Le #parolechiave della settimana

16 marzo 2013 ore 10:50, Paolo Pivetti
Le #parolechiave della settimana
Buonasera. Ecco la parola della settimana. Anzi, citando per esteso, “Fratelli e sorelle... buonasera.” Dove quei puntini sospensivi non indicano esitazione, ma una sapiente pausa per far assumere al corso tumultuoso degli eventi l’andamento rasserenante e rassicurante della calma. Non timidezza, non imbarazzo. Così si è presentato il nuovo erede di Pietro. E in quel buonasera così inappropriato alla solennità del momento c’è la forza rivoluzionaria di uno che si è dato il nome di Francesco; si è denudato di paramenti lussuosi adatti all’occasione, indossando soltanto il colore bianco della sua veste; con quel fisico che non ha la prestanza scenica del grande comunicatore ma comunica davvero. Possiamo esser certi che dalla maestosa loggia vorrà scendere in strada a dare un senso esistenziale, non formale, a quel “fratelli e sorelle” d’esordio. Ha completato il concetto il giorno successivo nell’omelia ai Cardinali elettori: alla Chiesa il compito di camminare, edificare, confessare Gesù Cristo per non essere soltanto una ong pietosa. Ma confessare Gesù Cristo con la croce: se no si confessa la mondanità del diavolo. Quanto del futuro della Chiesa è racchiuso in queste parole! Qualche genio, intervistato alla radio quando si era ancora in attesa della fumata, aveva detto:«Ci vorrebbe un Grillo in questo Conclave». Ve lo immaginate il risultato? “Fratelli e sorelle... vaffanculo!” L’ipotesi grottesca, seppur buttata lì per scherzo, fa percepire in un brivido di orrore l’abisso che c’è tra due mondi: quello della rissa perenne, inconcludente, truffaldina e truffatrice; e quello della ricerca onesta del giusto, del cammino verso il bene, dell’umile calma che, al contrario delle urla in altre piazze, chiede:«Facciamo silenzio». Un’altra delle parole chiave della settimana è la non parola: si chiama silenzio. Il primo tributo che questo re appena incoronato chiede a tutto il suo popolo radunato a festeggiarlo è una merce rara e preziosa, forse la più preziosa e rara e introvabile che oggi si possa chiedere: il silenzio. E dentro al silenzio, la preghiera. E anche qui, non una citazione formale, un generico quanto retorico appello moralistico, ma una richiesta concreta, delimitata e inequivocabile: «In questo momento, adesso, pregate per me nel silenzio». E l’immenso silenzio che si è levato tangibile dalla piazza del Bernini e ha abbracciato il nuovo Papa si è fatto grandiosa, indimenticabile, storica risposta per invocare da Dio la benedizione sul nuovo Pontefice, cui il cammino da intraprendere si preannuncia lungo, faticoso, irto di difficoltà e clamori, di “guerre e rumori di guerre”. E potrà attingere forza proprio da qui, da questa preghiera silenziosa. Che può già aver cambiato il corso della Storia.
autore / Paolo Pivetti
Paolo Pivetti
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