Il punto sulla "Terra dei Fuochi" laziale. Gli arresti eccellenti del comandante "Ultimo" che catturò Riina

11 gennaio 2014, Micaela Del Monte
Le accuse sono di associazione per delinquere, traffico di rifiuti, frode in pubbliche forniture, truffa e falso ideologico. Sette le persone che sono state arrestate dai carabinieri del Noe diretti dal colonnello Sergio De Caprio, anche noto come "Ultimo" (che nel 1993 catturò Totò Riina), e coordinati dal capitano Pietro Rajola Pescarini. 

 Oltre a Manlio Cerroni ( 87 anni, "patron" del consorzio Colari gestore della discarica di Malagrotta, chiusa il 30 settembre 2013), ai domiciliari anche l’ex presidente della RegioneLazio Bruno Landi (anni ‘90), Luca Fegatelli, fino al 2010 a capo della Direzione regionale Energia, Francesco Rando e Piero Giovi, storici collaboratori del patron di Malagrotta, Raniero De Filippis , ex dirigente della Regione Lazio, e Pino Sicignano, direttore della discarica di Albano Laziale.

L'inchiesta andava avanti da 4 anni, era infatti dal 2009 che si lavoravo sullo "smantellamento" della piramide che gestiva il programma di smaltimento (e riciclaggio) dei rifiuti e della discarica stessa. Secondo l’accusa veniva prodotto Cdr (combustibile da rifiuti) in misura inferiore rispetto a quanto veniva poi fatto pagare ai Comuni, con risparmio per l'azienda di Cerroni che spendeva di meno per smaltirlo in discarica. I Comuni pagavano per un servizio che non ricevevano procurando così un vantaggio alla società di Cerroni

Tra i 21 indagati figura anche c'è anche l'ex presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, iscritto per le ipotesi di abuso d'ufficio e falso  in relazione all'emanazione di ordinanza che consentiva al consorzio Coema di avviare "l'attività per la realizzazione dell'impianto di termovalorizzazione di Albano Laziale", ordinanza ritenuta "illegittima in quanto il commissario straordinario aveva cessato i suoi poteri in data 30 giugno 2008 e il presidente della Regione Lazio era pertanto divenuto incompetente" (come si legge nelle nell'ordinanza di custodia cautelare). "Fatti di inaudita gravità anche per le dirette implicazioni sulla politica di gestione dei rifiuti e per le ricadute negative sulla collettività".

Il punto sulla 'Terra dei Fuochi' laziale. Gli arresti eccellenti del comandante 'Ultimo' che catturò Riina
Ha spiegato così il gip Massimo Battistini, nell'ordinanza in cui parla degli episodi legati alla gestione dei rifiuti nel Lazio, a partire almeno dal 2008. Si rischiava (e si rischia ancora) una sorta di "Terra dei Fuochi" romana. Si parla infatti di circa 240 ettari di spazzatura che arrivava dalla Capitale (ma anche da Fiumicino, Ciampino e dalla Città del Vaticano) ed era diventata la "maglia nera" del Paese causando gravi problemi all'ambiente. Il dossier Eurispes evidenzia infatti un danno ambientale non indifferente, dovuto al "dramma da percolato che, penetrato nel suolo, è arrivato sino alla falda, inquinandola".

E il problema si aggrava anche a causa dei 30mila metri cubi di biogas prodotti dagli scarti della città e sulla questione delle colline che, sotto il peso dei rifiuti, ogni anno si abbassano di un metro formando laghetti di acqua piovana.La discarica doveva essere sigillata nel 2004 ma, proroga su proroga da parte del governo, si è arrivati a ottobre dello scorso anno. Il Comune ha versato per ogni chilo di immondizia 0,044 euro, circa 44 milioni di euro all’anno, mentre allo stesso Cerroni si sarebbe "appropriato" di circa un milione di euro l'anno grazie alla truffa legata allo smaltimento della spazzatura nell’impianto di Albano Laziale. I rifiuti venivano infatti portati nella discarica, pesati e poi fatturati con una maggiorazione sul prezzo.

Grazie alla complicità di alcuni funzionari dell’assessorato regionale ai rifiuti, alla società di Cerroni venivano pagate fatture sovradimensionate rispetto alla spazzatura realmente smaltita. "La magistratura deve compiere il proprio lavoro importante nella sua autonomia", mentre "io non posso che esprimere solo la piena soddisfazione per avere chiuso definitivamente la discarica di Malagrotta che rappresentava una ferita aperta nella città". Così il sindaco di Roma, Ignazio Marino, ha commentato l'indagine sui rifiuti della Capitale.
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