Roma, per i migranti al Baobab la sanità è gratis: giorno di visite

11 luglio 2016 ore 19:33, Micaela Del Monte
Oggi, lunedì 11 luglio alle ore 15, i medici volontari dell'Istituto di Medicina Solidale, guidati dal direttore Lucia Ercoli erano presenti al Centro Baobab di Via Cupa, a Roma, per effettuare visite mediche gratuite ai rifugiati presenti nel Centro. Con loro c'erano anche i colleghi dell'unità operativa di salute globale e dermatologia internazionale diretta dal prof. Aldo Morrone dell'Istituto Ifo San Gallicano.

L'intervento è stato realizzato con il camper-ambulanza, messo a disposizione dell'Istituto di Medicina Solidale dall'Elemosineria Apostolica della Santa Sede e dalla direzione di sanità e igiene del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano. Dalla collaborazione fra Medicina Solidale e l'istituto Ifo San Gallicano è nata quindi un'intesa volta a garantire agli immigrati il rilascio dei codici per l'assistenza sanitaria.

Proprio sabato la neo assessore al Sociale Laura Baldassarre aveva incontrato un gruppo di volontari di Baobab Experience e rappresentanti di Medu (Medici per i diritti umani). Presente alla riunione, nella sede del dipartimento capitolino Politiche sociali, anche il presidente del Municipio II Francesca Del Bello. "Ci è stato garantito, nei limiti di quelle che sono le competenze dell'assessore, che il presidio di via Cupa, seppur con tutte le criticità e i problemi, verrà sgomberato quando ci sarà un tetto per i migranti, anche provvisorio", aveva riferito Andrea Costa, uno dei volontari del Baobab.

"Si lavora per un luogo - aggiunge - che sia capace di un'accoglienza degna ai migranti in transito, in maniera strutturale, nei prossimi anni, vista l'entità strutturale del fenomeno". Per Costa "ci si arriva tardi, l'avevamo detto un anno fa, le amministrazioni prima di questa non hanno fatto nulla per risolvere la questione. Speriamo sia la volta buona". E a chi gli chiedeva se il luogo in questione potesse essere l'ex Ittiogenico a Tiburtina, Costa ha replicato: "Potrebbe anche essere quello. Noi abbiamo detto che risponde ad alcuni criteri e canoni di accoglienza dei transitanti, come la vicinanza a stazioni e posti di arrivo e partenze. E crediamo lì si possa costruire un'accoglienza e una solidarietà diversa verso donne, uomini e bambini in fuga da guerra, fame e povertà".

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