Pontecorvo (Comunità Ebraica Roma): "Come viviamo a Parigi e due parole sulla presenza di Abu Mazen in marcia"

12 gennaio 2015, Micaela Del Monte
Pontecorvo (Comunità Ebraica Roma): 'Come viviamo a Parigi e due parole sulla presenza di Abu Mazen in marcia'
Quello che è accaduto a Parigi non è una novità per gli ebrei francesi, ma solo la punta dell'iceberg. Per parlare di questo IntelligoNews ha contattato nuovamente Gianluca Pontecorvo, esponente della Comunità Ebraica di Roma e co-fondatore di Progetto Dreyfus. Con lui abbiamo parlato di come vivono oggi gli ebrei parigini e francesi e dei segnali di violenza che c'erano già stati nel corso degli ultimi anni e degli ultimi mesi. Per capire se la convivenza è possibile.


Nell'ultima intervista ci aveva detto che solo l'obiettivo era cambiato, ma a Parigi gli attacchi hanno coinvolto poi anche l'ebraismo. È sorpreso di ciò che è accaduto?


«A Parigi non è la prima volta, soprattutto negli ultimi mesi, che la Comunità Ebraica viene colpita. Nel 2006 ci fu infatti il rapimento e la barbara uccisione di Ilan Halimi (giovane ebreo francese di origine marocchina), pochi mesi fa vennero lanciate delle molotov contro una sinagoga e molte manifestazioni vennero fatte al grido di "Palestina libera" e alcuni colpi d'arma da fuoco vennero sparati contro le istituzioni ebraiche. Quindi quello che è successo la scorsa settimana è soltanto l'apice di quello che c'è stato fino ad oggi. Il tipo di terrorismo che ci troviamo ad affrontare oggi è quello che non fa più ostaggi e mira soprattutto ai bambini».

Come vivono oggi gli ebrei in Francia e in particolare a Parigi?

«Purtroppo la situazione a Parigi continua a rimanere molto confusa. Anche le Forze dell'Ordine e i servizi di intelligence non hanno ancora molto chiara la situazione, anche quello che è accaduto è causa di alcune falle nel sistema di sicurezza. La Comunità Ebraica francese vive praticamente ormai sotto assedio e infatti questo sabato la Sinagoga è rimasta chiusa per la prima volta dalla Seconda Guerra Mondiale e questo ci dà la dimensione di quanto grave sia la situazione. Non è un caso quindi che nell'ultimo periodo migliaia di francesi abbiano abbandonato la propria Nazione alla volta di Israele per evitare un fenomeno che va avanti da molto tempo e che non si limita a quello che è avvenuto nei giorni scorsi. La migliore risposta che la Comunità francese possa dare è, come abbiamo fatto qui a Roma, quella di continuare a vivere la propria vita ebraica».

Come rispondi a quello che è successo nel supermercato Kosher e a quello che stava per accadere all'asilo?

«Non c'è una vera e propria risposta a quanto accaduto, sarebbe bello poter parlare di dialogo e di integrazione con quella che è la Comunità Musulmana moderata. Purtroppo tutti fanno appello a quest'ala moderata, ad una sua esposizione e ad un suo distacco dagli attentati e dagli attentatori, però ci ritroviamo davanti ad una popolazione francese completamente spaccata dove la Comunità Musulmana ha dimensioni enormi e ci sono possibilità di infiltrazioni di estremisti, credo dunque sia compito di questi "moderati" riuscire a trovare una risposta a quello che è accaduto».

Netanyahu alla marcia di Parigi, che significato ha?

«La sua presenza dimostra ancora una volta il fatto che gli ebrei, ovunque essi siano, non sono mai da soli e che Israele, come lui stesso ha detto e twittato, è la loro casa. Quello che mi sorprende in tutto questo è la presenza di Abu Mazen in quanto lui non si è mai nascosto, riguardo al conflitto israelo-palestinese, nel sostenere i terroristi. Trovo quindi inappropriata la sua marcia insieme chi invece tenta di combatterli».
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