Comunali. La sconfitta del centro-destra e tutte le metastasi sparse per il Lazio

11 giugno 2013 ore 10:56, Americo Mascarucci
Comunali. La sconfitta del centro-destra e tutte le metastasi sparse per il Lazio
Le metastasi a destra hanno fatto cadere la storica roccaforte del centrodestra nell'Alto Lazio
. Viterbo è passata nelle mani del centrosinistra. Per la verità evocare la parola sinistra è un po’ eccessivo visto che la nuova maggioranza, pur comprendendo pezzi degli ex Ds e di Sel, è costituita in larga parte da ex democristiani, ex forzisti, ex An, ex finiani. Il neo sindaco del Pd Leonardo Michelini ha potuto contare inoltre al secondo turno sull'appoggio di pezzi consistenti della destra viterbese; il direttore del Futurista Filippo Rossi stretto collaboratore dell'ex ministro Claudio Scajola prima e dell’ex presidente della Camera Gianfranco Fini poi, e l'ex assessore di An Chiara Frontini: quest’ultima in particolare ha voltato le spalle al Pdl e all'ex sindaco Giulio Marini dopo essere stata messa alla porta, pardon fuori dalla giunta comunale, da un rimpasto autunnale resosi necessario per tamponare l’ennesima metastasi a destra. E lei, fedelissima del deputato Fabio Rampelli, è diventata la più accanita concorrente dei Fratelli d’Italia viterbesi. E pensare che Viterbo era la città in cui Giorgio Almirante chiudeva le campagne elettorali del Movimento Sociale Italiano perché, diceva lui, la Città dei Papi portava fortuna. Dal 1994 ad oggi il centrodestra aveva sempre conquistato a pieni voti il Comune con l'altra parte costretta a ripiegare su candidati di bandiera sperando, nella migliore delle ipotesi, di poter accedere almeno al ballottaggio. Ma, anche qui le metastasi a destra hanno consentito ciò che sembrava a tutti impossibile. Le contraddizioni del berlusconismo si sono avvertire molto più che nel resto d'Italia. Il Pdl si è dimostrato in tutta la sua evidenza una amalgama mal riuscita che ha dato luogo a vere e proprie guerre fra bande, pardon correnti politiche, con ricadute negative sull’efficienza e la stabilità delle amministrazioni. Uno spettacolo che ha finito per disgustare i cittadini che hanno premiato altre offerte politiche, o si sono rifugiate nell’astensionismo ormai diventato più che un’eccezione, la regola di ogni elezione. Il miracolo berlusconiano delle ultime elezioni politiche con relativo pareggio, è stato un caso unico e certamente non esportabile nei livelli locali dove non bastano i messaggi cartacei o audio video del Cavaliere a ribaltare situazioni disperate, come la rimonta di 10 punti percentuali in dieci giorni. Quando certe metastasi vengono lasciate crescere a dismisura, si può solo sperare di limitare i danni ma non di recuperare una situazione irrimediabilmente compromessa. Alla destra ridotta a brandelli non è rimasto che piangere: o forse nemmeno quello.
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