Tribunale di Roma, Facebook la nuova “gogna” social? Il debitore può essere denunciato...

11 ottobre 2015, Luca Lippi
Tribunale di Roma, Facebook la nuova “gogna” social? Il debitore può essere denunciato...
Pubblica gogna per chi non paga i propri debiti: il creditore può pubblicamente “denunciare” i propri debitori scrivendo i nomi e gli importi non pagati in un post su Facebook. 

Il Tribunale di Roma si è espresso recentemente su una questione dibattuta (già al secondo grado che ha confermato il provvedimento emesso in primo grado) riguardo il post con cui un imprenditore ha accusato un cliente di non averlo pagato, pubblicato sul profilo del creditore. 

Il Tribunale di Roma si è espresso in favore dell’imprenditore in quanto il suo post costituisce esercizio di un legittimo diritto di critica e non è diffamatorio perché rispetta i requisiti di verità, pertinenza e continenza, i tre presupposti, cioè, entro i quali è possibile anche riportare fatti contrari alla reputazione delle persone senza cadere nell’illecito penale.

In realtà è stato esercitato il diritto di critica perché il post pubblicato sul social network risulta fondato su fatti veri e dunque coperto dal diritto alla libera manifestazione del pensiero garantita dalla Costituzione (art.21).

C’è un precedente? sì e non si accordano con la sentenza del Tribunale di RomaGiacché Facebook sarebbe una “bacheca”, un precedente è rintracciabile in una sentenza della Cassazione (sent. n. 39986/2014). La sentenza trattava il caso di un’affissione condominiale; la comunicazione conteneva nominativi di condomini morosi affissa al portone condominiale.

Anche in presenza di un effettiva morosità degli stessi condomini questa costituiva una condotta diffamante, non sussistendo alcun interesse da parte di terzi (non condomini transitanti dal portone) alla conoscenza di quei fatti, anche se veri. Quindi l’affissione in “una bacheca” pubblica anche se a uso privato sembrerebbe non condivisibile.

Per trovare un precedente assai più simile a quello dibattuto nel Tribunale di Roma (sempre di parere contrario al Tribunale di Roma) dobbiamo guardare il dispositivo della Cassazione (sent. n. 1269/2015.) dove un uomo è stato ritenuto colpevole per avere caricato su YouTube in una rubrica denominata “Facce da schiaffi” il nome di un suo debitore reo di non avergli saldato una fattura.


autore / Luca Lippi
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