16 ottobre il "sabato nero", Gianluca Pontecorvo (Dreyfus): "Oggi come ieri è caccia all'ebreo"

16 ottobre 2015, Micaela Del Monte
Il 16 ottobre di 72 anni fa, più di un migliaio di ebrei romani vennero deportati per poi essere uccisi nei campi di sterminio nazisti. Oggi è giusto ricordare quel giorno e per farlo IntelligoNews ha contattato Gianluca Pontecorvo, giovane ebreo romano e cofondatore di Progetto Dreyfus.

Perché è importante continuare a ricordare questo giorno?

«Perché oggi i testimoni della memoria stanno piano piano scomparendo a causa della loro età, il tempo ovviamente affievolisce quelli che sono i ricordi storici di quello che avvenne. Quello che noi facciamo, e che dobbiamo continuare a fare, è prendere il loro testimone e portare avanti il ricordo di questa tragedia che ha colpito non solo quelli che erano membri della comunità ebraica ma anche cittadini italiani».

16 ottobre il 'sabato nero', Gianluca Pontecorvo (Dreyfus): 'Oggi come ieri è caccia all'ebreo'
In questo momento è ancora più importante? 

«L'importanza della memoria ci viene manifestata ogni giorno ancora oggi e quello che sta accadendo in Israele ne è un esempio lampante. C'è una vera e propria caccia all'ebreo, così come fu negli anni della Shoà, perché vengono colpiti i civili e non è una lotta contro i soldati o contro quella che i palestinesi definiscono "occupazione". È una lotta contro i civili ebrei israeliani. Il problema di fondo in questo caso è che la leadership palestinese, soprattutto nella figura di Abu Mazen, si macchia del vergognoso crimine di alimentare questi gesti attraverso bugie. Un esempio è il caso del giovane terrorista di 13 anni Ahmed dichiarato morto dal Presidente palestinese Mahmout Abbas e che invece è vivo e riceve ogni giorno le cure di un ospedale israeliano. Ed è proprio questa diffusione di bugie che incitano all'odio e alimenta quello che è il risentimento anti-ebraico. C'è un collegamento tra il 16 ottobre e quello che sta accadendo in Israele ed è la volontà di annientare l'ebreo ovunque esso sia e questo noi non possiamo di certo accettarlo. È proprio per questo che ogni giorno noi di Progetto Dreyfus lottiamo per riportare un po' di luce e di verità in questo buio».

Come avete deciso di commemorare il 72° anniversario di quel "sabato nero"?

«Per ricordare la giornata di oggi, come ogni anno, ci siamo ritrovati per le vie del quartiere ebraico. Qui tutti insieme abbiamo elencato i nomi di chi, per mano delle SS e dell'occupazione nazista, ha perso la vita. I nomi ricordati non sono stati soltanto quelli di coloro che hanno perso la vita in seguito alla deportazione nei campi di concentramento, ma anche quelli di coloro che sono morti alle Fosse Ardeatine. All'incontro hanno partecipato i sopravvissuti ancora in vita, ma anche le famiglie di quelli che oggi purtroppo non ci sono più. Erano tutti cittadini italiani della comunità ebraica che sono stati deportati e poi chiusi nelle camere a gas dove hanno trovato poi la morte. Per ricordare tutti ci sono voluti ben 65 minuti per elencare tutti i nomi delle persone uccise. E questo non fa altro che sottolineare la gravità di quello che accadde quel 16 ottobre del '43»

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