Se Sordi era l'ottavo re di Roma, Garrone è il miglior bauscia milanese - VIDEO

15 marzo 2016 ore 12:08, Andrea De Angelis
"È morto San Pietro". Sentirlo dire ieri nelle strade di una Roma che sta per entrare nel cuore del Giubileo della Misericordia faceva un certo effetto. Sì, quel ruolo di San Pietro in una nota pubblicità televisiva lo ha reso celebre anche a chi non è proprio un appassionato di cinema. Eppure Riccardo Garrone, 60 anni di carriera alle spalle con oltre duecento film, era molto, molto di più.

Formatosi all’accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico inizia davvero a lavorare nel cinema negli anni ‘50 come comparsa poi guadagnando sempre più terreno. È una gavetta con una media di 5 film l’anno, quasi sempre commedie di buon successo, con l’eccezione della partecipazione a Il ferroviere di Pietro Germi. Gli anni ‘50 lo vedono in mille sfumature dello stesso ruolo, o il bravo ragazzo il truffatore con la faccia da bravo ragazzo. Sarà negli anni ‘60 che il ventaglio delle sue possibilità si aprirà a dismisura, vedi la partecipazione a La dolce vita. In un cinema che racconta l’Italia e gli italiani senza mai indugiare nel buonismo ma rappresentando un paese di truffatori e gente che tira a campare, Garrone con il suo portamento elegante e la sua faccia per bene è l’ipocrita perfetto. Oscilla tra i poveracci con ambizione all’amico del protagonista, fino al fratello maggiore. Ogni volta è memorabile perché ha la caratteristica dei grandi attori: incidere con pochissime battute. Roba da pochi, sia chiaro. Al punto da essere paragonato a Nino Manfredi, mostro sacro del cinema italiano.

Garrone diventa presto il borghese, il nobile, il funzionario, il capo, il boss, il generale, diventa la figura di potere all’italiana, falsa e cortese. Con un aspetto che suggerisce riverenza è il patriarca per antonomasia, il grande vecchio che blocca tutto, che raccomanda e perpetua il sistema. Sia che reciti accanto ad Alberto Sordi, sia che stia con Dustin Hoffman o con Johnny Dorelli o ancora con Ugo Tognazzi in Il fischio al naso, Garrone mette in scena sempre quell’atteggiamento che il cinema italiano sapeva ritrarre così bene che consisteva nelle mille sfumature del perbenismo nostrano.
La sua popolarità è tornata a crescere con gli spot pubblicitari Lavazza nel ruolo di san Pietro, interpretato con Tullio Solenghi, Paolo Bonolis e Luca Laurenti. Nel 1998 interpreta il ruolo di Nicola Solari nella serie televisiva Un medico in famiglia. Tornerà ad indossare i panni di Nicola Solari nel 2004, nella quarta stagione di «Un medico in famiglia», ma prenderà parte solo a due episodi. Nel 1990 lavora al Teatro Sistina interpretando la commedia musicale Aggiungi un posto a tavola nella parte della voce di Dio. Dal 1995 poi l’interpretazione di diverse campagne pubblicitarie per la Lavazza nel ruolo di San Pietro fino a quando nel 2014, data l'età avanzata, si ritira dall'attività. 

Se Sordi era l'ottavo re di Roma, Garrone può essere definito il bauscia milanese. Quello che meglio di ogni altro sapeva vestire i panni del bauscia milanese negli anni '80, come nella celebre frase (vero e proprio cult) in Vacanze di Natale...




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