Roma, giovedì 14 aprile Maria Grazia Bottai presenta il libro "Giuseppe Bottai, mio padre"

12 aprile 2016 ore 17:45, Andrea De Angelis
Sarà presentato a Roma giovedì 14 aprile il libro "Giuseppe Bottai, mio padre. Una biografia politica e privata", scritto da Maria Grazia Bottai, figlia dello stesso Giuseppe. 

Presso la Sala Dante Alighieri (piazza di Firenze 27) si terrà questa presentazione-dibattito che avrà inizio alle ore 18. Saranno presenti come relatori Francesco Rutelli, presidente dell'Associazione Priorità Cultura, Giuseppe Parlato, docente di Storia contemporanea, Alessandro Masi, segretario generale Dante Alighieri. Ad introdurre l'incontro sarà Fabrizio Di Stefano, parlamentare forzista. Modera Fabio Torriero, direttore di IntelligoNews. 
L'evento, a ingresso libero, è organizzato dalla Fondazione Cantiere Italia

Roma, giovedì 14 aprile Maria Grazia Bottai presenta il libro 'Giuseppe Bottai, mio padre'
Giuseppe Bottai, lo ricordiamo, nasce a Roma nel 1895
. Nel 1919, al termine del conflitto, Bottai, già attivo nel movimento futurista nonostante la sua giovanissima età, incontra Benito Mussolini e collabora alla fondazione dei Fasci italiani di combattimento di Roma. Nel 1921 dopo la laurea in Giurisprudenza, dirige la redazione romana de Il Popolo d'Italia.
Con Ulisse Igliori e Gino Calza-Bini, è uno dei capi dello squadrismo romano: peraltro, è tra i pochissimi fascisti di primo piano che nell'estate del 1921 si pronunciano a favore del "patto di pacificazione" stipulato da Mussolini con i socialisti e destinato a divenire di lì a poco lettera morta proprio per l'opposizione della compagine intransigente delle squadre d'azione.
Il 28 ottobre 1922 partecipa alla marcia su Roma. L'anno dopo fonda la rivista quindicinale Critica fascista. Nel 1921 è eletto, nelle file del Partito Nazionale Fascista, alla Camera dei Deputati, da cui decade nel 1922 a causa della troppo giovane età. Rieletto nel 1924, siede ininterrottamente alla Camera (dal 1939 Camera dei Fasci e delle Corporazioni) fino al 1943. Fonda e dirige anche Il Primato, che si distinguerà per l'identificazione (mascherata) tra polemica letteraria e politica anti-regime. 
Numerosi gli incarichi ricoperti. Dal 1926 al 1929 è sottosegretario al Ministero delle Corporazioni, di cui assume la titolarità nel 1929, subentrando allo stesso Mussolini e restando ministro fino al 1932. In questo periodo emana la Carta del Lavoro e ottiene la cattedra di diritto corporativo all'Università La Sapienza di Roma. Nel 1932 Mussolini decide di estromettere Bottai dalla carica di ministro delle Corporazioni. Dal 1932 al 1935 assume quindi la presidenza dell'Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale. Dal 1935 è governatore di Roma, e nel maggio del 1936 è, per poco meno di un mese, anche governatore di Addis Abeba. Al rientro in Italia viene nominato ministro dell'Educazione Nazionale, incarico che lascerà nel febbraio del 1943.

Roma, giovedì 14 aprile Maria Grazia Bottai presenta il libro 'Giuseppe Bottai, mio padre'
Il 25 luglio del 1943 è tra i firmatari dell' "Ordine Grandi"
con il quale si decreta la fine del fascismo e il conseguente arresto di Benito Mussolini. Entra quindi in clandestinità e, ormai uomo scomodo (traditore per i fascisti, fascista per gli antifascisti) nel 1944 aderisce alla Legione straniera. 
Nel 1947 viene amnistiato per le imputazioni post-belliche connesse alla partecipazione avuta nella costituzione del regime fascista e che gli erano costate una condanna all'ergastolo, mentre la condanna a morte di Verona era divenuta ovviamente nulla con la dissoluzione della Repubblica Sociale Italiana.
Tornato in Italia, nel 1953 fonda la rivista di critica politica ABC, di cui sarà direttore fino alla morte. Non aderisce al Movimento Sociale, considerandolo un retaggio del becerume littorio. Per un certo periodo, dirige dietro le quinte Il Popolo di Roma, un quotidiano finanziato da Vittorio Cini per fiancheggiare il centrismo. Muore a Roma il 9 gennaio 1959. Ai suoi funerali a Roma sarà presente, tra le numerose autorità, il ministro della Pubblica Istruzione, allora in carica, Aldo Moro, amico di famiglia poiché suo padre, Renato, era stato tra i collaboratori di Bottai al ministero.
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