"A tavola senza tv": dopo i nonni e i medici lo dice anche Papa Francesco

11 novembre 2015 ore 15:26, Andrea De Angelis
'A tavola senza tv': dopo i nonni e i medici lo dice anche Papa Francesco
Quante volte vi sarà capitato di stare a tavola con persone più anziane di voi registrando la loro indignazione per la scarsa qualità del dialogo? Colpa delle televisione, o degli smartphone. Se ognuno si isola, infatti, il momento conviviale perde la sua essenza. Lo dicono spesso i nonni ai nipoti e anche i genitori (salvo che non siano loro a farlo per primi) ai figli: quando si mangia lo sguardo non deve finire sui monitor. Al massimo sul piatto. 

L'invito oggi è arrivato anche da Papa Francesco. "A tavola si parla, a tavola si ascolta. No al silenzio che non è il silenzio delle monache ma il silenzio dell'egoismo, in cui ognuno ha la sua: la tv, il computer, il telefonino e non parla". Alla convivialità famigliare è stata dedicata la catechesi di Papa Francesco per l'udienza generale in piazza San Pietro. "Il Cristianesimo ha una speciale vocazione alla convivialità -ricorda il Pontefice- che è una qualità caratteristica della vita famigliare".
Il Papa sottolinea che "il simbolo, l'icona della convivialità è la famiglia riunita attorno alla mensa domestica per la condivisione del pasto: è un'esperienza fondamentale". Soprattutto, "la convivialità è un termometro sicuro per misurare la salute dei rapporti famigliari: se in famiglia c'è qualcosa che non va o qualche ferita nascosta, a tavola si capisce subito".

L'appello è stato lanciato più volte anche dai medici, come riportato da nonsprecare.it: “Tra i numerosi comportamenti scorretti – afferma il Dottor Piercarlo Salari, pediatra di consultorio a Milano – molti bambini, quando sono a tavola, sono soliti guardare la televisione oppure armeggiare con lo smartphone”. “Al di là delle regole della buona educazione – prosegue Salari – questa abitudine comporta una distrazione dal cibo con una duplice implicazione: il bambino, non assaporandoli, non trae gratificazione dagli alimenti per appagare il senso di fame; in secondo luogo finisce per perdere la nozione di cosa e quanto sta assumendo, per cui l’atto di mangiare si trasforma in una sorta di automatismo del tutto passivo”.
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