La notte più lunga di Marino al Campidoglio

12 novembre 2014 ore 10:38, intelligo
Ore difficili per il sindaco di Roma. Il cosiddetto Ztl-gate rischia infatti di rivelarsi fatale per l'amministrazione capitolina e tra le poltrone a rischio a fare più scalpore è quella del primo cittadino.  

La notte più lunga di Marino al Campidoglio

  A sollevare la questione lo scorso 6 novembre fu il senatore Ncd Andrea Augello che depositò un’interrogazione parlamentare al ministro Alfano sulle multe prese dalla Panda di Ignazio Marino. “Risulta, infatti – mette a verbale Augello nel testo dell’interrogazione – che il sindaco, con la sua Panda, abbia preso otto multe ai varchi elettronici della Ztl perché, per due mesi, il suo permesso non era valido. Il periodo temporale va dal 23 giugno al 21 agosto 2014, quello che passa tra la scadenza del vecchio contrassegno e l’inizio di validità del nuovo. Infrazioni, codice alla mano, da 80 euro ciascuna, per un totale di 640 eurocomplessivi, più notifiche e interessi”. La risposta di Marino arrivò dopo 48 ore. "Come ho già detto non esiste nessuna pendenza e nessun ricorso da parte mia nei confronti di Roma Capitale. Il dato grave che ho appena denunciato ai carabinieri è la sparizione del permesso a circolare nel periodo tra giugno e agosto". Lo si legge nel comunicato del Campidoglio sul caso delle presunte multe alla macchina del sindaco che non sarebbero state notificate e quindi cancellate. "Qualcuno in queste ore è entrato con dolo nel sistema per manipolare i miei dati e creare un danno alla mia credibilità - dice Marino -. Un reato grave, previsto dall'articolo 615 ter del codice penale punibile con la reclusione sino a 8 anni. Queste cose accadono per avvelenare il clima in città. Per quanto mi riguarda vado avanti senza farmi toccare da questi atti criminali. Conto sulle mie idee e non mi faccio spaventare dalle calunnie. E' ora di capire che è in corso una battaglia profonda di cambiamento - conclude il sindaco -. Non intendo fermarmi davanti alle intimidazioni e so di avere al mio fianco le tante persone oneste che hanno a cuore il futuro di Roma". Per il Campidoglio, dunque, saremmo dinanzi a un piano studiato a tavolino per delegittimare il primo cittadino di Roma. Una denuncia che arriva alla procura di Roma, e che induce il capo pm Giuseppe Pignatone ad aprire un fascicolo contro ignoti per “accesso abusivo a un sistema informatico”. Ieri, però, la clamorosa evoluzione. Il senatore Andrea Augello, lo stesso che ha presentato l’interrogazione parlamentare, in conferenza stampa ha denunciato che non esiste “nessun dossier informatico” e non esiste nessun hacker che abbia violato i sistemi informatici del comune per far sparire il suo permesso di accesso alla Zona Traffico Limitato. Ma, rincara Augello: “Si è trattato di un colossale sbaglio, di un’ingenuità crediamo dolosa e per questo, per il ridicolo di cui il sindaco ha coperto Roma, gli diamo 48 ore per dimettersi".  

La notte più lunga di Marino al Campidoglio

P oche ore dopo in Campidoglio è stato convocato un vertice di maggioranza. Secondo indiscrezioni la poltrona più a rischio sarebbe quella del capo gabinetto Luigi Fucito, ma non c'è chiarezza nelle informazioni.

"È del tutto evidente che il sindaco di Roma è bersaglio di un attacco politico a fronte di una mera dimenticanza amministrativa degli uffici competenti, nel processo di rinnovo del permesso di accesso allo Ztl. I capigruppo e il coordinatore di maggioranza, respingono con forza e decisione il tentativo della destra di sminuire il nuovo corso impresso dal sindaco all'insegna della trasparenza e della difesa degli interessi di Roma e dei romani. Saranno le autorità competenti ad accertare ogni eventuale responsabilità su quanto accaduto" hanno scritto ieri sera, in una nota congiunta, i capigruppo di maggioranza in Campidoglio, Massimo Caprari (Centro Democratico), Luca Giansanti (Lista Civica Marino), Gianluca Peciola (Sinistra Ecologia Libertà), Giulia Tempesta (Partito Democratico) insieme a Mirko Coratti e al coordinatore della maggioranza Fabrizio Panecaldo. Intanto Il Fatto Quotidiano ha riportato che, al termine del vertice, lo stesso Panecaldo si sarebbe lasciato scappare che “se avessimo fatto queste riunione cinque giorni fa non sarebbe successo nulla, oggi abbiamo preso atto della verità: c’è stato un errore amministrativo nel non chiedere il rinnovo del permesso su cui si è montato un caso”.

Intanto domani c'è la mozione di sfiducia, ma c'è chi dice che si sfiducerà prima da solo (Europa Quotidiano parla di voci di dimissioni). Chissà come finirà questa vicenda.

autore / intelligo
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