cominciato a chiudersi e riaprirsi a comando: così il consorzio ha sperato di ottenere il pagamento che gli spetta per gli accordi con il Comune ma impedito dall’interdittiva. Dopo la conferma del Consiglio di Stato, un’azienda pubblica come Ama non poteva pagare i servizi di Colari e dunque i due impianti di Malagrotta si sono bloccati perché il consorzio non poteva a sua volta pagare stipendi e fornitori. Senza quei due impianti, però, Roma è andata in emergenza (è già in crisi) perché non sa dove trattare 1.200 delle 3.000 tonnellate di indifferenziato prodotte ogni giorno.
Il Consiglio prezioso che diede Daniele Fortini (ex amministratore unico di Ama) alla raggi è stato ignorato, ma sarebbe stata la soluzione e l’unica possibilità di evitare tutto lo scandalo che sta ‘inquinando la Giunta’. Fortini cosigliò la Raggi a giugno scorso di commissariare il Colari e continuare a utilizzare i suoi impianti. Per farlo ha atteso che la Regione verificasse lo stato degli impianti e l’Anac desse il via libera, anche perché la Raggi ha ormai ben presente cosa significa muoversi senza l’ok degli altri enti che sovrintendono alle decisioni: si finisce a doversi giustificare da Pignatone.
Dopo la firma delle carte da parte della Raggi (che si è occupata soprattutto di mettere le spalle al muro senza prima decidere come prevede il suo ruolo) il prefetto è passato al commissariamento del Colari: ma a questo punto tutti gli impianti erano già pieni e si è dovuto procedere allo smaltimento di quanto si trovava lì prima di poter svuotare le strade.  
Da qui l’emergenza rifiuti che ora sarà cavalcato da tutti gli avvoltoi in cerca di notorietà e rilancio. 
Nel frattempo l’Ama ha denunciato un sabotaggio a causa del blocco di un escavatore cingolato per colpa di una tanica di plastica che bloccava il macchinario. E la giunta, con ancora in testa la Montanari, ne ha approfittato per far partire la caccia alle streghe. Forse dimenticando che se un macchinario all’interno di un impianto Ama va in tilt a causa di un atto criminale, il criminale non è troppo lontano.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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