M5S, Di Maio di "male in Marra": le ombre sull'sms a Raggi

14 febbraio 2017 ore 15:52, Americo Mascarucci
Luigi di Maio voleva cacciare Raffaele Marra. Anzi no, lo proteggeva. Sul vicepresidente della Camera, esponente di punta del Movimento 5Stelle, in queste ore si sono riaccesi i riflettori dopo che tre quotidiani hanno pubblicato i contenuti di una chat fra lui e il sindaco di Roma Virginia Raggi in cui si parlerebbe di Marra, l'ex dirigente del Campidoglio arrestato per corruzione.
Di Maio domenica scorsa, ospite di Lucia Annunziasta a In Mezz'ora, aveva riferito che lui Marra voleva cacciarlo e aveva invitato la Raggi a farlo ma senza successo.
Oggi invece secondo quanto apparso sui giornali risulterebbe il contrario, stando almeno ai contenuti di alcuni messaggi chat fra lo stesso Di Maio e la sindaca che sarebbero stati estrapolati dallo smartphone di Marra sequestrato dagli inquirenti.
Il 6 luglio il vicepresidente della Camera avrebbe incontrato Marra manifestandogli la contrarietà del Movimento circa la sua nomina a vice capo di gabinetto. Stando però ai contenuti degli sms risulterebbe il contrario.
Di Maio ha poi accusato i giornali di aver tagliato gli sms incriminati, non evidenziando invece un'altra parte in cui farebbe presente alla Raggi che su Marra è bene stare attenti e attendere che si faccia piena luce suil suo operato.

Il giallo degli sms
Il 10 agosto di fronte alle polemiche dei grillini più ortodossi (leggi Roberta Lombardi) contro l'ascesa al vertice di Marra, la Raggi si rivolge a Di Maio il quale le avrebbe inviato questo sms:"Quanto alle ragioni di Marra, lui non si senta umiliato. E' un servitore dello Stato. Sui miei, il Movimento fa accertamenti ogni mese. L'importante è non trovare nulla". Il che non significherebbe proprio volerlo cacciare. Sms che la Raggi avrebbe provveduto ad inoltrare a Marra per tranquillizzarlo.
M5S, Di Maio di 'male in Marra': le ombre sull'sms a Raggi
Anche perché lo stesso Marra poco prima aveva a sua volta scritto alla Raggi: "Vorrei anche ricordarti che ho manifestato la mia disponibilità a riprendere l'aspettativa sin dal giorno in cui ho incontrato il vice presidente Di Maio a cui manifestai la mia disponibilità a presentare l'istanza qualora non fossi stato in grado di convincerlo, carte alla mano, sulla mia assoluta correttezza morale e professionale. L'incontro, come sai, andò molto bene, tanto che lui mi disse di farmi dare da te i suoi numeri personali. Cosa che per correttezza non ho mai fatto. Pensavo che quell'incontro potesse rappresentare un punto di svolta. Evidentemente mi sbagliavo".  
Insomma come stanno davvero le cose? 

La difesa di Grillo e Di Battista
Il Movimento 5Stelle fa quadrato intorno a Di Maio.
Scende in campo direttamente Beppe Grillo che sul blog attacca: "Oggi quattro giornalisti differenti su tre giornali diversi riportano la stessa fake news su Luigi Di Maio. La faccenda è di una gravità inaudita perché quello che hanno scritto è falso, fuorviante e non verificato. Luigi Di Maio sta preparando richieste di risarcimento danni per centinaia di migliaia di euro", si legge nel post dal titolo: "Giornalismo killer, la misura è colma".
Va giù duro anche Alessandro Di Battista:
"Questa scarsissima professionalità pregiudica il lavoro di tanti bravi giornalisti, molti da 1000 euro al mese, e quando perde di credibilità la categoria dei giornalisti - attacca il deputato M5S - è un problema per la democrazia. Lo ripeto ancora una volta, se il 10% di questa attenzione morbosa, a volte ossessiva, l'avessero dedicata anche alle proposte del M5S, su tutte il reddito di cittadinanza, probabilmente questo Paese sarebbe più giusto".
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