Roma Tuscolano: automobilista aggredisce pedone, l’umanità in coma per futili motivi

14 marzo 2016 ore 14:06, Luca Lippi
C’è una vena di follia che percorre lo stato d’animo delle persone? In linea di massima no, per fortuna, tuttavia accadono cose che non hanno alcun senso.
La cronaca ci consegna la notizia che a Roma un pedone secondo il cronista, avrebbe corso il rischio di essere stato investito e per questo avrebbe insolentito il conducente dell’auto più per lo spavento. 
Può accadere e può accadere che lo spavento per il rischio corso provochi delle reazioni sopra le righe ma che in linea di massima rimangono nel recinto dell’accettabile. Purtroppo nel caso in cronaca, sempre secondo il cronista, pare che il conducente dell’auto oltre avere provocato lo spavento al pedone, sentendosi ricoperto di presunte insolenze sarebbe sceso dall’auto e avrebbe colpito il malcapitato fino a provocargli un ematoma cerebrale facendolo finire in coma.

Roma Tuscolano: automobilista aggredisce pedone, l’umanità in coma per futili motivi
La vittima è un cittadino del Bangladesh di 37 anni, il presunto aggressore un giovane italiano di 25 anni e il fatto si è consumato a Roma nel quartiere Tuscolano.
Le considerazioni sarebbero tante, ovviamente dopo essere colti da costernazione perché è assurdo accettare il fatto che una persona spaventata non può neanche fare rimostranze senza correre il rischio di finire in coma in un ospedale, è quello che è successo al pedone in questione attualmente ricoverato al Vannini in coma e quindi in condizioni gravissime.
L’aggressore è stato fortunatamente raggiunto dalle forze dell’ordine e arrestato con l’accusa di tentato omicidio, anche se l’omissione di soccorso sarebbe sufficiente per buttare la chiave (sempre se la dinamica fosse confermata dagli inquirenti).

Ormai siamo allo sbando, è una aberrazione mentale di una generazione che non trova la strada o fatichi a trovarne una “normale"nella manifestazione della propria personalità. C’è molta confusione sul problema della violenza, anche se le pagine di cronaca nera sono sempre state funestate di notizie, tuttavia i futili motivi sono sempre più all’onore di cerata cronaca.
Osservare la situazione con obiettiva freddezza. Ma è necessario per capire come il problema si sta evolvendo e perciò come può essere più efficacemente affrontato. Nei dati statistici la violenza in senso generale è in diminuzione, e la tendenza è a diminuire ulteriormente
Ovviamente sarebbe sciocca qualsiasi illusione “ottimistica”. C’è ancora troppa orribile violenza per poterci permettere qualsiasi forma di ipocrita rassegnazione o colpevole tolleranza. Ma se riusciamo a capire, con metodo e chiarezza, che non è “nella natura umana” alcuna inevitabile continuità o peggioramento, possiamo definire le premesse necessarie per estirpare, almeno in parte, le radici del male. Che gli omicidi siano drasticamente diminuiti è un dato di fatto, ormai siamo a numeri esiziali, ma è da miopi o sciocchi ridurre a normalità certa violenza solo basandoci sul numero degli omicidi. È squallido e solo sociologicamente (in parte) di interesse, nei fatti però quello che preoccupa è la “crisi” e le condizioni di disagio di cui troppi stanno soffrendo e che altrettanto squallidamente giustificherebbero una sorta di tolleranza insensata e anche fine a se stessa (strumentalizzata).
Non ha senso dire o pensare che siamo “più buoni” o “più cattivi”. Quello che cambia (nel bene e nel male) è il mondo in cui viviamo, e la determinazione di un certo scadimento di valori riviene da due fondamentali aberrazioni, una è la totale incertezza della pena, in Romania si vive splendidamente ed è assurdo pensarlo se dovessimo limitare l’attenzione al comportamento di certe persone nel suolo italico, ma è più preoccupante la percezione che soprattutto le schiere di giovani italiani, ormai annoiate dal fatto di non potersi conquistare niente perché dispongono già di tutto, cercano l’emozione della conquista nell’illegalità, spesso adrenalinica anziché finalizzata.
Un pastore si occupa di governare il bestiame evitando forme di violenza fra loro all’interno del recinto, questo purtroppo è visto come un applicazione arcaica della presenza dello stato nella convivenza civile e invece è nella natura delle cose. Uno stato assente che si accontenta della diminuzione degli omicidi (spesso consumati fra criminali) è uno stato cieco che commette l’errore degli errori, oltre non controllare, fare niente per mettere al di sopra di tutto le qualità e le risorse che, non a caso, si chiamano “umane”. Va bene anche il concetto di empatia, o solidarietà, o condivisione, o partecipazione, ma se capisse e facesse capire al “gregge” il senso più profondo della parola umanità non avremmo bisogno di altre definizioni.

autore / Luca Lippi
Luca Lippi
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